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LE OPINIONI

LO DICO A IL GOLFO «Il vostro giornale e un impegno che si tramanda»

Gentile Direttore Gaetano Ferrandino, sono l’isolano Salvatore Scotti nato nel 1959 ad Ischia. Dopo le scuole medie, mi trasferii con mio padre e la famiglia a Los Angeles per motivi di lavoro del mio genitore Giovanni, imbianchino e artigiano del legno. Era l’anno 1973. Avevo appena 14 anni e salutai Ischia. Vent’anni dopo mi sposai e aprii un piccolo ristorante che chiusi con la prematura morte di mia moglie Marie Todd, avvenuta in un incidente automobilistico. I miei genitori, Giovanni e Anna Maria, erano già deceduti. Rimasi vedovo con tre figli, tutti e tre sposati e felicemente avviati in una buona posizione lavorativa. Quando mi era possibile, venivo spesso ad Ischia per toccata e fuga, anche per salutare i miei parenti, la mia longeva nonna materna a S.Angelo ed ebbi l’occasione di conoscere il vulcanico fondatore e direttore del primo quotidiano nato nell’isola d’Ischia, il carissimo e veramente vulcanico Domenico Di Meglio.

Amato da gran parte degli isolani per il suo impegno giornalistico, la lotta contro i prepotenti della politica e la difesa dei bistrattati e disadattati. Un grand’uomo davvero. Mi piacevano le sue iniziative, la sua rubrica alla pagina due del quotidiano. La sua instancabile lotta per il recupero dei giovani tossicodipendenti nella società. La sua improvvisa morte mi toccò moltissimo in quella triste primavera del 2009. Pensai: ora il GOLFO ha chiuso davvero la sua gloriosa testata. Ed invece rieccolo questo giornale con la sua persona al timone dell’informazione quotidiana. Mi congratulo con Lei, signor Ferrandino e con il suo team di lavoro. Avete indubbiamente ereditato le qualità giornalistiche di Domenico Di Meglio e ricordo la sua attività giovanile proprio in questo giornale nei primissimi anni Novanta. Perché quando venivo ad Ischia non mancavo di acquistare questo quotidiano per leggere tutte le novità di un’isola che mi dette i natali. Sono ritornato ad Ischia di recente, e precisamente nell’agosto scorso, ospiti dei miei parenti a Barano per una settimana per poi far ritorno a Los Angeles dove convivo con una brava donna di origini ischitane. Non so se mi sarà più possibile ritornare ad Ischia. Ma nella mia ultima settimana di ritorno, quanta decadenza ho riscontrato ad Ischia divenuta davvero una “succursale della camorra” come la definì un giornalista de IL MESSAGGERO. L’abuso edilizio, per compromessi con la pagnotta dei soliti politicanti, strade in gran parte rovinate, l’abbandono del cimitero d’Ischia con vecchie cappelle e locali in abbandono, la triste chiusura del glorioso bar Calise e di storiche attività della ristorazione e dell’abbigliamento, il problema dell’allagamento in Ischia Ponte e alla riva Destra al danno di famiglie e commercianti hanno fatto di quest’isola verde un naufragio (in gran parte) rendendola solo una cartolina illustrata nel viale del ricordo. Sono sicuro che Lei, signor Ferrandino e la sua redazione, rafforzati dalla maestria di Domenico Di Meglio, saprete continuare a scrivere contro gli abusi e le prepotenze dei rei, a difendere l’isola verde e a valorizzare la gioventù ischitana impegnata nel sociale. Arrivederci a Ischia, Dio permettendo.

SALVATORE SCOTTI

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