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Lo sport come una via d’uscita, basta non porsi dei limiti

Ischia – «Lo sport è il miglior antidoto per una vita sana, ti aiuta con gli altri, con te stesso, è un modello di vita». Gianni Sasso nasce a Ischia nel settembre del 1969 e dedica tutta la sua vita allo sport, «fin da piccolo ho sempre amato il calcio, era la mia vita, il mio sport preferito. A sedici anni, persi una gamba a causa di un incidente stradale e capii che il calcio non poteva essere più il sogno della mia vita, ma che sarebbe rimasto lo stesso il mio sport». Già dopo alcuni mesi dall’operazione Gianni era in campo, attorniato dagli amici di sempre, con le stampelle e una voglia di giocare immensa «i primi tiri più che farli li ho presi in faccia, – racconta Gianni – e pur di stare in campo accettai di giocare in porta, su di una sola gamba e senza stampelle. Dopo un paio d’anni imparai a stare bene in equilibrio, a stoppare e anche se con una sola gamba, ho ritrovato il calciatore di sempre». Ma una parte della forza di Gianni proviene da tutti coloro che gli sono vicino e dalle prime soddisfazioni da atleta a tutti gli effetti, raccolte con la vittoria di tornei di calcio amatoriale. Dal calcio, per tenersi in forma, è passato poi alla corsa, il suo secondo amore, e da lì una scommessa partita dagli amici per la sua partecipazione ad una maratona. «La prima maratona a cui ho partecipato è stata nel 2008 a New York dove solo alla fine seppi di aver strappato il record mondiale di maratona di categoria a Fabrizio Macchi migliorandolo di 44’ con 5h05’44’’ e l’anno dopo, nel 2009 a Chicago ho ulteriormente abbassato il record con 4h e 38’. Non mi sono mai fermato – continua Gianni – ho corso chilometri e chilometri, senza pensare di avere limiti». La preparazione alla maratona di Amsterdam ha visto Gianni allenarsi fin dalle prime ore del mattino, un allenamento duro, su strada, «mi sono sentito forte, sentivo una sana competizione con i normodotati che mi ha dato ancora più forza e a quel punto nessun’ostacolo poteva fermarmi». Da lì l’avventura con il triathlon e un sogno che sta per diventare realtà: le Olimpiadi di Rio. La vicenda di Gianni Sasso è da esempio per tutti, la sua corsa alla vita non si mai fermata, ha sempre guardato avanti ritrovandosi a far più curve del previsto sulla stessa strada che per molti scorre dritta. La voglia di vivere, gli abbracci e il conforto degli amici, la capacità di non sentirsi estraneo al proprio corpo sono stati elementi fondamentali, «basta non porsi dei limiti. Solo così lo sport può essere davvero una via d’uscita, un modo di dare tanto a se stessi e agli altri». ISPU

 

 

 

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