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L’isola non abbassi la guardia sui disturbi alimentari

di Isabella Puca

ISCHIA – «Sono Paolo Massa e sono uno dei 2 mila, o forse 6 mila, genitori che ogni anno perde un figlio a causa dell’anoressia. I numeri non si sommano, non c’è un centro di ricerca che faccia un sondaggio, ma sappiamo che siamo in tanti». É così che ha iniziato il suo intervento Paolo Massa presidente dell’Associazione “Artemisia una voce per l’anoressia” che, in occasione della giornata del fiocchetto lilla, contro i disturbi del comportamento alimentare, ha organizzato un incontro tra genitori al teatro Polifunzionale. Tanti i progetti della neonata associazione che si sta impegnando, grazie anche a Cinzia De Muro e Lina Starace del direttivo, a raccogliere quante più adesioni possibile per dare così voce ad Artemisia. «L’ anoressia è solo la punta dell’iceberg, -ha detto ai presenti Paolo Massa – in Italia sono in 3 milioni con questa problematica, ma ad avere il disturbo alimentare sono molti di più. Purtroppo però c’è poca informazione in giro. Con il cibo diamo segnali sul nostro modo di essere, e lo spettro di chi soffre di disturbi alimentari è molto ampio». Il primo obiettivo che si propone l’Associazione è quello d’informare, i genitori, i medici di base e i pediatri perché è spesso in fase pre- adolescenziale che può esserci la radice del problema, «quello dei disturbi alimentari è un argomento difficile, abbiamo iniziato a tirare fuori tante idee e una di queste vede coinvolto Tommaso Ariemma un filosofo non convenzionale che tramite la sua materia ci sta aiutando a incontrare i ragazzi. Inoltre io sono personal trainer e quindi con i ragazzi in palestra  proviamo a centrare il discorso. Il programma con i genitori inizia, invece, stasera è importante che si sappiano tante cose, dobbiamo fare passaparola, la voce di Artemisia dovete essere voi».  É recente una lettera che l’Associazione ha inviato al commissario Straordinario dell’Asl Napoli  2 Nord richiedendo personale specializzato che possa arricchire lo sportello già esistente della dott.ssa Cruzzocrea e il prossimo impegno sarà quello di realizzare corsi di formazione per i pediatri, «l’ho vissuto con Misia, è nei primi tre anni di nascita che possono esserci i primi campanelli di allarme, il secondo passo sarà quello di fare un corso di formazione con il dott. Volpe per i medici di base, è assurdo che non conoscano i quaderni della salute, è lì che ci sono le linee guida di questa malattia. Io li ho rilegati perché lì sopra sembra esserci scritta la storia della malattia di mia figlia». Il discorso di Paolo Massa passa attraverso la pericolosità insita nei mass media e, in particolare, dalla moda, «in tanti anni, abbiamo subito tanti messaggi sbagliati, – ha detto ancora –  miss bikini del 1947, Lucia Bosè, aveva delle forme, stessa cosa la Loren negli anni ’50 e guardate miss Italia 2015. Hanno fatto credere alle donne che magro è bello. Prima i sarti facevano gli abiti su misura ora siamo noi costretti a entrare in un abito. Perché le modelle sono anoressiche? Perché così è solo l’abito a risaltare». Il problema di fondo è che i giovani d’oggi sono bersagliati di falsi modelli, dietro le immagini mandateci dai mass media c’è tutto un mercato  e ultimamente pare che stiano aumentando anche i casi di anoressia maschile, e Ischia non è immune. «Lo stato italiano, – ha continuato Paolo – voleva fare una legge contro le modelle anoressiche, ma il presidente de consorzio di moda si è opposto. Appena sarà raggiunto un numero congruo di associati, faremo una proposta di legge per dire basta alle modelle di taglia 38 per 1,80 di altezza». É l’esperienza vissuta da Paolo, Anna e quanti furono a loro vicini durante tutta la malattia di Artemisia, a permettere a Paolo di parlare. Il suo racconto passa attraverso un sistema sanitario impreparato che non ha saputo riconoscere le prime avvisaglie di una dura malattia, «le crisi di panico di Misia erano un primo segnale. Qui a Ischia mancano quelle figure che ti facciano capire quando inizia a comparire la malattia, di centri diurni ne abbiamo forse uno per Regione, a Napoli c’è solo il Policlinico. É lì che si arriva prima che il caso diventi grave, poi dopo si parla di un centro diurno e ci vogliono dai 260 ai 300 euro al giorno. Quei centri scelgono la paziente a seconda del peso e della volontà di curarsi; se non c’è, la terapia non parte proprio. Le liste di attesa sono lunghe anche 3 mesi e si sa, dopo i 3 mesi diventa pericolosissima. Le strutture che lavorano bene poi hanno solo 40 posti. L’ultima fase è quella ospedaliera e lì il problema è legislativo. Misia pesava 30 kg per 1,70 di altezza e la mandarono a casa perché le analisi erano buone. L’ultima fase è quella peggiore perché c’è ancora troppa ignoranza». É proprio contro l’ignoranza che l’Associazione  Artemisia vuole combattere, quella stessa ignoranza che sembra mietere vittime anche quando sembra esserci uno spiraglio di salvezza.

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