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L’ombra della Procura sulle concessioni demaniali

L’iniziativa di Maria Antonietta Troncone a Santa Maria Capua Vetere si inserisce nel braccio di ferro tra Europa e Italia: una concessione sprovvista di tutti gli adempimenti in regola sarebbe da configurare come occupazione di suolo abusivo e dunque non prorogabile. Un modello che, se esportato, farebbe tremare anche l’isola

E’ una vicenda che negli ultimi tempi sta facendo discutere e non poco ed alla quale la nostra isola guarda con estremo interesse ed anche con un pizzico di ansia. Quando si parla di concessioni demaniali, su un territorio ricco di stabilimenti balneari (presenti praticamente in tutti i sei Comuni), non potrebbe essere diversamente. Lo stato dell’arte è chiaro, lo Stato italiano ha parlato apertamente di proroghe, la Regione Campania nel caso di specie andò in questa direzione nello scorso dicembre intendendo ogni concessione prorogata fino al 9 maggio 2021 causa pandemia. Una data, questa, che però è dietro l’angolo e che dunque a breve riproporrà inesorabilmente il problema. Che nasce, lo ripetiamo, da un braccio di ferro tra Comunità Europea e Governo. Da Bruxelles non vogliono sentire ragioni e la linea è ormai chiara: stoppare definitivamente le proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime. Da Roma sono altrettanto perentori: il decreto rilancio estende le predette concessioni fino a tutto il 2033. Un bel casino, per farla semplice, che tra l’altro ha messo in condizione anche alcuni Comuni di casa nostra di doversi muovere in maniera magari “impropria”, ma ovviamente seguendo le indicazioni “tricolore”.

Maria Antonietta Troncone
Maria Antonietta Troncone

Il problema è che in questo conflitto adesso irrompe anche l’autorità giudiziaria, nello specifico la Procura di Santa Maria Capua Vetere, fissando dei capisaldi che laddove fossero esportati farebbero venire la classica “pelle d’oca” anche a molti gestori di stabilimenti di casa nostra. La dott.ssa Maria Antonietta Troncone, infatti, ha iniziato a puntare la sua attenzione sulle occupazioni di costa nell’asse territoriale che comprende Mondragone, Castelvolturno, Sessa Aurunca e Cellole. Di fatto i magistrati hanno ben pensato di provare a fare ordine visto il contrasto insanabile tra Europa e Italia. Il procuratore Troncone allora ha chiesto ai suoi investigatori di muoversi ed iniziare a controllare minuziosamente ogni concessione demaniale. Una notizia, questa, anticipata nei giorni scorsi dal quotidiano economico-finanziario Italia Oggi. A dare un’accelerazione a questo screening, a quanto sembra, sarebbero state alcune anomalie accertate lungo il litorale domizio, dove i titolari di alcuni stabilimenti sono stati trovati sprovviste di polizze fideiussorie e con altri adempimenti che non erano stati onorati prima che i contratti andassero effettivamente a scadenza. E attenzione perché questo costituisce un problema, dal momento che il procuratore Troncone vuole che venga verificata “l’esistenza di un valido titolo confessorio vigente al momento del controllo e non già scaduto e oggetto di un’asserita proroga automatica”, circostanza tassativamente vietata dalla Bolkenstein. Ed il divieto sarebbe sempre di quelli sostanziosi dal momento che è palese ed acclarata la prevalenza della fonte comunitaria rispetto a quella nazionale. Se tutti gli atti e gli incartamenti, insomma gli adempimenti, secondo la procura sammaritana ci si troverebbe davanti ad un’occupazione abusiva delle aree demaniali per i gestori dei lidi.

Ora il lettore si chiederà dov’è il problema. Se la linea di indirizzo sostenuta da Maria Antonietta Troncone dovesse fare proseliti (e tutto sommato secondo qualcuno ha anche solide basi) è chiaro che il problema ce lo ritroveremmo anche in casa nostra. Perché vorrebbe dire che una proroga la si può concedere nel momento in cui ci sia effettivamente una “corrispondenza” tra Comune e soggetto gestore. E per questo occorrono una serie di requisiti tra cui il DURC in regola, il pagamento dei canoni effettuato, la legittimità della struttura, rimanere nei limiti della quadratura, essere a norma con gli scarichi e tanto altro. Non crediamo che bisogna andare troppo lontano per capire che non sarebbero tantissimi quelli che potrebbero esibire un “palmares” completo e che quindi, se il modus agendi dell’autorità giudiziaria di Santa Maria Capua Vetere dovesse produrre un effetto domino, sarebbero parecchi a Ischia a non dormire certamente sonni tranquilli. Insomma, una nuova “nube densa” che si appresta all’orizzonte dopo che già di recente, ad esempio, il Garante aveva espresso parere negativo sulla delibera di giunta dello scorso dicembre con cui il Comune di Casamicciola Terme aveva disposto l’attivazione del procedimento per l’estensione della durata delle concessioni di beni del demanio marittimo con finalità turistico-ricreative in favore dei concessionari esistenti, sulla base di quanto previsto dalla legge 145/2018 (che ha disposto un nuovo termine di scadenza al 31 dicembre 2033), e dal decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 (il cosiddetto decreto-rilancio), nella parte in cui tali norme si riferiscono, confermandolo, al meccanismo di proroga ex lege delle concessioni demaniali marittime. Un segnale chiaro di come la situazione sia ancora poco chiara per non dire confusionaria. Ecco perché aggiungere un posto a tavola non è proprio il massimo della vita. Soprattutto se a sedersi è la magistratura.

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