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Letterati e artisti ospiti di San Giovan Giuseppe della Croce

Il nobile isclano e castellano Gaetano Calosirto, nato nel giorno dell’Assunta il 15 agosto 1654, fattosi “frate cento pezze” col nome di Giovan Giuseppe della Croce, ha amato dinanzi al suo lettino della scarna celletta una piccola Immagine della Madonna opera del suo Amico fecondo pittore cilentano Paolo De Matteis (Piano Vetrale-Cilento 9.2.1662 – Napoli 26.7.1728). Un giorno il Santo passa per la casa dell’artista. Lo trova al cavalletto che sta dando gli ultimi tocchi ad una “Madonna” già incorniciata: – Bella, bella! – esclama Giovan Giuseppe davanti a quella tela. Era una Madonnina nostrana tutta semplicità, dallo sguardo limpido e puro. Il De Matteis gliela voleva donare, ma il Santo: – No, no, figlio mio. Ti ringrazio, è troppo grande, sarebbe un lusso per la mia cella-. Allora l’artista su un piccolo pezzo di tela, di un decimetro quadrato, gli fece una copia della cara Immagine. Fu il tesoro più grande che Giovan Giuseppe ebbe nella sua povera cella. L’anima estatica del Santo, davanti al cavalletto del pittore, intravide qualcosa di quello che gli vibrava dentro da tanti anni, quando pensava a Maria Santissima. Don Giuseppe Morcone, nobile napoletano, depose nel Processo di canonizzazione: “Per lo spazio di vent’anni continui, nei quali ho conversato e praticato col Servo di Dio, sono stato testimonio di questa sua grande devozione. Sempre discorreva della grandezza e glorie di Maria Santissima. In tutte le ammonizioni e discorsi infervorava ognuno ad essere divoto di essa Signora nostra, come vera Madre di Dio e Madre nostra: ed a sentirlo parlare di questa divozione restava io e gli altri in tal maniera affezionato a Maria Santissima, che mettevamo subito in pratica quanto ci proponeva a fare ad onore della Beata Vergine”. In ogni discorso entrava Maria Santissima posta di fronte al letto “sospesa alla scanziola che stava sopra la sua tavola di pioppo”. E i suoi devoti gli chiedevano il quadretto che egli concedeva e si consolava per la propagazione del culto di Maria Santissima, come avvenne per una dama partoriente E prima di spirare chiese al confratello di collocare l’Immagine sopra qualche altare del convento. Una volta fu sorpreso da don Domenico Floro che diceva: – Grazie, Madonna mia, grazie! Mi sono saziato di tenere il Vostro Santo Bambino in braccio!-. Spirò il 5 marzo 1734, primo venerdì del mese, sacro ai ricordi della Croce. Suoi ospiti furono Alfonso dei Liguori; il dotto mons. Giulio Nicola Torno esaminatore nel 1725 della ‘Scienza Nuova’ di Giambattista Vico di cui scrisse “ìntegrum opus collimat, ut uni Catholicae Religioni inserviat”; il sacerdote filologo archeologo e biblista Alessio Simmaco Mazzocchi (1684-1771). Amante del nascondimento, il Santo tutti illuminava fissando la Madonna con l’assidua lode: “Ave, Stella del mare…Mostrati Madre…Dà lume ai ciechi…”.

*Responsabile diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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