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L’isola e il turismo, tra le sfide aumentare la “qualità percepita”

DI GIANCARLO CARRIERO

 Più si ha contezza dei numeri aggregati relativi al turismo dell’anno appena trascorso e maggiormente chiara è la tendenza. In breve si può affermare che il 2018 è stato un anno positivo per il turismo del nostro Paese, nell’ordine di un più 6-8% circa a seconda dei parametri che si prendono in esame. Se poi si esamina più in dettaglio l’area napoletana, i numeri sono addirittura da boom: il dato più eclatante è certamente quello dell’aeroporto di Capodichino, che ha sfiorato i 10 milioni di arrivi registrando un +15% circa rispetto all’anno precedente e ha addirittura quasi raddoppiato gli arrivi nel quinquennio 2013-2018. Eppure i dati dell’isola non seguono gli stessi trend; per alcuni settori sono comunque buoni o almeno discreti, ma in altri settori si registrano flessioni preoccupanti. È da diverso tempo che mi interrogo su questo, e la ragione del fenomeno a mio giudizio è complessa, dovuta a molti fattori.

Provando ad essere sintetici ma esaustivi, diciamo anzitutto che a livello generale l’immagine dell’isola è appannata agli occhi di molti. Le polemiche del 2018 sull’abusivismo, francamente esagerate, forniscono a molti un’immagine di Ischia come isola devastata dal cemento, cosa che certamente non è ma che purtroppo abbassa quella che gli esperti chiamano “qualità percepita” dell’isola da parte del suo pubblico potenziale. È questa la prima sfida su cui lavorare seriamente: risollevare la percezione dell’isola realizzando alcuni progetti di stampo ambientalistico che facciano invertire la tendenza. Anzitutto partendo dal definitivo decollo dell’Area Marina Protetta, ma poi riducendo il traffico, introducendo elementi di fotovoltaico e in generale di energia alternativa, puntando su mobilità elettrica o al metano, insomma puntando sulla sostenibilità ambientale. Non riusciremo mai a convincere il pubblico che non è vero che l’isola sia devastata semplicemente dicendolo, ma metteremo la sordina su questo tema solo realizzando un progetto ambientalista di grande respiro.

Invece, la risposta che finora si è data, cioè abbassare i prezzi alberghieri, si sta inesorabilmente dimostrando errata. Essa implica come conseguenza un allontanamento della clientela migliore, e il richiamo di persone che vengono solo seguendo l’offerta favorevole, che ben difficilmente fidelizzeremo in quanto saranno i primi a scappare via non appena si vorranno ritoccare i prezzi. L’effetto sull’indotto, poi, è pessimo: alcuni commercianti mi confessano che fanno il 90% del fatturato con i clienti dei grandi alberghi, e solo il 10% proviene da quella massa enorme di struscio quotidiano. Davvero dobbiamo fare esattamente il contrario: riuscire a creare una “valore della qualità percepita” alto, e conseguentemente pretendere prezzi più alti.

Un altro tema da affrontare urgentemente è il sovraffollamento dell’isola in alta stagione. Per troppo tempo in molti hanno pensato che aumentando il numero di camere offerte si aumenti il ricavo totale. Quando si supera una certa curva di riempimento succede esattamente l’opposto, ossia i ricavi diminuiscono. Sarebbe opportuno incentivare la riduzione del numero di camere degli alberghi aumentandone la superficie, il risultato sarebbe certamente positivo! Ma a questo proposito c’è un nuovo fenomeno che si deve regolamentare urgentemente, ed è il fenomeno dei fitti brevi. Per tradizione industria alberghiera e fitto di case non solo sono sempre convissuti nella nostra isola, ma addirittura sono stati sinergici. Questo perché c’era una netta distinzione: negli alberghi si soggiornava una o due settimane, nelle case il fitto era su base mensile. Oggi un numero sterminato di abitazioni si offrono su internet per fitti di pochi giorni, o massimo una settimana, diventando di fatto un’alternativa al soggiorno alberghiero, almeno a quello offerto più a buon mercato. È una problematica diffusa a livello mondiale, e che si sta affrontando ormai ovunque, anche in Campania. A mio parere andranno imposte queste regole: soggiorno minimo lungo, non minore di due o tre settimane, meccanismo perché anche questi turisti paghino la tassa di soggiorno e i proprietari producano quotidianamente le “schedine” per la PS come gli alberghi. E comunque è indispensabile che anche le abitazioni adibite a fitto breve siano caratterizzate da un numero masso di persone, sempre al fine di evitare il pericolo di sovraffollamento.

Vi sarebbero poi altre considerazioni, per brevità accenno solo alla principale. Occorre prendere coscienza che il modo in cui il turista decide di acquistare la propria vacanza è, in parte considerevole, cambiato. Non me ne vogliano i tour operator locali: al contrario penso che questa tipologia di distribuzione abbia ancora frecce al suo arco. Ma ho la netta sensazione che molti degli alberghi isolani non siano attivi sui canali che sono oggi in grande espansione, internet in generale ed i social in particolare. C’è tutta una fascia di clientela, soprattutto giovane, che tende a saltare l’intermediazione del sistema tour operator – agenzie di viaggio, e questa fetta di mercato è in aumento di anno in anno.

Prima di concludere vorrei segnalare che i numeri in distribuzione in questi giorni ci dicono anche un’altra cosa: e cioè che invece il modello Sorrento tiene bene. Cosa fanno i nostri dirimpettai? Sono caratterialmente molto vicini a noi, nei pregi e nei difetti, hanno amministrazioni comunali di efficienza mediamente analoga alle nostre, non hanno neanche messo in moto grandi progetti di sostenibilità come invoco io. Eppure hanno coefficienti di riempimento maggiori dei nostri, prezzi medi superiori, stagionalità più lunga. Tutto ciò ottenuto semplicemente badando alla qualità dell’offerta, al sostanziale mantenimento del numero di camere esistenti che non è esploso come da noi, e alla capacità di mantenere degnamente quello che i loro avi hanno consegnato loro. La qualità percepita all’esterno del prodotto Sorrento temo che sia oggi superiore rispetto a quella che offre la nostra isola.

È da qui che dobbiamo ripartire.

 

* IMPRENDITORE TURISTICO

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