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CULTURA & SOCIETA'

Linda Cordero: «covid, il tempo della danza sospeso, ma ce la faremo»

Le impressioni dell’affermata ballerina di origine ischitana in tempi di pandemia: nulla ferma la passione per il proprio lavoro

Spettacoli e concerti annullati, cinema e musei chiusi, balletti sospesi in presenza. Insieme al turismo, la cultura è tra i settori più colpiti dall’emergenza sanitaria, una vera tempesta ed è difficile immaginare come si rialzerà, comportando, per definizione, l’aggregazione delle persone, anche se in tempi di emergenza sanitaria da coronavirus si chiama assembramento per semplificare.

Lo spettacolo dal vivo è in sofferenza e le stagioni dell’arte in tutto il mondo, stanno cercando di guardare al futuro e riprogrammare l’offerta ufficiale appena possibile.

Linda Cordero, la nostra giovane talentuosa ballerina ischitana, ad oggi componente della Spellbound Contemporary Ballet, prestigiosa compagnia di respiro internazionale, fondata nel 1994 da Mauro Astolfi e Valentina Marini. L’abbiamo intervistata per rendere pubblico il pensiero effettivo artistico di una persona che vive il proprio lavoro “culturale”,in un momento difficile come questo.

Ma Linda non si arrende, anzi, da giovane artista ci elargisce un senso di malinconia e speranza. Talvolta una sovrasta l’altra, ma alla fine è lo sguardo al domani che continua a guidarla e che l’ha portata a svolgere il proprio lavoro in modo ancora più avvincente.

Un pensiero che vuole infondere coraggio ai giovani di tutte le categorie, ossia di non fermarsi proprio adesso.

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Linda, così giovane sei riuscita ad ottenere una posizione artistica di rilevo, raccontaci il tuo percorso attuale.

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«In questo momento, sono onorata di far parte dell’universo artistico della Spellbound Contemporary Ballet, una compagnia di sangue italiano con fama internazionale, che porta in scena i suoi lavori sui palchi di teatri e festival in Europa, Asia e America. La base è a Roma nelle sale del DAF (Dance arts faculty), ed è diretta da Mauro Astolfi e Valentina Marini. Quando, all’età di 15 anni, mi sono trasferita a Roma per inseguire il    mio sogno, è stata una compagnia che ho sempre ammirato e seguito in teatro mentre si esibivano in città; in seguito, ho avuto il piacere di studiarne lo stile nelle sale del DAF, per questo ad oggi sono molto contenta di far parte di un corpo di ballo che ho seguito e adorato così tanto da allieva e che ho il piacere ora di vivere in sala e sul palco, da ballerina professionista interna. Mi ispiro professionalmente ad ognuno di loro, e mi affascina interpretare i diversi lavori, frutto della mente all’avanguardia di Mauro Astolfi».

Il Covid purtroppo ha sospeso numerosi calendari artistici nel mondo, che strategia avete usato per contrastare l’emergenza epidemica e continuare a danzare?

«Purtroppo essendo una compagnia che ha sempre girato tanto, questo è un anno davvero particolare e che ha modificato continuamente un calendario che aveva in programma numerosi spettacoli dal Sud America all’Asia. Dopo il periodo di quarantena in cui l’allenamento si cercava di mantenere in piedi con le lezioni on line, di cui siamo tutti molto pratici adesso, a luglio abbiamo ripreso a lavorare in sala, inizialmente senza contatto e con mascherine, e poi con contatto e senza mascherina una volta cominciati a fare i tamponi periodicamente ogni settimana, ed era l’unica condizione che ci ha permesso di riprendere e continuare il nostro lavoro. Siamo riusciti a portare a termine la costruzione di “Spellbound 25”, una serata che celebra l’anniversario dei 25 anni della compagnia, inizialmente il debutto programmato per luglio, poi spostato e andato in scena    il 10 ottobre a Milano. Era uno spettacolo che fortunatamente doveva girare molto in Germania e in Italia da novembre in poi, nonostante la situazione Covid, ma che purtroppo ora ha subito cambiamenti per le direttive delle varie regioni e dei vari stati. Si provvederà a portare un ri-arrangiamento della serata, sostituendo i pezzi di gruppo con assoli e piccoli passi a due, e dove possibile, la serata originale. Purtroppo è un momento critico e in evoluzione; le previsioni sono molto difficili da fare, bisogna capire giorno per giorno l’evolversi    della pandemia e adattarsi di conseguenza a tutti i cambiamenti che potrebbero proporci».

Non si puo’ pensare alla danza senza toccarsi o con una mascherina, o senza l’applauso e il calore del pubblico.

Se pensi al futuro cosa ti viene in mente?

«E’ davvero insolito un teatro con il pubblico dimezzato e distanziato.

Le mani che applaudiscono e gli occhi che ti sorridono dal vivo, sono sempre di meno, ma purtroppo è una situazione inevitabile e per niente modificabile in questo momento. Sicuramente il lato positivo è stato l’incremento delle lezioni online e la condivisione non più solo e per forza in sala e quindi ristretta ai partecipanti, ma anche virtuale ed allargata a qualsiasi persona purché sia fornita di un dispositivo da cui poter accedere e seguire. Certo, non è come viverla dal vivo, ma penso che bisogna pensare molto al futuro per non perdersi troppo in questo presente un po’ triste che sembra durare un’eternità. Se si pensa che è una situazione momentanea, che l’epidemia ha avuto il suo inizio, sta avendo il suo sviluppo e che avrà sicuramente una sua fine, come sempre è stato nella storia, si riesce un po’ ad entrare nell’ottica che è una fase della vita. Prima o poi finirà, facendoci tornare in un mondo, forse un po’ da ricostruire, ma pur sempre “vivo”.

In fondo nella storia è sempre stato così e penso che l’istinto di sopravvivenza e la voglia di tornare a vivere bene sono le cose che sempre hanno portato gli uomini a ricrearsi da zero anche dopo i peggiori scenari, per questo, sono convinta, che ce la faremo anche questa volta. La mia grande speranza è che quando questo bruttissimo periodo passerà tutti noi potremmo ritornare in sala alla nostra amata danza con le proprie compagnie e ci credo fortemente e sono sicura che ritorneremo a danzare come prima e sarà ancora più bello ed emozionante».

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