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L’isola d’Ischia e quel sottile “velo” di paura

Il weekend che si avvia alla conclusione è stato indubbiamente caratterizzato dal dibattito originato dall’episodio di venerdì scorso a bordo del traghetto Medmar. Dibattito che si è prolungato a lungo sui social network. I fatti sono noti: una donna di origine nordafricana residente sull’isola d’Ischia era stata sottoposta a controllo dalle forze dell’ordine, su segnalazione di alcuni passeggeri, allarmati dall’abbigliamento della signora. Il velo che copriva il capo e incorniciava il viso, insieme a quella che sembrava una cintura poi rivelatasi soltanto una panciera dovuta a un intervento chirurgico, hanno creato sospetti e paure tra i viaggiatori. Paure che si ricollegano ai recenti fatti di cronaca: gli attentati terroristici avvenuti in varie città d’Europa, che secondo le autorità sono da ascrivere a soggetti legati all’estremismo islamico, fomentano timori che inevitabilmente arrivano in prossimità di quel confine che separa l’aspirazione alla sicurezza dal pregiudizio latente verso chi professa un determinato credo religioso. L’assessore alla cultura del Comune di Ischia, Salvatore Ronga, aveva chiesto scusa, sia a titolo personale che come rappresentante dell’ente, alla signora oggetto della perquisizione, provocata anche dal diffuso clima di allarmismo che viviamo in questi tempi, invitando l’isola a non venir meno al suo tradizionale spirito di accoglienza.

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