Statistiche
CULTURA & SOCIETA'

L’entroterra dell’isola con l’antica ricchezza delle sue grotte secolari e sentieri naturali. Dai Frassitelli alla Falanga, dalla pietra dell’acqua ai Pizzi Bianchi dell’Epomeo una meraviglia da vivere.

LE ISPIRAZIONE DI NOIRMAD DAGLAS - Per decenni, i Frassitelli sono stati il pascolo dell’ultimo gregge di pecore e capre sull’isola mentre, invece, sono da sempre l’habitat preferito del coniglio selvatico, introdotto a Ischia nel ‘500 per il divertimento venatorio della corte borbonica.

L’entroterra dell’isola, quello inesplorato dai più e scoperto dagli “avventurosi” ischitani e turisti in vena di escursioni rupestri, pullula di antichi anfratti e grotte naturali, nella pietra dura, nel tufo e nella terra pressata tipo puzzolana dai colori giallo, verde e grigio. Una meraviglia della natura che l ’uomo sa apprezzare e sfruttare come meglio gli aggrada, a volte anche con poco riguardo. Negli anni ’50 a decantare questi luoghi ed in particolare la Pietra dell’ Acqua, fu lo scrittore del Borgo di Ischia Ponte Giovan Giuseppe Cervera nel primo suo libro “Questa è Ischia”. E prima di lui fu l’appassionato di Ischia Norman Douglas che si lasciò letteralmente incantare da quelle zone e ne trasse straordinarie ispirazioni.

“C’era una volta un bosco incantato” potrebbe benissimo essere l’incipit per raccontare i Frassitelli, perchè effettivamente di questo si tratta: uno di quei posti raccontati nelle fiabe, definito da Giuseppe Orioli, l’eccentrico libraio che negli anni ’30 del secolo scorso accompagnò per l’ appunto Norman Douglas alla scoperta di Ischia, come “la strada più bella di tutta l’isola“. I Frassitelli sono una delle strade boschive per arrivare alla Falanga, l’altro spettacolare bosco di castagni lungo la parete occidentale del Monte Epomeo. Non solo.

Oltre che alla Falanga, da questa piccola selva di acacie si può arrivare anche alla “Pietra dell’Acqua“, cisterna per la raccolta dell’acqua piovana scavata interamente a mano dai contadini di Serrara Fontana in uno dei tanti mega blocchi di tufo verde di cui è piena la zona. Per arrivare alla Pietra dell’Acqua e da lì, proseguendo, fino alla vetta del Monte Epomeo, bisogna passare sotto un bellissimo arco in pietra che, proprio all’ingresso del bosco dei Frassitelli, segnala il sentiero agli escursionisti. Per decenni, i Frassitelli sono stati il pascolo dell’ultimo gregge di pecore e capre sull’isola mentre, invece, sono da sempre l’habitat preferito del coniglio selvatico, introdotto a Ischia nel ‘500 per il divertimento venatorio della corte borbonica. Da qui, probabilmente, la passione per le pregiate carni bianche dell’animale, il cui consumo alimentare, sull’isola d’Ischia, è più che doppio rispetto alla media nazionale. Una piccola selva di acacie dunque, eppure in grado di restituire l’essenza, il volto autentico dell’isola d’Ischia. Non solo per il panorama, che abbraccia tutto il versante sud occidentale dell’isola, dalle frazioni del Ciglio e di Panza fino all’intero litorale del comune di Forio, ma anche per il paesaggio agricolo, soprattutto vinicolo, tutt’attorno.

Non a caso, “Frassitelli” è anche una delle bottiglie di punta di una nota casa vinicola ischitana che proprio alle pendici del bosco possiede un vigneto bellissimo, c’è chi addirittura sostiene sia uno dei più belli in Italia.La strada più breve per arrivare ai Frassitelli è via Nuova Falanga, nei pressi del cimitero di Serrara Fontana. Si tratta di un antico sentiero rurale, oggi interamente carrabile, che in meno di un’ora porta al “Salto dell’Angelo”, punta estrema del bosco e, in assoluto, uno dei luoghi più sorprendenti dell’isola più grande del Golfo di Napoli.il bosco “incantato” della Falanga è costituito da seimila metri di castagneto a quasi seicento metri sul livello del mare che rappresentano una rarità di assoluto rilievo, a maggior ragione perché si trovano su una piccola isola in mezzo al Mediterraneo.Tuttavia, quello che colpisce del bosco della Falanga non è solo la sua straripante macchia mediterranea, ma anche le numerose testimonianze dell’antica architettura rupestre dell’isola d’Ischia. Di un periodo storico, in verità nemmeno tanto lontano, durante il quale i contadini locali riadattavano i mega blocchi di tufo verde che si incontrano per il bosco in ricoveri temporanei, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, finanche in “palmenti” per la spremitura dei grappoli d’uva. Segno che la coltivazione della vite era assai più estesa di quanto non lo sia oggi, scalzata dall’economia del turismo. Molto interessanti e di richiamo storico sono lefosse della neve, grandi buche che i “nevaiuoli” di Fontana, il paese alle pendici del Monte Epomeo, scavavano in mezzo al bosco per raccogliere la grandine e la neve dei mesi invernali da riutilizzare poi come ghiaccio durante il periodo estivo. Una tecnica articolata che passava per l’impermeabilizzazione delle pareti del fosso con la caratteristica pietra di tufo verde locale e poi per la copertura dell’intero diametro della buca con tronchi e foglie di castagno per impedire al ghiaccio di sciogliersi.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

Ads

antoniolubrano1941@gmail.com

Ads

info@ischiamondoblog.com

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex
()
x