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Liceo, il commiato di Calise: «Anni fantastici, ma era finito un ciclo»

Il dirigente scolastico inizia a settembre la nuova avventura al Mattei e parla con emozione e soddisfazione degli anni trascorsi alla guida del glorioso istituto. L’unico cruccio? Gli eventi che non hanno portato a fare in modo che tutte le classi fossero ubicate al Polifunzionale

La prima domanda che vorrei farle è scontata: inizia a settembre una nuova avventura al Mattei, quali sono umori e sensazioni a riguardo?

«Come in ogni contesto, anche la mia esperienza al liceo ha avuto i suoi alti e bassi. Ho imparato molto, conosciuto nuove persone, fatto molte esperienze formative delle quali conservo bei ricordi. Ritengo tuttavia che dopo dieci anni arrivi la fine di un ciclo, quello che l’amministrazione pubblica definisce “ciclo della performance”»

«Per prima cosa voglio esprimere i miei sentimenti di gratitudine. Sono grato al direttore generale, che mi ha dato questa opportunità perché non è roba di poco conto trasferire qualcuno che per ben dieci anni ha portato avanti un lavoro necessariamente da terminare. Infatti, come tutti sanno, al liceo ci sono ancora molti problemi cui porre rimedio. Non abbiamo una sede definitiva, poiché quella attuale manca di spazi, e dobbiamo lasciare la sede di Lacco Ameno. A settembre ci saranno,inoltre, nuove esigenze a cui provvedere a causa della crisi epidemiologica scatenata dal covid. Voglio però ringraziare ancora la mia superiore per questa possibilità, e la ringrazio ancora di più per aver messo al mio posto una cara amica, Assunta Barbieri, che è stata anche presidente del consiglio d’istituto tra il 2016 e il 2019. Ci siamo sempre confrontati cercando di risolvere diverse problematiche relative alla scuola anche perché io, prima di diventare dirigente ad Ischia,lo sono stato proprio a Lacco Ameno. Tra noi c’è un rapporto professionale e amichevole consolidato, quindi sono molto contento. Sono anche felice per questa nuova esperienza ma non perché mi sia trovato male al liceo, il lavoro è sempre lavoro e ci si impegna a fare ciò che è opportuno».

Qual è il bilancio che traccia su questo decennio trascorso al Liceo?

«Come in ogni contesto, anche la mia esperienza al liceo ha avuto i suoi alti e bassi. Ho imparato molto, conosciuto nuove persone, fatto molte esperienze formative delle quali conservo bei ricordi. Ritengo tuttavia che dopo dieci anni arrivi la fine di un ciclo, quello che l’amministrazione pubblica definisce “ciclo della performance”. Questo sistema di qualità che si sta cercando di mettere in moto va completato dalla valutazione delle prestazioni e prevede incarichi triennali per i dirigenti. L’ideale è ricoprire tre incarichi: il primo serve a conoscere l’organizzazione della scuola e a carpirne i punti di forza e debolezza, il secondo ad implementare ed il terzo a valutare e tirare le somme. Io sono stato molto fortunato perché durante il terzo incarico, iniziato nel 2017, ho ricevuto la visita di un ispettore del nucleo esterno di valutazione del sistema nazionale. Il sistema di esperti ha valutato complessivamente la scuola, considerando ciò che andava bene e ciò che andava migliorato, ed il bilancio è stato abbastanza positivo».

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Beh, una bella soddisfazione.

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«Il Polifunzionale? Era tutto fatto, Luigi Cesaro aveva intenzione di muoversi in quella direzione poi arrivarono guai giudiziari, dimissioni dalla presidenza della Città Metropolitana e una diversa volontà da parte di chi gli è succeduto. Adesso Marrazz dice di voler chiudere il cerchio, ma francamente comincio a perdere la speranza»

«Certo. Conservo ancora il rapporto di valutazione esterna e a partire da questo abbiamo cercato di migliorare la scuola. Abbiamo perfezionato le prove Invalsi, a livello nazionale, e infatti siamo arrivati da un livello non misurabile dato che questa, come altre scuole italiane, rifiutava di svolgere queste prove, ad un livello medio-alto. Questo traguardo mi ha reso molto felice e fiero del lungo lavoro svolto, abbastanza complesso visto l’elevato numero di studenti del liceo, e conseguentemente dei genitori, da gestire e tutelare. Penso che agli studenti non sia mancato nulla, pur gestendo con attenzione le risorse della scuola ho provato ad accontentare le loro richieste in ogni ambito. Sono molto riconoscente nei loro confronti, così come verso coloro che mi hanno affiancato e continuano tuttora a lavorare con me, come i professori e i tecnici che stanno curando la documentazione necessaria per l’emergenza covid. Lo Stato ha infatti bisogno di conoscere il numero di banchi eventualmente necessari, di classi da dividere e docenti da assumere. Oltre la riconoscenza provo ovviamente forti sentimenti di attesa, speranza e curiosità per la nuova esperienza che mi accingo ad intraprendere».

Cosa rappresenta questa nuova esperienza al Mattei nel suo percorso professionale e umano?

«Questo trasferimento rappresenta una grande occasione di crescita personale e professionale. In fondo il Liceo è come se fosse una “scuola media avanzata”, poiché vengono soltanto introdotte alcune materie nuove come il latino o il greco. Il Mattei invece affianca alle materie classiche quelle tecniche, è più una scuola professionale. Molte attività non si svolgono in aula ma in laboratorio, con la presenza di figure particolari, gli insegnanti tecnico pratici che non sono laureati, ma diplomati e specializzati in determinati settori pratici. Questo è molto interessante dal mio punto di vista. C’è un vero e proprio ufficio, formato dal docente e da altri collaboratori, che assiste e gestisce le attività in laboratorio. Sono anche molto fortunato visto che il mio collega negli ultimi anni ha tirato su l’istituto. Posso dunque affermare di essere molto contento, e allo stesso tempo soddisfatto di quanto lascio».

Perché secondo lei non si è mai riusciti a riunire tutti gli studenti del Liceo in un’unica sede? Forse non è sbagliato dire che questo resta un grande cruccio…

«Il nuovo dirigente non ha bisogno di consigli. Posso solo suggerirle di adottare il metodo che ho Scelto per il mio lavoro, che definirei “gesuitico”: prima osservare, poi cercare di capire cosa va e cosa no, infine cambiare qualcosa…»

«La questione della sede è abbastanza complessa. Purtroppo siamo stati sfortunati: nel momento in cui c’era la volontà politica non è stato possibile porre rimedio a questo problema, successivamente proprio la spinta della politica è paradossalmente venuta meno…».

Si spieghi meglio.

«Nel 2011, quando sono stato trasferito al liceo di Ischia come preside, abbiamo ideato un progetto di ristrutturazione, che prevedeva tra l’altro la realizzazione di laboratori e venticinque aule, che era stato anche approvato dalla sovrintendenza e finanziato. Il progetto è stato poi abbandonato poiché avevano deciso di non affidare più a noi la sede. Mi sono quindi organizzato diversamente, e ho chiesto la parte del polifunzionale rimanente. Questa soluzione aveva ricevuto anche il placet dell’allora sindaco d’Ischia Giosi Ferrandino, e lo prova una delibera di giunta del gennaio 2013 presente sul sito del comune di Ischia che prevedeva un accordo tra il comune di Ischia, il comune di Lacco Ameno e la Città Metropolitana. Domenico De Siano chiedeva la disponibilità del liceo scientifico a causa dei lavori da effettuare alla scuola media, noi chiedevamo invece questa ala del polifunzionale e il sindaco Ferrandino ne era contento perché avrebbe potuto rinnovare il tribunale, a carico del comune, con il ricavato».

Insomma, tutto sembrava incastrarsi nella maniera perfetta. Che cosa è successo poi?

«L’onorevole Luigi Cesaro era d’accordo nel finanziare l’opera, ma non direttamente i lavori del tribunale. Disse che avrebbe dato una caparra di 300.000 euro per ottenere l’ala necessaria in comodato d’uso per 10 anni, e tale caparra era potenzialmente trasformabile in un anticipo per l’acquisto definitivo. Nel gennaio 2013 era stato tutto deciso, mancavano solo le firme. Luigi Cesaro ebbe tuttavia problemi giudiziari e rinunciò all’incarico di presidente della Città Metropolitana. Quelli che lo hanno seguito non hanno collaborato con noi nella realizzazione di questo progetto e così la situazione finì con l’impantanarsi quando si era a un passo dalla fumata bianca. Ad oggi tuttavia la sede di Ischia che abbiamo è totalmente sicura, è perfetta a livello strutturale. Ci sono però cose da sistemare come la pavimentazione, gli infissi, le serrature e gli impianti, che oggi devono essere più spessi rispetto agli anni ’80, così come l’intonaco. De Magistris, nonostante le mie richieste, non ha voluto investire su Ischia. Adesso Marrazzo fortunatamente sembra volersi impegnare per migliorare la nostra situazione ed io lo spero vivamente. La mia è comunque soltanto una speranza ridotta al lumicino dal momento che da due anni a questa parte ci sono state solo chiacchiere e nessun atto concreto».

Che consiglio vorrebbe dare al nuovo dirigente scolastico?

«Il nuovo dirigente non ha bisogno di consigli. È una commercialista, assolutamente preparata, una dirigente di esperienza, una sindacalista, al timone del sindacato regionale presidenti scuola di cui faccio parte io stesso. Posso solo suggerirle di adottare il metodo che ho personalmente scelto per il mio lavoro, che definirei “gesuitico”: prima osservare, poi cercare di capire cosa va e cosa no, infine cambiare qualcosa. Come dice il detto latino “omnia videre, multa dissimulare, pauca corrigere”, bisogna fingere in alcuni casi ma essere consapevoli di ogni situazione e problematica e impegnarsi pian piano a migliorare le cose. Questo è un ottimo modo di entrare in un nuovo sistema e ottenere buoni risultati».

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