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L’isola, i drink e la movida: quando lo sballo è baby

Inutile far finta di niente, né provare a nascondere la testa sotto la sabbia o voltarsi dall’altra parte. Il problema c’è, esiste, ed è davanti agli occhi di tutti. Perché in fondo basta passare una notte in strada, magari un sabato notte, per rendersi conto di quanto un fenomeno sia terribilmente diffuso. Che sia estate o inverno, ad onor del vero, fa poca differenza: provate a passare a tardissima notte o magari alle prime luci dell’alba all’esterno di una delle poche discoteche ischitane o di qualche abituale luogo di ritrovo per giovani o giovanissimi. Vi sembrerà di essere su un campo di battaglia con ragazzi letteralmente sdraiati a terra o che magari provano a camminare e somigliano nelle movenze più a degli zombi che non ad esseri umani. Qualcuno, addirittura, viene teneramente tenuto sottobraccio dalla sua metà che lo accompagna vista l’assenza di un pilota automatico (potenza dei tempi che cambiano…). Spesso, per fortuna quasi sempre, sono giovanissimi ma maggiorenni ma non mancano anche le circostanze in cui si tratta di persone che non hanno compiuto i diciotto anni. Ed ai quali per legge non dovrebbe, e il condizionale è quanto mai d’obbligo, essere somministrata alcuna tipologia di bevanda alcolica.

Chi scrive ha vissuto un’esperienza davvero particolare ed illuminante qualche anno fa, nel corso di una festa organizzata presso un noto locale del centro di Ischia. Era la sera di Halloween, se la memoria non inganna, e la quasi totalità dei biglietti venduti erano stati destinati ad un pubblico di età compresa tra i 15 e i 21 anni. Lo scrivente si trovava alla porta a far compagnia ad uno degli organizzatori dell’evento e notava con quale scrupolo e precisione si chiedesse il documento di riconoscimento a chiunque – in alcuni casi anche a chi maggiorenne lo appariva palesemente – prima di stabilire se consegnare il ticket per la consumazione alcolico o analcolico. Un controllo ed un filtro già all’ingresso davvero encomiabile. Rimasi sorpreso dal modo con cui molti minori con la scusa della carta d’identità lasciata a casa o nella (presunta) macchina, quasi implorassero la loro raggiunta maturità pur di accaparrarsi il drink. Ma ricordo benissimo, quasi come fosse ieri, soprattutto un particolare: ad almeno cinque-sei giovani fu impedito l’ingresso nel locale sebbene fossero in possesso del ticket acquistato in prevendita. Gli fu rimborsato il biglietto e tanti saluti. Non avevano sedici anni, ad occhio, era da poco passata la mezzanotte ed erano alticci, in un paio di casi addirittura incapaci di intendere e di volere. Nessuno pareva sorpreso e di lì a poco avrei capito il perché. I ragazzini, preso atto del fatto che in discoteca non avrebbero potuto bagnare l’ugola a loro piacimento, avevano fatto “benzina” prima che iniziasse la serata danzante. Ed è chiaro che avevano trovato qualche locale disposto a chiudere un occhio sulla loro età.

Quell’episodio più degli altri aiutò a prendere coscienza di un problema che esisteva e che resta di una gravità inaudita. Poi, tra prole e nipoti che negli ultimi tempi te ne raccontano di tutte e di più ci vuole poco a trarre la debita conclusione: ad Ischia c’è gente senza scrupoli che vende l’alcol ai giovanissimi come fossero tavolette di cioccolata o panzarotti. Non è un caso che negli ultimi tempi i controlli operati dalle forze dell’ordine abbiano portato a pizzicare alcuni esercenti che sono stati pesantemente multati. E che bisogna augurarsi la smettano di proseguire in comportamenti che non esitiamo a definire delittuosi. E poi, beh poi c’è la famiglia che forse dovrebbe pensare a riappropriarsi di un ruolo che oggi forse non ha più. Sempre qualche anno orsono, in molti ricorderanno la paventata petizione per chiedere l’apertura anticipata (decisamente anticipata) dei locali notturni. Troppo facile, un modo per sottrarsi alle responsabilità da genitore usando il pugno di ferro. Che quella isolana sia diventata una società anch’essa malata, non lo scopriamo certo oggi. Che occorra almeno provare a cercare soluzioni, altrettanto. Purtroppo, però, nulla si muove né si muoverà. Potete scommetterci, la vostra puntata sarà al sicuro. Far finta di non vedere, magari, potrà evitare qualche cattivo pensiero ma certo non risolverà il problema. Che, come tanti altri patiti da una comunità ormai non più immune a certi “mali”, finirà inevitabilmente con l’incancrenirsi.

Gaetano Ferrandino

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