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LE OPINIONI

LO DICO A IL GOLFO «Io e il Covid, la mia esperienza con l’Usca»

In tempi come quelli che stiamo vivendo, con il mondo intero impegnato a fronteggiare un’epidemia che quotidianamente presenta il suo conto in termini di vite spezzate e di comunità messe a durissima prova, fa tanto bene riportare la testimonianza di chi è riuscito a superare la malattia grazie all’opera delle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale introdotte dal decreto 14/2020 del 9 marzo con il compito di gestire la sorveglianza dei malati Covid che si trovano in isolamento domiciliare. 

Una nostra concittadina, che aveva contratto il virus, ha contattato la nostra redazione per raccontare la sua esperienza: nonostante la sua costante attenzione e lo scrupoloso rispetto delle norme di prevenzione, purtroppo la signora era stata colpita dal Covid-19. Pur coi sintomi e il malessere provocati dal virus, le sue condizioni hanno consentito la cura a domicilio, dove la donna è rimasta in isolamento, da sola, fino a quando il tampone negativo ha certificato la fine dell’incubo. La signora ha avuto parole di grande elogio per i componenti dell’Usca che l’hanno seguita costantemente, assistendola quotidianamente nella sua battaglia contro il virus, . «Sono venuti a casa anche durante le peggiori giornate di pioggia per verificare le mie condizioni. Mi hanno assistito in maniera straordinaria», ha spiegato la signora, che ha voluto ringraziare anche il suo medico di base, il dottor Antonio Parisi, oltre ai ragazzi dell’Usca, che pur dopo i tamponi dall’esito negativo hanno continuato a contattare la donna per sincerarsi delle sue condizioni e della positiva evoluzione post-covid. Un esempio di abnegazione e attenzione per i pazienti che testimonia gli effetti positivi e spesso decisivi che tali unità di assistenza posso apportare nella dura lotta contro il virus, e che in tempi cupi come questo è di grande incoraggiamento per tutti: sia per i cittadini in preda ai timori, sia per il personale sanitario che continua la battaglia in prima linea.

L’intervento delle Usca viene attivato dal medico di base che prende in carico il paziente. E normalmente il medico monitora la situazione decidendo la terapia domiciliare adeguata. Ma in certi casi, con sintomi più marcati, interviene l’Usca, con la gestione domiciliare dei pazienti attraverso il consulto telefonico, il consulto video, e attraverso le visite domiciliari di chi non ha bisogno del ricovero in ospedale. Tra i loro compiti c’è anche quello di eseguire i tamponi, almeno in determinati territori. Le unità speciali si occupano anche dei pazienti che sono stati ricoverati e che dopo le dimissioni dall’ospedale stanno meglio. E la testimonianza che abbiamo raccolto dimostra che lo fanno anche dal punto di vista umano, con gentilezza ed empatia. Le Usca sono state create anche con lo scopo di aiutare i medici di famiglia, quelli della guardia medica e i pediatri. Ecco perché da più parti si chiede di rafforzare tali unità: da un lato per alleviare i carichi di lavoro dei medici di famiglia, che possono così delegare una parte del loro lavoro e continuare ad assistere al meglio anche i pazienti non Covid; dall’altra per avere meno pressione sugli ospedali, assicurando una cura più adeguata anche a chi non è ospedalizzato.  

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Rossy

Leggevo l’articolo e mi sembrava di vedere la fiction Doc trasmessa alla tv poco tempo fa, dottori, infermieri, primari, tutti a prendersi cura ma seriamente cura dei pazienti. Questo articolo ti apre il cuore alla speranza. Bravi.

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