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CRONACA

Lelapo, simbolo del riscatto dal Covid

La storia dell’ineffabile cane, sopravvissuto alle fucilate, a Forio, impazza sul web

Ha fatto il giro dei principali siti internet, pure internazionali, suscitando scalpore ed indignazione, la struggente vicenda – rilanciata da “Il Golfo” – del vivacissimo bracco, picchiato e preso a fucilate, nelle colline di Forio, dall’anonimo mezzadro di un fondo privato, ove l’animale avrebbe sconfinato, ma sopravvissuto grazie ai soccorsi immediati dei volontari della “P.A.S. Pronatura” (Pan Assoverdi Salvanatura) e del veterinario Alessandro Impagliazzo.

Scorrendo gli archivi, gli ambientalisti hanno scoperto che non è la prima volta che si registrano episodi del genere a Forio. Nel luglio 2019, un cane da ferma di grossa taglia – colpevole di essersi addentrato in un terreno attiguo alla propria cuccia, ove un contadino deteneva un pollaio – fu colpito (dallo stesso colono, titolare dell’allevamento avicolo) con un tizzone rovente e gli fu rovesciato addosso dell’acido muriatico, malgrado le scuse dei proprietari dello spinone e l’impegno a risarcire i danni!

Ma, tornando all’attualità (sul web la notizia ha destato grande curiosità!) perché i soccorritori del graioide scampato, per miracolo, ad una morte orrenda a Santa Maria del Monte – che ora versa in discrete condizioni, dopo una complessa operazione chirurgica – lo hanno ribattezzato Lelapo, “duro come la breccia” (non era questo il suo nome originario) e perché un cane devoto si definisce “fido”?

Nella mitologia classica, Lelapo (vento nella tempesta) era il bellissimo e veloce “guardiano” che la madre Rea pose a protezione di Zeus. Il Capo degli Dei offrì poi il portentoso “caudato” al figlio Minosse, che lo regalò alla leggiadra Procri – moglie del Re della Focide – di cui si era invaghito. Costei, riconciliatasi con Cefalo, dopo una notte d’amore, cedette il segugio proprio al marito, suscitando le ire di Artemide.

Un giorno la giovane fedifraga si recò a caccia, ma Cefalo scambiandola per una fiera, mentre era seminascosta nella boscaglia, la trafisse con un dardo, uccidendola. Giove, stufo di vedere il suo dono, strumentalizzato come merce di scambio, per schermaglie amorose, alle fine trasformò il quadrupede in una roccia, ad imperitura difesa dell’Olimpo.

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“L’emergenza covid, in questo frangente – dice Rino Romano della “P.A.S.” – conferisce ad una storiaccia di ordinaria violenza significati particolari. Da Lelapo arriva un chiaro monito: con la forza, la determinazione, il coraggio, la resilienza, la voglia di vivere, si possono superare impensabili avversità”.

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Molto più realistico ed altrettanto toccante il racconto, risalente al periodo bellico (che ricalca la storia del collie “Shep”, nel Montana ed ha ispirato il film americano “Hachiko”, ambientato in Giappone, con Richard Gere) riguardante “Fido”. Tale era il nome di un pointer inglese, realmente vissuto, tra il 1941 e il 1958, a Luco del Mugello, frazione di Borgo San Lorenzo (Firenze), che ogni mattina accompagnava il padrone – l’operaio Carlo Soriani – alla fermata del bus e lo aspettava all’ora del ritorno. Quando il manovale rimase vittima dei bombardamenti del 1943 (durante la seconda guerra mondiale) il quadrupede continuò ad aspettarlo, invano, allo stesso orario, allo scalo della corriera, per ben 15 anni! Colpito dalla straordinaria sensibilità del cane, il sindaco di Borgo S. Lorenzo, gli conferì una medaglia d’oro, alla presenza della vedova di Soriani e gli dedicò un monumento nella piazza centrale del Comune. La morte di Fido – reso famoso dai principali giornali dell’epoca – fu diffusa, nel 1958, dal quotidiano “La Nazione”, con un titolo su 4 colonne. Per permettergli un simbolico “ricongiungimento”, il fissipede fu seppellito all’ingresso del cimitero municipale ove riposava l’adorato padrone.

Dopo la commovente narrazione, tramandata dalla comunità toscana, parecchie “nouvelles” simili si rinvengono nelle cronache locali, non ultima la “chicca”, più vicina a noi, che concerne la cagnolina “Nicoletta”. Nel 2019, un gruppo di filantropi foriani – tra cui Arnalda Iacono, dirigente della “P.A.S.” – decise di dedicarle una statua, in tufo verde, di quasi 2 metri, realizzata da Ambrogio Castaldi, esposta nell’atrio del cimitero di Panza: nel ricordo – come recita una targa – della tenera bestiola, la quale, per 10 anni, vegliò sulla tomba dell’anziano cittadino tedesco – trasferitosi in tarda età sull’isola – che l’aveva adottata.

Nelle foto: il ritratto del mitologico cane di Zeus, come tramandato dai testi classici (con sembianze molto affini al braccoide sparato a Forio) e la statua dedicata, nel 2019, alla fedele cagnolina “Nicoletta”, all’ingresso del cimitero di Panza.

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