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CULTURA & SOCIETA'

“Lo sguardo di Clizia”, tra mito e letteratura il murales del “Mennella”

Con quest’opera gli studenti dell’ indiirizzo turistico si sono aggiudicati il primo premio al concorso di Toponomastica

S’intitola “Lo sguardo di Clizia” e fa bella mostra di sé sulla parete che dà sulle scale d’ingresso dell’Istituto Mennella di Via Lavitrano a Forio. Non è un semplice murales, ma un lavoro realizzato dagli studenti  di tre classi dell’indirizzo turistico che è valso loro il primo premio al concorso nazionale di Toponomastica femminile.

Un lavoro realizzato in quattro giorni, prima delle lunghe vacanze di Pasqua, con l’ausilio dei professori Alfano, Tessitore e Mattera che hanno proiettato in un mondo dove arte, letteratura e suggestioni s’incontrano. Clizia è una ninfa della mitologia greca, ripudiata dall’amato, il Dio Apollo, viene raffigurata mentre si compie la sua trasformazione in girasole. Secondo il pensiero comune, il girasole è  un fiore sempre rivolto verso il Sole, ma in realtà, questo fiore dà le spalle al sole per non far seccare il polline al suo interno. Dal mito alla letteratura con Montale e la sua Imma Brandeis, donna amata dal poeta che, nei suoi mottetti compare proprio con lo pseudonimo di Clizia.  Nella sua poetica, Montale, fa di Clizia un oggetto del desiderio mai raggiunto: la donna, ebrea, scapperà infatti a New York per non essere perseguitata, ma nonostante le tante lettere d’amore, Montale non la raggiungerà mai. Dopo un’ attenta analisi del Mottetto VIII i ragazzi hanno individuato gli elementi formativi della poesia: il muro, l’alba, per poi decidere di rappresentarli da sinistra verso destra seguendo la filosofia di Kandinsky.

E così, sul muro d’ingresso della loro scuola c’è una donna, Clizia, rappresentata nell’atto di scendere le scale e c’è Montale, raffigurato invece come una figura statica, fermo, in cima alle scale che regge tra le mani un carteggio che ripropone la sua poesia. A tutto una spiegazione, anche negli abiti con cui sono rappresentati i personaggi del disegno: la donna veste abiti succinti, è una ninfa rappresentata nell’iconografia classica senz’alcun indumento. L’opera è polimaterica (ovvero realizzata su fondi diversi – ruvidi, lisci – materiali applicati sul muro, etc.) ed è realizzata in tecnica mista cioè con tipi di colore diversi: le ragazze hanno impiegato strumenti diversi a seconda le loro capacità realizzative, pertanto sono stati impiegati: pastelli ad olio per i fiori, tempera acrilica passata a pennello per il cielo e i raggi dell’alba, pennarello per la poesia, spruzzi di brillantinato per i riflessi dell’alba, etc. Clizia al suo passaggio genera dei fiori perché la donna è destinata a generare la vita. Questa  quarta edizione del concorso era dedicato alla figura della dott.ssa Lucia Mazzella, scienziata e biologa ischitana.

Lucia si dedicò in particolare allo studio delle microalghe diatomee e macroalghe, luoghi di ricerca furono la Grotta del Mago e il Porto d’Ischia. Successivamente indirizzò i suoi studi su sistemi a fanerogame marine del Mediterraneo, diventando uno dei migliori esperti internazionali. In particolare fu fulcro degli studi internazionali sulle praterie di Posidonia Oceanica nell’isola d’Ischia. Fu lei a portare avanti, con uno studio di fattibilità, finanziato dal Ministero dell’Ambiente, dell’Area Marina protetta “Regno di Nettuno”. Autrice di circa 130 pubblicazioni su riviste specializzate internazionali. A lei è intestata la strada che va dal Cantiere al Laboratorio di ecologia marina e una Sala del Laboratorio stesso.

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