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POLITICAPRIMO PIANO

L’ira funesta di Cesare Mattera: «Io, sedotto e abbandonato»

Lunga intervista al sindaco di Serrara Fontana che racconta a Il Golfo tutte le tappe che hanno portato alla sfiducia del sindaco Rosario Caruso. Partendo dall’improvviso veto posto dall’ex primo cittadino a farlo tornare ad indossare la fascia tricolore. E così fioccano le accuse verso colui che fu il suo “figlioccio”

Si è chiusa in anticipo la seconda sindacatura di Rosario Caruso. Dopo la spaccatura con parte della maggioranza è giusto parlare di epilogo scontato?

«Direi proprio di no. Infatti c’erano stati due incontri nei quali si era dibattuto anche sulla formazione della nuova lista e sul candidato sindaco. E da almeno cinque anni era un fatto acquisito quello secondo cui sarei stato io il prossimo candidato a sindaco. Due riunioni, poi alla terza tutto è saltato. E io mi domando: ho forse rubato? Ho commesso qualcosa di grave verso i cittadini? No di certo, e il sindaco non ha saputo o voluto spiegarmi le ragioni di quanto è successo».

L’ormai ex sindaco l’accusa di aver tramato contro, Lei invece ha più volte replicato che questo non è assolutamente corrispondente al vero. Scendendo anche nei dettagli e raccontando fatti e circostanze fin qui mai svelati, può darci la sua reale versione dei fatti?

«Io credo che Caruso non volesse accettare la mia futura candidatura a sindaco. Evidentemente aveva qualche problema nei miei riguardi. Penso che volesse evitare la mia elezione a primo cittadino, perché in tal caso non avrebbe potuto più manovrare l’amministrazione a suo piacimento. È un fatto secondo me gravissimo: egli avrebbe voluto imporre un’altra persona, Irene Iacono, perché avrebbe potuto condizionarne agevolmente l’azione. Questa è la verità: con me sindaco, lui non avrebbe avuto più il potere di una volta. Eppure, quando io sono stato sindaco, ho sempre dato ampio spazio a tutti. Quando invece è stato lui a ricoprire l’incarico, mi è sembrata una gestione prevalentemente individualistica, non collegiale, nel senso che non teneva conto del parere dei consiglieri eletti, al punto da prendere decisioni senza ascoltare gli altri. Eppure anche i consiglieri sono eletti dal popolo, e bisogna tener conto di tale volontà.

«Caruso non mi voleva come candidato sindaco perché non avrebbe potuto più gestire a suo piacimento l’amministrazione. Avrebbe voluto imporre Irene Iacono perché poi ne avrebbe agevolmente condizionato l’azione politica»

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Noi abbiamo atteso quindici giorni, si sapeva che le firme le stavamo raccogliendo, eravamo stati già dal notaio, tuttavia attendevamo perché tutti, io per prima, siamo sempre stati contrari al commissariamento. Aspettavo di arrivare a comporre un’amministrazione condivisa, con tutti i consiglieri, di maggioranza e minoranza. Mi era stata tolta la delega di vicesindaco, mi attendevo l’ufficializzazione dell’apertura di una crisi politica, di fatto già aperta, per arrivare a una composizione. Si sarebbe potuta formare una giunta rappresentativa di maggioranza e opposizione, e arrivare alla fine del mandato. Purtroppo invece la situazione ci ha indotto a varare la sfiducia: è stata una firma dolorosa,e lui ne ha pagato il prezzo».

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Quando per la prima volta ha capito che qualcosa non andava e che il giocattolo si stesse rompendo?

«Guardi, io da sempre sapevo che le cose non andavano bene. Ho fatto il finto tonto, sperando di essere smentito. I nodi sono iniziati a venire al pettine quando si è discusso sul ruolo di Aniello Mattera. Infatti Caruso cominciò a trovare qualche scusa per revocargli l’assessorato. In quella occasione Rosario disse di non avere nulla contro di me, ma che bisognava cambiare. Io gli risposi che se era convinto di avere una valida motivazione, sarebbe toccato a lui assumersi la responsabilità di revocare l’assessorato. Ma personalmente, al di là dei rapporti che ho con Aniello Mattera, col quale da sindaco andavo insieme a pulire le strade del territorio, devo dire che il suo nucleo familiare mi ha sempre sostenuto, e io non potevo certo rinnegare i miei elettori. Chissà, forse Aniello sapeva troppe cose, avrà saputo qualcosa o magari avrà parlato con qualcuno, e la cosa sarà arrivata all’orecchio del sindaco. Oppure era solo un pretesto, pur di rompere il giocattolo: far fuori Aniello per indebolirmi e continuare a manovrare indisturbato.

«Caruso tende verso una gestione individualistica del potere, io invece credo che l’amministrazione vada impostata in maniera collegiale»

In realtà il comportamento di Caruso dimostra che di politica deve ancora masticarne molta: nel momento in cui si era accorto di una crepa nella maggioranza, avrebbe dovuto immediatamente cercare di ricompattarla, riallacciando rapporti incrinati. Ebbene, lui questo non lo ha mai fatto. Non so quali siano i motivi di tale comportamento, e a questo punto nemmeno mi interessano».

Molti sono rimasti sorpresi del fatto che la minoranza non abbia immediatamente impallinato il sindaco ma abbia atteso: un atteggiamento strano, che Lei come motiva?

«Forse non lo hanno fatto immediatamente anche a causa mia. Alla vigilia di Pasqua, a mia insaputa un consigliere del mio gruppo ha fatto telefonicamente gli auguri a un esponente della minoranza a cui è legato da amicizia, e tra un augurio e l’altro gli ha accennato alla possibile sfiducia da indirizzare al sindaco. Il consigliere di minoranza ha quasi subito riferito la cosa al primo cittadino, il quale appena dopo le festività è arrivato inferocito al Comune e ha azzerato la giunta, facendo fuori anche me. Dunque, da quella che era una crepa recuperabile, si è creata una frattura pressoché insanabile. La minoranza ha cercato di contattarmi, io ho comunque cercato di guadagnare tempo per cercare una soluzione che comunque consentisse di varare un esecutivo condiviso e arrivare alla scadenza naturale delle elezioni, senza commissariamento della Prefettura, soluzione che ho sempre cercato di evitare».

«Ho cercato fino all’ultimo di evitare il commissariamento. Ho creduto invano all’apertura di una crisi costruttiva, in grado di arrivare a una compagine condivisa da maggioranza e minoranza e di portare a termine la consiliatura»

Qualcuno sosterrà che alla vigilia della stagione turistica e in un periodo di pandemia favorire l’arrivo del commissario prefettizio non sia stata una soluzione tipica di chi vuol bene al paese, come si dice in gergo. Lei cosa ne pensa?

«Sì, questo lo dirà qualche cittadino sostenitore di Caruso, ma in realtà il Comune di Serrara Fontana ha funzionari e dipendenti di grande valore e competenza. Oggi le cose funzionano in maniera diversa rispetto agli anni ’80, quando il sindaco firmava pressoché ogni atto. Oggi gli atti li firmano i funzionari, quindi il nostro Comune attraverso ottimi funzionari non soffrirà i pochi mesi di commissariamento. Il Commissario prefettizio avrà già incontrato l’ex sindaco, e noi saremo sempre a disposizione per ogni possibile aiuto».

Intanto si guarda già alle prossime elezioni amministrative. Mattera vuole essere candidato a tutti i costi o cercherà un dialogo con Progetto Ischia per arrivare compatti contro gli “avversari”?

«Per i consiglieri del mio gruppo, il candidato sindaco sono io. Ascolteremo gli esponenti di minoranza: se dovesse emergere un candidato più valido di me, potremmo puntare su di lui. Io ho già ricoperto la carica di sindaco per dieci anni, quindi non devo farlo a tutti i costi, ma le ripeto: secondo gli esponenti del gruppo cui appartengo, il candidato sono io, senza troppe discussioni, orientamento del resto già condiviso da una parte della minoranza.Anche con “Progetto Ischia” resta solo da confrontarsi per mettere a punto il programma elettorale condiviso con cui presentarci agli elettori. Comunque, di fronte all’imminente sfiducia, fossi stato in Caruso mi sarei comportato diversamente…».

«In ogni caso il commissariamento sarà breve e non arrecherà danno al paese. Serrara è dotata di funzionari e impiegati bravi e competenti, che sapranno gestire il Comune fino alle elezioni»

E come?

«Avrei fatto una cosa intelligente, a cui lui non ha pensato oppure non ha voluto porre in essere, a causa della sua arroganza e prepotenza: mi sarei dimesso, oppure avrei contattato la minoranza chiedendo un parere, proponendo di andare in consiglio comunale per verificare la consistenza numerica. Il sindaco pensava che io fossi un burattino, che non avrei messo la firma, invece l’ho ripagato con la stessa moneta».

«Il comportamento di Caruso dimostra che di politica deve ancora masticarne molta: nel momento in cui si era accorto di una crepa nella maggioranza, avrebbe dovuto immediatamente cercare di ricompattarla, riallacciando rapporti incrinati. Ebbene, lui questo non lo ha mai fatto»

In che cosa si sente ferito particolarmente dall’atteggiamento di Caruso e in che cosa magari Lei pensa comunque di avere qualcosa da farsi perdonare?

«Guardi, io non devo discolparmi perché sono convinto di non avere colpe per questa situazione. La mia integrità è fuori discussione. Non ho mai pensato di mandare a casa il sindaco o di dargli la sfiducia: eravamo ancora in tempo per trattare su una candidatura condivisa. Infatti alcuni consigliere di maggioranza tuttora sanno che il candidato sindaco sono ancora io, perché in due consecutive riunioni era questo l’orientamento emerso, su cui ci eravamo accordati. Poi nell’ultima riunione ecco una strana sceneggiata, durante la quale Irene Iacono diceva che questo gruppo non aveva più futuro, non era più rappresentativo. Eppure io sono convinto che qualcuno diventa candidato quando è un gruppo di persone a proporlo, non quando ci si auto-propone. Sono certo che si è trattato di una cosa preparata, voluta proprio per “rompere il giocattolo”, cioè per rompere i rapporti con me e il mio gruppo. È Caruso che ha voluto tirare la corda, è lui che è il responsabile della rottura, fino a quando la corda si è spezzata. In caso di dimissioni aveva venti giorni di tempo per ritirarle, ma così facendo si sarebbe aperta una crisi “costruttiva”. Invece, ha azzerato la giunta, nominando soltanto assessori del suo gruppo, ma per governare il paese anche coi voti del nostro gruppo, che però saremmo dovuti rimanere a guardare».

«Non credo all’effetto-Pascale per Serrara Fontana. Caruso non potrà mai vincere le prossime elezioni, anche se io per ipotesi non mi candidassi. Si è fatto troppi nemici, sia per la sua arroganza sia per il suo modo di amministrare»

L’ultimo sindaco isolano mandato a casa, Giacomo Pascale, ha poi sconfitto un colosso come De Siano, che partiva largamente favorito. Non teme che l’effetto possa essere lo stesso anche a Serrara Fontana?

«Lei mi fa una domanda strana. Io penso una sola cosa: se hai seminato bene, raccoglierai bene, e allo stesso modo se hai seminato male, raccoglierai male. So che Caruso ha molti nemici: non potrà mai vincere le prossime elezioni. Anche se non ci sarò io come candidato, lui perderà comunque, proprio perché si è creato troppi nemici, vuoi per la sua arroganza, vuoi per il suo modo di amministrare. Avrà anche i suoi amici, forse ottenuti tramite politiche clientelari, cosa che io non faccio: la mia è una politica sana, pulita, corretta, trasparente, nella massima legalità».

«Il sindaco uscente ha tirato troppo la corda, fino a spezzarla. È lui l’unico responsabile del commissariamento. Avrebbe potuto dimettersi e andare alla conta in consiglio, ma non ha voluto. Ha agito con troppa fretta, e ha sbagliato i calcoli»

Se dovesse ritrovarsi nel chiuso di una stanza con Rosario Caruso, di cui politicamente è un po’ il padre putativo, cosa gli direbbe?

«Gli direi semplicemente: “Hai tirato troppo la corda, e ne hai pagato il prezzo”. Egli ha dato dimostrazione di non avere “stoffa” politica, perché un vero politico prima di revocare le mie deleghe, avrebbe fatto meglio i calcoli. Quindi gli direi, ma glielo direi anche davanti a tutto il paese: “Sei laureato, ma hai sbagliato i calcoli nel contare da uno a sette: dovevi avere sette consiglieri per mantenere la maggioranza, ma hai avuto fretta e non hai riflettuto”. Personalmente prima di fare una mossa del genere ci avrei pensato cento volte. Quindi la sfiducia se l’è creata lui stesso. Ho cercato fino all’ultimo di farlo ragionare, ho contattato un assessore col quale sono in buoni rapporti, avvertendolo che nel caso mi avessero invitato a firmare la sfiducia, lo avrei fatto, anche per mantenere l’unità del mio gruppo. L’assessore mi chiese quindi se c’erano ancora margini per trattare, e io risposi di sì, che c’erano ancora margini. Poi mi arrivò addirittura una telefonata che mi invitava a chiedere scusa per riaprire la trattativa: ma stiamo scherzando? Io a 72 anni avrei dovuto chiedere scusa a lui, e per cosa? Non ho fatto nulla di sbagliato! Io l’ho seguito passo dopo passo, e conoscevo tutte le mosse che stava facendo, forse per lui ero diventato un’ombra, una persona scomoda, visto che osservavo tutto ciò che si faceva in amministrazione».

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