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L’hacker, i furti di identità e le estorsioni a sfondo sessuale: si infittisce il mistero

DI GAETANO FERRANDINO

ISCHIA – E’ una delle tante storie che questo giornale vi ha raccontato in anteprima ed in esclusiva. Storie, fatti di cronaca, quelli sui quali arriviamo spesso prima ed altrettanto spesso da soli. La vicenda che Il Golfo aveva riportato sulle sue colonne all’incirca un paio di mesi fa aveva in parte incuriosito l’opinione pubblica isolana ed in parte aveva chiarito le idee ad alcuni soggetti che erano finiti in un vortice dal quale pareva davvero difficile tirarsi fuori. Una storia che nascondeva – e tuttora continua a nascondere (nonostante sia in atto un’indagine da parte delle forze dell’ordine e nello specifico della polizia postale) troppi lati oscuri e che ruota tutta intorno ad un’identità fasulla che per diverso tempo ha imperversato sul social network Facebook. Anzi, due. Irene De Luise ed Anita Monti, giusto per fare nomi e cognomi, per quanto di fantasia. Dietro semplicemente soggetti che in un modo o nell’altro cercavano di carpire informazioni e non solo, sembra anche dati sensibili da pc o telefoni cellulari, con l’obiettivo di poter ricattare il prossimo. Spesso con l’estorsione a sfondo sessuale, quella che maggiormente spaventa ed inquieta.

Avevamo parlato di almeno un paio di professionisti caduti nella rete di quello che potrebbe essere un mister o una miss “X” nel nostro precedente servizio. Uno di questi è dovuto uscire allo scoperto nella giornata di domenica e bene ha fatto per porre fine a quello che poteva essere un gioco al massacro. Parliamo dell’avvocato Michele Calise, il quale con una sorta di “outing” sul suo profilo Facebook ha ammesso di essere finito in una spirale diabolica, ovviamente in maniera del tutto inconsapevole e senza aver fatto nulla per cercarsela, postando questo telegrafico ed esplicativo messaggio: “Sono vittima di un attacco diffamatorio di grande portata. Qualcuno ha carpito mie immagini private e le sta divulgando su Facebook utilizzando profili falsi. Dice di essere stata la mia amante ed aggiunge ai messaggi anche foto pornografiche e chat false, create con account fasulli. Sono state utilizzate apposite applicazioni che consentono di generare chat false con messaggistica istantanea. Sono al cospetto di un vero criminale, è tutto rigorosamente falso!”.

Sul caso, o meglio sulla disavventura, del nostro concittadino, torneremo tra poco. Per provare a tracciare un profilo del presunto hacker. Ma nel frattempo torniamo alla genesi ed ad un storia che parte dalla nostra isola ed arriva finanche in Lombardia. Se il primo personaggio è la fantomatica Irene De Luise, la seconda persona è una giovane ragazza comasca, Angelica Angelinetta, che invece esiste per davvero. E che a un certo punto, naturalmente a sua insaputa, si è trovata a vivere una doppi esistenza. Lei ha 24 anni, soffre di fibrosi cistica, Irene De Luise si diverte in maniera quasi maniacale a vivere nel quotidiano – ovviamente in versione social – la sua stessa esistenza, raccontando finanche di questa patologia che ne condiziona l’esistenza, e in un caso spingendosi addirittura oltre, facendo morire il padre ed esternando il proprio dolore per la perdita del congiunto. Un rituale, questo, che va avanti a lungo con la comasca che altrettanto a lungo resta all’oscuro di tutto quanto sta succedendo. Fino a quando a metà novembre dello scorso anno arriva la telefonata di una persona che la informa di quanto sta accadendo. E, soprattutto, del fatto che la sedicente Irene De Luise approfitta della sua falsa identità per ricattare Una serie di soggetti di sesso maschile che evidentemente attirati da prospettive sessuali, o da chissà quali altri escamotage, cadono nelle trappole del web.

E’ in questo momento che la vicenda prende un’improvvisa accelerata e soprattutto che chi gioca nascondendosi dietro ad un pc comincia ad avere per la prima volta la sensazione che prima o poi potrebbe essere scoperta, o scoperto. Scatta infatti la segnalazione al social per il furto di identità, con il risultato che il profilo viene oscurato, nell’attesa che la polizia postale riesca a vederci ancora più chiaro. Ma non è tutto, il mistero si infittisce perchè nel frattempo un’altra fasulla identità con marchio tipicamente ischitano – tale Anita Monti – ha rubato l’identità di un’amica di Angelica, Anna Parolo: insomma, una matassa che diventa sempre più ingarbugliata, pare quasi assistere all’opera di uno o più mitomani. Fatto che sta che Angelica Angelinetta, che per la cronaca in passato è stata anche ad Ischia in vacanza ma che crede che questo nulla abbia a che fare con quanto le sia capitato, affidò proprio a Facebook il suo stupore per quanto accaduto con un commento che è tutto un programma e assume contenuti anche obiettivamente inquietanti: “Ragazzi, aiutate me e Anna Parolo a segnalare questi profili falsi! Una persona con una mente deviata sta utilizzando la nostra immagine per contattare uomini e ricattarli sessualmente. Ha addirittura creato falsi profili fb (le nostre amiche, il mio fidanzato) per rendere la cosa ancora più verosimile. Peccato che quando sono in ospedale ci sono per le mie cure e non per finte storie inventate. Grazie a dio il mio papà è ancora vivo. Che vergogna, che schifo. Aiutateci!”.

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Una persona con “mente deviata”, scriveva Angelica nel descrivere questo misterioso hacker. E raccontando quanto può essere da infami utilizzare l’identità di una giovane ragazza che, malata di fibrosi cistica, è testimonial di una fondazione ad hoc e utilizza la sua immagine “per sensibilizzare sulla malattia, per far capire quanto sia importante conoscerla e quindi non rischiare di trasmetterla ai figli (in Italia 1 persona su 25 è portatrice sana e può quindi trasmettere il gene mutato alla prole)”. Ma siamo sicuri di essere davvero davanti a qualcuno che non ragioni scientificamente nel momento in cui si tratti di perseguire le sue vittime? Pur rimanendo trincerati nella sfera dell’anonimato, l’avvocato Michele Calise non è stato l’unico soggetto a rimanere coinvolto in questa assurda e vergognosa vicenda. Le vittime sarebbero diverse e alcune di queste farebbero parte del medesimo ambito professionale. Le estorsioni a un certo punto sono diventate pericolose e finanche “verosimili” perché dall’altra parte della barricata spesso si raccontavano fatti, circostanze, luoghi realmente visitati dalla vittima di turno. Insomma, tutto fa pensare che addirittura la stessa (o meglio, le stesse) potesse essere seguita con l’intento di monitorarne abitudini del quotidiano con l’intento di rendere anche racconti fantasiosi e calunniosi decisamente credibili. Insomma, per farla breve, l’impressione è che non possa trattarsi di un’identità non isolana, sarebbe davvero qualcosa di altamente improbabile per non dire impossibile. Ma, a prescindere da questo particolare, quel che conta adesso è fermarlo. Di anni, onestamente, ne ha già prodotti troppi.

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