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L’isola, il caro benzina e i “tartassati”

ISCHIA. In via Giardini a Serrara Fontana 1 euro e 89. In via Provinciale Forio 1 e 88. Il record l’hanno toccato, nel mese di novembre, un paio di distributori che hanno sforato i 2 euro per la “verde”. Gli automobilisti ischitani hanno la sensazione di trovarsi nella canzone di Paolo Conte “Oggi la benzina è rincarata/ un litro vale un chilo d’insalata” — e non è piacevole. “Spesso controllo sui siti qual è il distributore meno caro ed anche a costo di fare il giro dell’isola lo raggiungo” ammette Giulia, 28 anni e una Ford Fiesta in coda al distributore a Forio direzione Pansa. È tra i meno cari in città, il cartello segna 1.76 euro ma anche qui l’aumento fa borbottare. “I francesi — insinua un automobilista — hanno fatto mezza rivoluzione per molto meno”.

Effettivamente è vero: rispetto ai prezzi d’Oltralpe un pieno sotto sull’isola di Ischia costa circa il 15 per cento in più.  “Ai porti di Napoli e Pozzuoli – dice un automobilista davvero arrabbiato – dovrebbero mettere dei cartelli che avvisano che sull’isola non ci sono distributori di benzina, ma gioiellerie”. Effettivamente sull’isola un litro di benzina costa tra i 1,89 e 1,76. La variazione tra il prezzo maggiore e quello minore è di poco più di 10 centesimi a litro.  Basta prendere il traghetto, attraversare il mare ed il costo della benzina diminuisce. Il prezzo della benzina al litro in uno dei primi distributori incontrati sulla terraferma è di 1,39. Una differenza di quasi 50 centesimi al litro che su un pieno può raggiungere anche 20 euro.

Ma perché sull’isola il costo dei carburanti è così elevato? Non è dato saperlo, almeno con documenti pubblici. Non sono riusciti nemmeno a saperlo i legali di Federconsumatori per l’isola di Ischia che hanno presentato un esposto al Ministero per lo sviluppo economico chiedendo l’adeguamento del costo del carburante sull’isola a tutto il resto d’Italia. Prima di un anno, però, non ci sarà una risposta ufficiale del Ministero. A deciderli, i prezzi, non sono comunque i singoli gestori bensì le compagnie petrolifere. Armati di telefonino i benzinai fanno ogni mattina il giro degli impianti concorrenti, fotografano le tariffe che comunicano poi alla casa madre. Nessuno lo ammetterà mai, ma è così che funziona. Gli importi vengono modificati di conseguenza. Ma le variazioni tengono conto anche delle fluttuazioni del greggio, della posizione, dei flussi automobilistici in entrata e in uscita dall’isola.

A fotografare l’andamento dei prezzi è il sito del Ministero dello Sviluppo economico, dove i gestori sono tenuti a registrare ogni variazione (pena multe salate). Ma la corsa al pieno low cost è facilitata anche dalle app compara-prezzi (Prezzibenzina.it, Infobenzina.com) che mappano in tempo reale le tariffe zona per zona, via per via. Il risparmio è sempre più determinante per i consumatori, per non dire l’unico criterio di scelta oltre alla prossimità geografica. Anche i prezzi troppo bassi, però, devono mettere in guardia l’automobilista. Se si considerano i costi fissi, sotto una certa soglia è semplicemente impossibile scendere a meno di uscire dall’ambito della legalità. In circolazione si trovano sempre più spesso carburanti di provenienza illecita, importati illegalmente, proprio per soddisfare la domanda low-cost. E per gli isolani resta un consiglio per risparmiare: quando siete sulla terraferma, fate il pieno.

Francesca Pagano

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