POLITICA

L’isola e la parità di genere, la “mappa” delle donne in politica

Analisi del fenomeno limitatamente al territorio ischitano con la voce alle protagoniste. E emerge un dato incontestabile: gli uomini continuano ad avere una “corsia preferenziale”

L’Italia non è un paese facile per una donna che vuole fare politica, ancor più se giovane. Negli anni però il numero di donne presenti nelle istituzioni rappresentative è gradualmente aumentato, anche se troppo lentamente. Per capire meglio questo cambiamento, è importante verificare se e in che misura si stiano facendo spazio le giovani donne in politica.

Nonostante i recenti progressi, la politica Italiana è lontana da una piena parità di genere. In tutti gli organi di rappresentanza la quantità di donne, e soprattutto la qualità dei loro incarichi, continua a non reggere il confronto con gli uomini. Per capire meglio questa situazione, consideriamo, ad esempio, che nessuna donna è stata mai presidente del Consiglio dei Ministri. In media dal 1976 le donne ministro sono state il 10% delle diverse squadre, e solo con il governo Renzi si è ottenuta una parità (50 e 50), anche se temporanea. Le donne ministro nel governo Conte sono il 27%. In Parlamento Maria Elisabetta Alberti Casellati è la prima donna a guidare il senato e per la prima volta nella nostra storia, per due legislature consecutive, un ramo del parlamento è guidato da una donna. Questa, la 18esima, è anche una legislatura record di donne in entrambi i rami: camera (35,71%), senato (34,48%). Solo il Movimento 5 stelle ha, in entrambi i rami, oltre il 40% dei suoi eletti di sesso femminile. Negli enti locali, invece, la situazione è ben diversa. In sole tre regioni su 20 è stata eletta una donna alla guida: Catiuscia Marini in Umbria, Nicoletta Spelgatti in Valle d’Aosta e Jole Santelli in Calabria. Diversa la situazione dei Comuni dove in media il 14% dei comuni italiani sono guidati da donne, in linea con il trend europeo. Guida la Svezia (37%), con Lettonia, Slovacchia, Paesi Bassi, Finlandia e Ungheria a seguire, tutte con percentuali oltre il 20%. 

Il tema della parità di genere nella politica italiana è diventato negli anni una costante del dibattito nazionale. Tra proposte di legge e scelte politiche, nell’ultimo decennio si è cercato in vario modo di affrontare la questione. Dal 2004 ad oggi infatti quasi tutti gli organi di rappresentanza politica del territorio sono stati coinvolti in qualche modo da una riforma che ne hanno modificato il sistema elettorale.  

La legge 215 del 2012 ha infatti introdotto una serie di misure con il chiaro scopo di favorire l’equilibrio di genere negli organi di rappresentanza politica. In particolare sono stati coinvolti dalla normativa tutti i comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti. I correttivi introdotti sono stati i seguenti: Quote di lista (art. 2): nelle liste dei candidati nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misure superiore ai due terzi dei candidati. Doppia preferenza di genere (art. 2): pena l’annullamento delle schede, è possibile esprimere due preferenze (anziché una), purché riguardanti due candidati di sesso diverso. 

La norma va ad affrontare diversi aspetti della questione: da un lato prescrive che nella presentazione delle liste dei candidati nessuno dei due sessi può essere rappresentato con quota inferiore al 33%, dall’altro, nel caso di doppia preferenza espressa, “costringe” l’elettore a individuare due candidati di sesso opposto. Altra norma importante nel periodo analizzato è la cosiddetta Legge Delrio del 2014. La legge riguarda i comuni con più di 3.000 abitanti, affermando che nelle giunte comunali nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%. 

Sull’isola di Ischia

A Ischia sono quattro le donne presenti in consiglio comunale (Carmen Criscuolo, Titti Lubrano Lobianco, Ida De Maio e Giustina Mattera) rispettata anche la quota rosa in giunta con gli assessori Carolina Monti e Liliana Buono. Ancora più rosa il consiglio comunale di Casamicciola che vede sedute tra gli scanni del consiglio cinque donne. Si tratta di Angela Di Iorio, Loredana Cimmino, Nunzia Piro (che tra l’altro è anche presidente del civico consesso). Nel doppio ruolo di assessore e consigliere ci sono Fenina Senese e Nuccia Carotenuto. Ben cinque sono le donne di Barano presenti in consiglio comunale. Si tratta di Emanuela Mangione, Daniela Di Costanzo e Gemma Lombardi per la maggioranza e Clotilde Di Meglio e Maria Grazia Di Scala per l’opposizione. Rispettata anche la quota rosa in giunta con Daniela Di Costanzo ed Emanuela Mangione. A Forio sono quattro le consigliere comunale e due donne in giunta. «La politica è una sfida interessante che, però, troppo spesso è ancora declinata al maschile». A dirlo l’assessore alle attività produttive del Comune di Forio che spiega:  «Negli ultimi anni, però, qualcosa è indubbiamente cambiato. All’interno degli uffici si tende ancora a dare maggiore credibilità agli uomini piuttosto che alle donne. Credo che ciò accada ancora perché i funzionari sono ‘abituati’ ad interfacciarsi perlopiù con i nostri colleghi maschi. La presenza in tutte le giunte ed i consigli comunali di quote rosa, però, è un chiaro segno di come stia cambiando la cultura e la mentalità che vuole solo gli uomini in politica». Da qualche anno, come detto, infatti, sono intervenute le leggi a garantire la presenza di donne nelle liste elettorale. Alcuni meccanismi sembrano essere particolarmente efficaci nello spingere in su la percentuale di donne candidate ed elette. In questo senso, la doppia o tripla preferenza di genere, come le liste alternate, rappresentano gli strumenti che più di altri hanno dimostrato efficacia. Tutti i correttivi inseriti dal 2004 ad oggi hanno contribuito a “velocizzare” (direttamente ed indirettamente) una dovuta evoluzione nella rappresentanza politica. Ora, seppur ad intensità diverse, in ogni organo politico del paese la parità di genere è un tema e ovunque si sono testimoniati dei miglioramenti. Purtroppo però l’impulso e lo stimolo dato dalle norme approvate non può riuscire a modificare altri aspetti che non sono, e non potranno mai, essere toccati da questi meccanismi. In primis il problema dei ruoli apicali: le donne sindaco in Italia sono solo il 14% e, solo per fare un altro esempio, dal 2003 al 2015 le donne presidente di regione sono state solamente 5, due numeri per far capire ancora la lunga strada da percorrere. In secundis le differenze territoriali, specialmente tra meridione e settentrione. Negli anni le politiche per il riequilibrio di genere hanno certamente contribuito a colmare questo gap, ma ancora oggi le quote di elette e nominate nei comuni del sud, per fare un esempio, rimangono inferiori a quelle dei comuni del centro e del nord. Questi due elementi sottolineano che per quanto il legislatore possa tentare di “imporre” paletti correttivi, non è detto che la società viaggi alla stessa velocità. «È triste – ha detto ancora l’assessore Galasso – pensare che sia stata necessaria una legge per garantire la presenza delle donne in politica. Nello stesso tempo credo che l’intervento normativo fosse necessario per tutelare la presenza femminile. Ma non dobbiamo dimenticare che alla fine è l’elettore che sceglie se premiare una donna o un uomo attraverso il proprio voto. Ciò significa, quindi, che al di là della questione di genere anche in politica vince la meritocrazia». 

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