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CRONACA

L’intervista al presidente dell’Enit Le chiavi per far ripartire il turismo

Per Giorgio Palmucci, presidente dell'Enit (Agenzia nazionale del Turismo) è «il nostro Paese deve ripartire con un turismo locale, in attesa del ritorno dei turisti stranieri».

di Rosella Lauro

Tre mesi di chiusura totale, tre mesi con presenze e fatturati a zero e all’orizzonte tanta speranza ma anche tanta ansia con un’estate – metereologicamente parlando – già entrata nel pieno, ma senza turisti. La riapertura dei confini regionali, ripresa dopo 80 giorni, è lenta, molto lenta. Unica parola d’ordine è promozione e trovare soluzioni per sostenere un settore che vale il 13% del Pil nazionale.

– Presidente Palmucci, dopo tre mesi di stop, adesso si riparte ma lentamente.
Il 3 giugno, con l’apertura delle regioni, rappresenta senz’altro la data dell’inizio di una ripartenza. Inizieremo proprio da qui, puntando sul turismo domestico in attesa della riapertura vera delle frontiere. Purtroppo ci sono alcuni Paesi che si stanno muovendo in ordine sparso e questo non va bene. Sarebbe auspicabile un approccio europeo per evitare di penalizzare alcuni Stati».

– Quest’anno si lavorerà solo con un turismo locale e senza stranieri?

«Sarà un’estate difficile per tutti e sarà concentrata nei mesi di luglio e agosto e vedremo se potrà essere allungata, ma dipenderà anche dalla data di riapertura delle scuole, che sono chiuse da febbraio e che forse riapriranno presto. Per quanto riguarda gli stranieri, si prevede una affluenza molto bassa in una stagione peraltro già molto ristretta e nei mesi in cui molti stranieri, soprattutto europei, non vengono. Il turismo estero è prevalentemente da marzo a giugno e da settembre e ottobre. Nelle zone di mare gli stranieri non viaggiano nei mesi di luglio e agosto».

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– Quindi solo turismo locale?

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«Ci sono località che hanno avuto sempre un turismo internazionale, penso a Ischia, alla costiera Amalfitana, a Capri. Sarà difficile compensare, per questo bisogna sperare che almeno una parte del turismo tedesco possa arrivare almeno nei prossimi due mesi. Ora bisogna lavorare sul turismo domestico».

«Un po’ ovunque sarà favorito il turismo di prossimità e anche per questo c’è una po’ di concorrenza sleale da parte di chi, come Croazia e Grecia, vive solo sul turismo estero. Noi abbiamo il vantaggio di avere un 50% di turismo italiano, che ora va promosso e favorito».

– Il turismo italiano sarà in grado di salvare il settore?

«No, il turismo domestico potrà semmai compensare una parte delle perdite. Ci sono località che hanno avuto sempre un turismo perlopiù internazionale, penso alla costiera Amalfitana, al lago di Garda, alla Vostra Ischia, a Capri, Firenze, Trentino Alto Adige e alcune località venete. Sarà difficile compensare, per questo bisogna sperare che almeno una parte del turismo tedesco possa arrivare almeno nei prossimi due mesi».

– Quali difficoltà state incontrando nello sponsorizzare l’Italia all’estero?
«Al momento non abbiamo promozioni per il turismo intercontinentale. Dobbiamo raccontare e promuovere l’Italia come una destinazione sicura, sapendo coniugare l’idea della vacanza nel nostro Paese come il più desiderato a mondo, unita al concetto di sicurezza. A patto però che non diventi una vacanza ospedaliera, altrimenti si perdono emozioni tutto ciò che ci si aspetta davvero da una vacanza, che prima di tutto deve essere svago».

– Secondo lei le prescrizioni previste nei locali pubblici, negli hotel e sulle spiagge sono equilibrate?
«Ci saranno senz’altro degli affinamenti, perché molto dipende anche dalla pratica. C’è stato un grosso lavoro, fatto anche dalle associazioni di categoria, che si sono impegnate a gestire l’emergenza, conoscendo bene il mestiere. Magari alcune restrizioni saranno applicate in maniera un po’ troppo rigida all’inizio, ma con l’esperienza penso che tutto funzionerà meglio».

– Il patrimonio italiano non è stato intaccato dalla pandemia, però ha messo in ginocchio l’intero settore del turismo.
«Questa situazione non colpisce non solo la domanda, ma anche l’offerta. Gli operatori hanno dovuto adeguare le loro strutture, sostenendo un aumento di lavoro e di costi e molti di loro non potranno aprire con la capacità al 100% per via del distanziamento sociale».

– In questi mesi il turismo ha chiesto tanti aiuti. Cosa servirebbe davvero per ripartire?
«Finora sono stati adottati provvedimenti di emergenza, non solo per il turismo. Ora per risollevare il settore ci auguriamo che dal Recovery Found e dai fondi europei arrivino misure di sostegno al rilancio, non soltanto di sopravvivenza, anche perché per tornare ai risultati del 2018 e del 2019 c’è davvero tanto da lavorare».

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