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L’ombra del Governo sulla tassa di soggiorno

L’isola trema: l’ombra del Governo sulla tassa di soggiorno

Da Roma stanno pensando di “spremere” soldi anche dall’imposta che viene applicata a beneficio dei Comuni. E quello che spaventa è la metodologia di contrasto all’evasione: nel caso in cui il cliente si rifiutasse di pagare, a farlo dovrebbe essere l’albergatore. Ma il provvedimento al varo dei Ministeri di Beni Culturali ed Economia avrebbe anche l’effetto (drammatico) di accrescere il costo della tassa, che addirittura potrebbe non essere più legata alla classificazione delle stelle ma al costo quotidiano della camera. Una sciagura, inutile dirlo, da evitare ad ogni costo…

DI GAETANO FERRANDINO

ISCHIA – In un periodo in cui il turismo è ancora alle prese con una crisi strisciante (nonostante i leggeri miglioramenti che la stagione 2015, a consuntivo, dovrebbe portare rispetto al 2014 la crisi economica rimane una tegola che influisce non poco sul comparto e sul suo fatturato), potrebbe arrivare una nuova brutta notizia che riguarderebbe non soltanto i turisti ma anche e soprattutto gli albergatori, che potrebbero ritrovarsi di fronte ad un vero e proprio salasso, per giunta legalizzato. In un balzello che fin qui è stato destinato esclusivamente agli enti locali – e nello specifico i Comuni – starebbe ben pensando di introdursi anche il Governo centrale, che quando si tratta di spremere cittadini ed aziende non si fa mancare nulla, al punto che di questo passo sarà introdotta anche una tassa sull’aria che respiriamo. L’obiettivo, detto per inciso, è quello di introdurre un rincaro sulla tassa di soggiorno. Un aumento che avrebbe come obiettivo quello di “sfruttare meglio una tassa che finora non ha funzionato” (ovviamente a sentire i soloni che governano da Roma) andando tanto per cambiare a colpire i portafogli dei turisti che soggiornano nei vari alberghi italiani. La lieta – si fa per dire – novella arriva da una fonte (purtroppo) decisamente attendibile, come l’edizione on line del Corriere della Sera, che la lancia come indiscrezioni ma spiega che sarebbero già pronti i necessari provvedimenti per muoversi in questa drammatica direzione. Nel corso degli ultimi giorni i tecnici dei ministeri di Beni culturali ed Economia si sarebbero messi al lavoro per studiare le varie ipotesi legate proprio alla tassa di soggiorno cercando di aumentare significativamente le entrate nelle casse dello Stato. E si sa che notoriamente, in casi del genere, lor signori riescono sempre a partorire qualcosa.

LE IPOTESI CHOC: AUMENTO DELLA TARIFFA O PERCENTUALE

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Ad oggi la tassa di soggiorno, applicata in soli 650 comuni (uno su dieci), porta nelle casse dei sindaci 270 milioni di euro l’anno e per questo i tecnici starebbero valutando varie possibilità. La prima riguarda un possibile aumento del tetto massimo, attualmente fissato a 5 euro a notte a persona – ad eccezione di Roma, dove può arrivare a 7 euro -, ma questa ipotesi sembrerebbe la più difficile da attuare. Un nuovo aumento della tassa di soggiorno, già molto alta se paragonata alle altre capitali europee (un euro e 50 centesimi a Parigi), non farebbe altro che danneggiare ulteriormente la reputazione dell’Italia all’estero, già messa a dura prova dalle condizioni di Roma e dagli “attacchi” della stampa estera. Un’altra possibilità riguarda l’introduzione di un incentivo fiscale che spinga anche altre città a introdurre la tassa di soggiorno, con l’ipotesi di slegarla dal numero di stelle dell’hotel. La soluzione, secondo i tecnici del Governo, sarebbe quindi quella di fissare un importo in percentuale sul costo della camera, riprendendo come esempio l’Olanda. Insomma una serie di prospettive che dal nostro punto di vista non esitiamo a definire assolutamente improponibile, davvero al limite della follia. Si rischia cioè di mettere definitivamente al tappeto un settore come quello del turismo che pure – nonostante tutto – continua a rappresentare una fetta importante e consistente del prodotto interno lordo oltre a garantire lavoro ed occupazione ad un “esercito” di lavoratori.

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PER CONTRASTARE L’EVASIONE PAGHERA’ L’ALBERGATORE

Ma attenzione perché attorno a questa tematica c’è davvero un aspetto serio, non trascurabile ed anzi da tenere in debita considerazione. Nel momento in cui il Governo, nell’incassare la Tassa di Soggiorno, dovesse affiancarsi agli enti locali (non parliamo di sostituire, perché qui andremmo ben oltre la follia…) si porrebbe un problema di natura diversa, e cioè come muoversi per quanto riguarda la lotta all’evasione. Ci sono, e lo sanno in tanti, alcuni alberghi che anche sulla nostra isola non sono in regola con il pagamento di quanto incassato dalla tassa di soggiorno, non avendo provveduto a bonificare l’importo ricevuto dai loro clienti alla tesoreria comunale di pertinenza. Il caso di Casamicciola, a riguardo, è decisamente eloquente, con il Comune che ha dovuto adire le vie legali per ottenere quanto dovuto da alcune strutture ricettive, vicenda questa che vide un’indagine anche da parte della Tenenza della Guardia di Finanza di Ischia. Ed allora, il dubbio che ci assilla è questo: a pagare saranno gli Hotel, e dunque gli imprenditori alberghieri, che così diventeranno come per incanto cornuti e mazziati?

L’ipotesi, sempre secondo quelle che sono le autorevoli fonti giornalistiche che abbiamo citato in premessa, sarebbe più che peregrina e proviamo anche a spiegare il perché. Tralasciando per un istante il possibile aumento della tassa di soggiorno (che già almeno per la nostra isola, ma crediamo che tutto il mondo sia paese, sarebbero peggio di una calamità naturale, e non crediamo di aver sparato un’eresia visto che spesso il crollo dell’economia fa danni pari a quelli di una scossa tellurica), ciò che fa più discutere sono le misure pensate dai tecnici per contrastare i casi di evasione. Sempre secondo il Corriere della Sera, infatti, in futuro saranno gli alberghi a dover pagare la tassa di soggiorno nel caso in cui l’ospite si rifiutasse di farlo, con un ulteriore aggravio sulle spese degli hotel. Se un ospite si dovesse rifiutare di pagare la tassa, quindi, sarà l’hotel a doversi sobbarcare di questa spesa, mettendo soprattutto in difficoltà alberghi indipendenti e di piccole dimensioni. Proprio questi hotel potrebbero ritrovarsi a dover, per necessità, aumentare le proprie tariffe riducendo potenzialmente la propria competitività rispetto all’andamento del mercato. E’ inutile nascondersi dietro un dito, se una tesi del genere dovesse passare, l’effetto sarebbe devastante. In primis, il cliente saprebbe all’origine – dopo l’approvazione di una legge statale – di poter rifiutarsi di versare quanto dovuto all’albergo nel quale alloggia: in fondo, mal che vada, non busserebbero a denari alla sua porta ma a quella di chi ha avuto la “sventura” di ospitarlo. La seconda è che anche sull’isola verde, dove molti titolari o gestori di strutture lamentano il peso della gabella che a loro dire incide e non poco sui flussi (ma qui, francamente, ci sarebbe da discutere con i prezzi che pratichiamo dalle nostre parti), il danno sarebbe tale che potrebbe indurre molti piccoli albergatori – specialmente quelli che si barcamenano e sono col cappio alla gola – a dover alzare bandiera bianca a chiudere inevitabilmente i battenti. Una sciagura, insomma, di quelle che andrebbero evitate ad ogni costo. Ma sulle quali, arrivando ogni eventuale decisione dalla capitale, è facile capire come si stia davvero con le mani legate e non si possa fare altro che attendere. Dopo un’estate che aveva fatto registrare qualche timido segnale di risveglio ad Ischia (che è poi la realtà che territorialmente ci interessa, anche e soprattutto dal punto di vista turistico), potrebbe arrivare una fucilata in grado di uccidere un toro. E, dunque, anche un colosso da tre milioni e mezzo di presenze l’anno…

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