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«L’indebitamento non è un problema, ma serve una nuova  progettualità sulle infrastrutture»

«L’indebitamento è un fatto strutturale, quindi il discorso non va fatto sulla singola stagione turistica, mettendo a confronto l’indebitamento col volume d’affari. Bisogna verificare nelle varie aziende qual è il margine operativo che rimane disponibile. In altre parole, ciò che conta è se le aziende siano in grado di pagare i debiti contratti oppure no. I 700 milioni d’indebitamento potrebbero essere “spalmati” su un periodo tale da renderli del tutto sopportabili dalle aziende. Più significativo sarebbe fare un confronto tra i ricavi del 2014 e quelli dei due anni successivi. E in questo caso i dati sembrano essere molto confortanti, con un trend in costante crescita, sia come presenze, sia come ricavi complessivi, anche  se  in gran parte non è merito nostro, ma degli attentati e dell’incerta situazione politica  di vari Paesi del Mediterraneo. Non vedo quindi motivi di eccessive preoccupazioni nel medio termine. L’indebitamento, pur rilevante, non significa di per sé che il sistema-Ischia sia necessariamente in sofferenza o che  non funzioni. Io porrei piuttosto l’accento sulla necessità di una rivisitazione  strutturale dei  trasporti e della logistica: è assurdo che chi viaggia per sbarcare sulla nostra  isola debba pagare  più di un soggiorno in un albergo. Un rilancio forte della nostra economia  passa proprio per l’abbattimento di questi costi. Le aziende del comune d’Ischia che hanno cominciato ad utilizzare il metano hanno visto un positivo miglioramento del conto economico, ma Ischia è solo uno dei sei comuni: gli altri non sono ancora allacciati alla rete. Quindi, come  si vede, il discorso va fatto sulle  infrastrutture: se creeremo le infrastrutture adatte, i miglioramenti si ripercuoteranno sul resto dell’economia locale. C’è quindi bisogno di una rivisitazione, prima culturale e poi politica, dell’azione amministrativa. Dobbiamo avere  la capacità  di impostare un discorso sulla progettualità futura, cercando di immaginare come dovrà essere Ischia da qui a dieci anni. Ovviamente bisogna lavorarci già da ora, unitamente a una seria programmazione che potrà permettere alla nostra isola di recuperare nuove fette di mercato».

 

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