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L’isola rimpiange i tempi dei giochi innocenti

Di Antonio Lubrano

Prima che arrivassero i prodotti tecnlogici moderni tipo pc, tablet, playstation, smartphone e quant’altro ancora, con i bambini di oggi  che già a 6-7 anni si ritrovano schiavi di un televisore o di un telefonino, di giochi industriali che ammazzano la loro creatività ma soprattutto il senso di socializzazione, era tutto un altro vivere nello svago spensierato e nella maniera facile di stare insieme, per cui, un raffronto con il passato, può chiarirci tante cose. Un tempo, ai nostri nonni e padri e a noi che scriviamo, nell’età tra i 6 e i 18.anni, bastava davvero poco per divertirsi, per sconfiggere la noia. Bastava  semplicemente che si scendesse  in strada, trovare i propri compagni di gioco, e da lì via con la fantasia. Quanti giochi, quanti sorrisi, quante ginocchia sbucciate, quanti pantaloni strappati, quanti capelli tirati (le ragazze). Ma era così bello, era tutto così straordinariamente reale. Pertanto ci piace fare un passo indietro nel tempo, a quegli anni ’40 e ’50 che hanno caratterizzato la nostra fanciullezza e  gioventù e ricordarci di tutti quei meravigliosi giochi che riempivano le nostre giornate, i nostri pomeriggi. Quante risate, quante corse per gridare quel “libero” che ci avrebbe poi salvati dalla conta, così odiata da tutti. Era il gioco de “Il Nascondino”  o il “Trentuno”che lo praticavamo, maschietti e femminucce, fra i 6 e gli 8 anni di età.  Esso era praticato  nelle strade del paese,  il  gioco del nascondino è molto semplice: si tira a sorte per stabilire chi dovrà essere il primo giocatore che dovrà contare e mentre lui conta, gli altri giocatori trovano dei luoghi adatti per nascondersi. Generalmente, il giocatore deve appoggiare la testa con gli occhi chiusi ad un muro (o altra superficie verticale) in un punto prescelto e contare ad alta voce fino a 31  e quando finisce di contare deve andare a cercare gli altri e tornare per primo al luogo in cui contava  toccando il muro con la mano e urlando “fàttë” (catturato) e  il nome di colui o coloro che ha scovato, che vengono squalificati . Al successivo turno di gioco, in genere, conterà il primo giocatore che è stato catturato. Se un giocatore individuato riesce a toccare con la mano il muro prima del giocatore che contava, può dichiararsi  “mi salvo”, sfuggendo in questo modo alla cattura. Se a raggiungere la tana è l’ultimo giocatore rimasto in gioco, può anche dichiarare “salvo tutti”. In questo caso, i giocatori precedentemente catturati sono liberati e il giocatore che è stato sotto dovrà contare anche nel turno di gioco successivo. MOSCA CIECAUn gioco similare era “La chiesa” con due gruppi di ragazzi, quello di sotto e quello di sopra, ossia il primo destinato ad essere scovato ed acchiappato nei vari luoghi dove ci si nascondeva ed il secondo col mandato di comandare il gioco colrischio di passare sotto se non si riusciva a scoprire tutti i ragazzi del gruppo che per regolamento era composto da 5 membri. Poi c’era l’indimenticabilecampana. Col gesso bianco o addirittura colorato, bisognava tracciare per terra, spesso nella strada pubblica senza traffico, 10 caselle e numerarle, lanciare un sassolino e saltellare nell’apposito quadrato con un solo piede, senza mai toccare le altre caselle, fino ad arrivare al numero 10, ovviamente. Non era affatto facile mantenere l’equilibrio! In questo gioco bello ed innocente si distinguevano  le bambine tra i 6 e gli 11-13 anni. Le ragazzine più grandicelle si facevano ammirare per le trecce e le gonne affiorate. Avvolte ci scappava anche qualche allegra litigarella fra quelle ragazzine più vispe. E come scordare “Lo Strummolo” ? Così affascinante vederlo affusolato,  girare velocemente. Scopo del gioco era proprio quello di farlo girare più a lungo possibile, dopo averlo lanciato con lo spago avvolto. “Lo strummolo” più capace era quello che con la propria punta acuminata riusciva a “ronzare”, grazie anche all’abilità di chi lo lanciava ad arte. Il gioco delle “ figurine dei giocatori” impegnava i ragazzi nelle ore pomeridiane sugli scalini dei sagrati delle chiese dell’isola. IL GIOCO DEL GIRO GIRO TONDO...Si batteva forte sul marmo la propria mano leggermente concavata  al lato del mucchietto delle figurine per farlo capovolgere. Se ciò avveniva il battitore prendeva tutte le figurine capovolte. Ritrovarsi e scambiare poi le figurine vinte, è stato per noi ragazzi dell’epoca sicuramente uno dei passatempi preferiti. Che soddisfazione quando si finiva il proprio album prima degli altri! Ricordate il gioco del Cerchio per le strade senza traffico di Ischia. Il gioco del cerchio era forse quello più diffuso.  Quasi tutti i bambini avevano il loro cerchio che era costituito da un tondino di ferro circolare o da un cerchione di bicicletta. e  veniva guidato da un un’asta di metallo appositamente modellata a forma di U. La bravura dei bambini consisteva nel saper guidare bene il loro cerchio, anche ad una certa velocità, facendo a gara fra di loro. Po vennero i primi Hula Hoop che conquistarono letteralmente  bambine e ragazze. Quanta felicità e spensieratezza Quanta nostalgia per quegli anni, quanta tristezza nel sapere che i bambini di adesso non conoscono e forse non conosceranno mai tutto questo e resteranno chiusi nelle loro camerette con un joypad in mano o un telefono cellulare.

 

                                                                      antoniolubrano1941@gmail.c

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