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L’isola d’Ischia replica gli errori dell’Europa

Di Franco Borgogna

 

Se l’Accademia della Crusca ha ammesso nel dizionario italiano il neologismo “petaloso”, creato da un bambino, per descrivere sinteticamente un fiore con tanti petali, penso che farebbe molta fatica ad ammettere neologismi inventati per descrivere la contorta realtà politica ischitana. Espressioni come “ caularone” o “Casalacco”, adottate per indicare gli accordi perversi tra centro destra e centro sinistra o il Comune che potrebbe nascere dalla fusione di Casamicciola e Lacco Ameno, se possono – da un lato – contribuire a “visualizzare” la situazione isolana, sono – d’altro canto – talmente specifiche di Ischia da non poter essere inserite in un dizionario valido per tutti gli italiani. Eppure, queste peculiarità ischitane hanno, paradossalmente, molte somiglianze con la situazione dell’Europa. Fortunatamente, come isola, non abbiamo, come tanti paesi d’Europa o come molte isole greche, un fenomeno di forte immigrazione da paesi da cui si fugge per guerre, persecuzioni razziali o religiose, per miseria. Da noi, la presenza di immigrati è assolutamente nei limiti dell’accettabilità. Ma anche noi ci poniamo problemi di “qualità” di turisti che vengono sull’isola. Quante volte ci si pone in maniera critica verso i napoletani, dei quali vorremmo volentieri i soldi a patto che se ne vadano in fretta. Quante volte abbiamo storto il muso verso il turismo della terza età, dei pensionati, degli utenti delle terme, ritenendoli il segno della debolezza e dell’obsolescenza del nostro turismo. Quante volte malediciamo il low cost alberghiero, ritenendolo pernicioso per il nostro commercio. Ma, soprattutto, quante volte, nel marketing e nelle politiche turistico economiche, i nostri operatori economici e i nostri enti locali hanno agito in maniera disorganica , disperdendo energie e risorse. Tutto questo assomiglia maledettamente alla situazione europea, dove ogni Stato agisce a prescindere da ciò che fanno gli altri e, in molti casi, ostacolando ciò che fanno gli altri. Qui non si tratta di essere “ unionisti” o “ separatisti”, di destra o di sinistra, progressisti o conservatori. Qui si tratta di essere semplicemente “logici”. E’ logico o no che in Europa ci sia forte coordinamento delle “intelligence” contro i terroristi? Fino a progettare un unico Ministero dell’Interno? E’ logica o no un’unica politica fiscale e finanziaria? E, per Ischia, è logico o no che si abbia un servizio unico di raccolta e smaltimento rifiuti, un sistema unitario di scarichi fognari, un unico comando di polizia urbana, un unico sistema portuale, un unico regolamento per taxi e microtaxi? Sembra logico, a prescindere dalla fusione dei Comuni. E allora non dividiamoci sui nominalismi, perseguiamo obiettivi concreti e comuni.  Certo, l’Europa è dilaniata anche da un dualismo tra due diverse concezioni dello sviluppo economico: quella teutonica del controllo della spesa pubblica e del pareggio di bilancio e quella di “deficit spending”, di crescita economica alimentata continuamente da investimenti pubblici e dalla spinta ai consumi privati. L’Italia, con Renzi, si situa in questa seconda fascia, ma con un linguaggio tutto sommato moderato e attento a non rompere con la Germania. Ci può essere un compromesso vero tra queste due visioni? Penso di sì, quando riflettiamo che l’attenzione ossessiva all’austerità provoca deflazione e, viceversa, la spinta incontrollata alla spesa pubblica provoca crescita del debito pubblico e interessi altissimi da pagare ai creditori esteri. Il giusto compromesso sta nella riconversione della spesa pubblica e privata. Non più stimolo a un consumo qualsiasi (compreso beni superflui), bensì spinta alla spesa per servizi alla collettività, alle infrastrutture utili alla sviluppo della ricerca scientifica e all’innovazione, in parole povere una “spesa intelligente”. Non è impossibile, anzi – per certi versi – i cittadini stanno già autonomamente realizzando questa “rivoluzione” dei consumi, in maniera lenta e silenziosa. Basta assecondare questa tendenza. Ecco che cosa è realmente la “decrescita felice”; altro non è che la presa d’atto che il mondo ha smesso di crescere (ovviamente con punte diversificate nel globo terrestre) e una riconversione dei modelli e stili di vita farebbero da paracadute in questo processo di decrescita. Se l’analisi è corretta, cosa deve fare Ischia? Prendere atto del mutamento, riguardare tutta l’intelaiatura commerciale, pensata per una società che tendenzialmente non c’è più, ristudiare tecniche di vendita, merceologie, posizionamenti. Non disdegnare turismi low cost, degli anziani, del termalismo, ma regolarli e inserirli in un modello ricettivo-turistico poliedrico, capace di rivolgersi ad ogni tipo di domanda. Ischia può, ne ha le caratteristiche. Ci vogliono alberghi a 5 stelle effettive, che esaltino l’esclusività di luoghi, tradizioni,capacità culinarie, come ci vogliono pensioni a gestione familiare, bad & breakfast, case vacanza. Per giovani e anziani: Per ricchi e borghesi. Ma, infine, veniamo alle noti dolenti. Tutto questo disegno è realizzabile, come abbiamo detto, con una nuova capacità associativa della società civile e imprenditoriale.  Occorre però anche una classe politica all’altezza dei tempi e della situazione. In Europa, credo che l’unico vero leader sia ancora la Merkel, di cui solo ora (che incomincia a scontare difficoltà elettorali interne per i suoi continui tentativi di compromesso tra “ falchi” e “colombe” da un punto di vista dell’immigrazione e della finanza) si avverte l’effettiva valenza. E Dio non voglia che la Merkel sparisca dal quadro europeo. Il nostro Renzi avrebbe le potenzialità, ma è troppo innamorato di se stesso e condizionato dall’ego elettoralistico interno. Per essere un grande leader, oltre a metterci la propria faccia e scommettere sulle proprie qualità personali, ci vuole un progetto, una squadra e il coraggio all’occorrenza di scelte impopolari. A questo proposito, segnalo ai lettori un libro molto istruttivo, della professoressa Donatella Campus, dell’Università di Bologna, dal titolo “ Lo stile del leader” – Il Mulino Editore.

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