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L’insostenibile leggerezza dell’essere amministratori trasparenti…

Confesso, più seguo i resoconti dei consigli comunali ( ultimo quello del Comune d’Ischia del 5 aprile), degli atti di giunta, delle schermaglie tra gruppi di potere interni alla maggioranza o tra dirigenti o, ancora, tra classe politica e dirigenti o,infine, tra amministrazione comunale e vertici dell’E.V.I., più mi convinco che la salvezza di quest’isola dovrà passare attraverso le maglie aggrovigliate delle istituzioni pubbliche locali. Prendo ad esempio il Comune d’Ischia, di cui sono cittadino e del quale non ho mai abbandonato la residenza, nonostante io viva a cavallo tra Ischia e Bologna. A ben guardare, mi sembra di leggere un mondo capovolto. Le lenti, attraverso cui posso guardare e giudicare io ( che gli occhiali porto per davvero) sono evidentemente diverse da quelle attraverso cui guarda il Sindaco ( che gli occhiali non porta). Nella fattispecie, il primo cittadino decide di riassettare il parco dirigenti e responsabili di area dei vari uffici comunali, assegnando ad interim i nuovi ruoli, in attesa di concorso per nuovi dirigenti. E percepisco pure che, nell’opinione pubblica, si è trasmessa una certa soddisfazione per questo scatto di reni della politica contro i tecnici. Attraverso i miei occhiali dò tutt’altra lettura del fatto. A me pare che il Comune d’Ischia abbia dei funzionari competenti ( le eccezioni confermano la regola), che il sistema della dipendenza dal Sindaco, dalla scelta iniziale e fino a tutta la durata del mandato sindacale, sia il vero anello debole della catena amministrativa. Sotto tale profilo, la nomina dirigenziale per pubblico concorso oggettivizza il rapporto e libera il dirigente da ogni tutela. Tuttavia, quelli nominati in passato direttamente dal Sindaco ( Bernasconi,Arcamone,Montuori) e non solo i ruoli apicali ma anche validi quadri intermedi conoscano bene i settori a loro affidati e, sono convinto, alcuni errori, alcuni silenzi, alcune contraddizioni a loro attribuiti, sono in realtà figli della politica che li condiziona. Non capisco, dunque, l’urgenza di riassettare l’organico apicale, in attesa dei concorsi. Se la vogliamo dire tutta, i dirigenti hanno – al di là delle competenze specifiche- anche una cultura generale superiore a quella di certi amministratori e consiglieri. Faccio l’esempio di Lello Montuori, la cui competenza  di diritto amministrativo e degli enti locali sono eccellenti, ma anche quelle di cultura generale. E lo stesso fatto che a Silvano Arcamone ( di cui si dice che il Sindaco voglia un qualche ridimensionamento) si riaffidino i “ progetti strategici” è un riconoscimento della valenza del dirigente. In quest’ultimo compito si ravvede l’incapacità degli amministratori di pensare in prima persona il futuro del paese, di elaborare progetti di crescita civile ed economica .La visione progettuale è più in possesso di dirigenti e quadri comunali che del Sindaco e degli amministratori. In questo senso, e solo in questo senso, penso che il bravo consigliere di opposizione Carmine Bernardo sbagli – a volte – bersaglio. Le colpe sono prevalentemente degli amministratori, Sindaco in testa. Non fosse altro che la responsabilità degli “ indirizzi politici” della macchina amministrativa è del Sindaco o dell’assessore al ramo ( quando avrà la delega). Posso riferire che nella città di Bologna, nel corso degli ultimi 25 anni, ho visto alternarsi Sindaci ed amministratori, con un tasso qualitativo via via sempre più basso. Ciò che ha tenuto in piedi l’impalcatura amministrativa è stata un’ottima classe di funzionari e dirigenti che hanno sempre – al di là delle loro appartenenze politiche – servito con fedeltà e correttezza l’istituzione ; e i Sindaci ( nonostante non siano stati di grande spessore) hanno perlomeno avuto l’accortezza di saper apprezzare e valorizzare, senza interferenze, le capacità dei dipendenti. Quanto alle lamentele, giustificate, di molti cittadini, sull’assoluta mancanza di trasparenza negli atti pubblici dei Comuni isolani, anche lì si intuisce che non sono carenze dell’organico degli enti locali. Non sono ritardi di immissione dati nel sito online, non sono impacci informatici dell’organico comunale, ma sono vere e proprie volontà politiche di celare aspetti poco limpidi delle decisioni amministrative. E questo vizio, questa refrattarietà tutta italiana alla trasparenza degli atti, viene – purtroppo – confermata ed amplificata da un decreto legislativo del Governo ( ministro Madia) varato il 20 gennaio. Nelle intenzioni originali, questo provvedimento doveva rivoluzionare la trasparenza degli atti in Italia; una specie di Freedom of information Act che, negli Stati Uniti esiste fin dal 1966. Poi è stato ( a gennaio) peggiorato da emendamenti , prevedendo sì- all’art 6 – che “ chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni” ma elencando,poi, una serie interminabile di eccezioni e, soprattutto, prevedendo l’istituto del “ silenzio-diniego”, decorsi 30 giorni dalla richiesta senza risposta. Assurdo! C’è da scommettere che i Comuni isolani faranno sempre scattare il “ silenzio-rigetto”. Per assurdo, la nuova legge risulterà peggiorativa rispetto all’attuale disciplina della Legge 241 del 1990. Ha ragione Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, che fu ministro della Pubblica Amministrazione  e l’Innovazione, che sottolinea come il decreto legislativo Madia non prevede sanzioni per l’ente che non fornisce i dati richiesti, non delimita i costi che i Comuni possono richiedere ai cittadini per fornire i dati, non prevede alcun rimedio stragiudiziale ai dinieghi dell’Amministrazione ( il ricorso al TAR assoggetta i cittadini ad oneri eccessivi). Giustamente il Consiglio di Stato ,a febbraio, ha criticato questi aspetti, sottolineando che la trasparenza degli atti è “ una forma di prevenzione dei fenomeni corruttivi”. Nonostante il mio profondo scetticismo verso l’attuale classe dirigente isolana, mi appello a tutti loro affinché tentino di ristabilire un corretto equilibrio, nel triangolo : amministratori – dirigenti – cittadini. Dove gli amministratori devono disegnare le strategie e le linee guida per il presente ed il futuro; i dirigenti e i dipendenti devono mettere in atto e dare pratica esecuzione ai deliberati dell’amministrazione e devono trasmettere, senza censure e condizionamenti della politica, tutte le notizie e i particolari dei deliberati, nonché ogni aspetto retributivo, di inquadramento, di responsabilità dell’intero apparato comunale. Questo, forse, non basterà a riconciliare i cittadini con l’istituzione, ma – quanto meno – i cittadini riusciranno meglio a precisare le responsabilità dei singoli, nonché i confini e gli sconfinamenti tra politica e tecnica. Ove mai, poi, si verificasse la volontà del popolo isolano di creare un Comune Unico, avremmo un’idea più precisa di come si debba articolare un moderno e funzionale Comune, di quale possa e debba essere la delimitazione dei compiti tra dirigenti e amministratori, di quali – tra gli aspiranti nuovi o vecchi amministratori – sia degno di passare al livello più alto dell’unico Comune isolano e quali tra nuovi e vecchi aspiranti dirigenti e quadri comunali sia all’altezza del più alto compito a cui verrebbero chiamati

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