CRONACAPRIMO PIANO

L’onda della corruzione sulle vie del mare

44 indagati e 10 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari (tra questi l’ad di Alilauro Gruson, Salvatore Di Leva), nel mirino le concessioni marittime che sarebbero state ottenute in maniera illegittima. Indagati anche Salvatore Lauro e la funzionaria regionale Lorella Iasuozzo, sullo sfondo anche l’ombra della camorra

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L’onda della corruzione si abbatte sulle vie del mare. Un gioco di parole con una leggera venatura di ironia, che però è più che sufficiente a spiegare e sintetizzare al meglio gli effetti di una clamorosa inchiesta giudiziaria che si basa tutta su un teorema accusatorio abbastanza semplice: esisterebbe di fatto un cartello di imprenditori marittimi che avrebbe ottenuto in maniera illecita le concessioni. O meglio, per raggiungere l’obiettivo avrebbero fatto una serie di elargizioni di varia natura consistenti soprattutto in tessere per viaggiare gratis sulle varie tratti. Ma, attenzione, non sarebbero mancate anche dazioni di denaro consegnate rigorosamente lontano da sguardi indiscreti. Una vera e propria bomba con le ipotesi di reato che spaziano da corruzione a turbativa d’asta a traffico di influenze illecite. E che ha portato all’emissione di dieci ordinanze di custodia cautelare, tutti agli arresti domiciliari. E tra gli indagati eccellenti – in tutto sono 44 i soggetti coinvolti a vario titolo in questa indagine condotta dai pubblici ministeri Giuseppe Cimmarotta e Henry John Woodcock – figura anche l’armatore ischitano (e già senatore della Repubblica) Salvatore Lauro. Nei suoi confronti in ogni caso, così come in quelli del patron di MSC Gianluigi Aponte, non sono state adottate misure di alcun tipo non avendo formulato i pm alcuna richiesta. L’accusa avrebbe ipotizzato che per ottenere le concessioni nell’area compresa tra la costiera sorrentina e le isole del Golfo sarebbe stato consegnato anche denaro, che veniva nascosto tra le cassette di limoni, in omaggio ad un prodotto tipico dell’area oggetto dell’attività investigativa.

Salvatore Lauro

Diciotto le persone raggiunte da misure cautelari di varia natura e tra questi c’è un altro nome decisamente conosciuto dalle nostre parti: è quello di Salvatore Di Leva, 66enne imprenditore sorrentino amministratore delegato della Alilauro Gruson, che è finito agli arresti domiciliari. Ad Aponte, sempre originario di Sorrento ma da anni residente in Svizzera, vengono contestati i reati di corruzione e traffico di influenze illecite: secondo i pubblici ministeri, in concorso con altri soggetti indagati, sarebbe coinvolto nella redazione di due anni finalizzati a consentire l’ingresso nel porto di Massalubrense di due motonavi, la “Apollo” e la “Delfino I” di proprietà di società riconducibili allo stesso Aponte ma anche a Di Leva, andando così ad eludere l’ostacolo rappresentato da un’ordinanza della capitaneria di porto di Castellammare di Stabia che vietava l’approdo in quel porto a navi di lunghezza superiore a 15 metri. Il traffico di influenze illecite riguarderanno il trasferimento e l’assegnazione di personale che gli investigatori definiscono “compiacente” nelle capitanerie di porto di Massa Lubrense e Amalfi. Va anche sottolineato che nel pomeriggio di ieri il portavoce di Aponte ha diffuso una nota nella quale si legge che l’armatore si ritiene completamente estraneo ai fatti e lo stesso giudice ha ritenuto che non ci siano indizi su un suo contributo. Resta in ogni caso fiducioso sull’attività della magistratura”.

Il pubblico ministero Henry John Woodcock

Nel frattempo, ecco chi sono le altre persone sottoposte al regime degli arresti domiciliari: Fabio Gentile (25 anni, imprenditore marittimo), Aniello Formisano, (66 anni, funzionario regionale), Rosario Marciano, (61 anni, nella veste di funzionario regionale), Liberato Iardino, (57 anni, nella veste di funzionario regionale), Luigi Casola, (68 anni, nella veste di presidente del CdA Coast Lines srl), Marcello Gambardella, (53 anni, imprenditore marittimo), Giovanni Provenzano (51 anni, sottufficiale della Guardia Costiera), Aniello Portoghese, (49 anni, architetto), e Francesco Cimmino, (50 anni, architetto). Ci sono poi un’altra serie di provvedimenti e anche qui non mancano le sorprese: è stata disposta l’interdizione di un anno dai pubblici uffici e l’obbligo di firma a carico di Pasquale Camera (pubblico ufficiale della Capitaneria di Porto) e Lorella Iasuozzo (dirigente regionale).Quello della Iasuozzo è un altro nome decisamente conosciuto sulla nostra isola, almeno dagli addetti ai lavori: a più riprese infatti si è occupata di problematiche e tematiche legate ai trasporti o anche alle aree portuali ubicate sul territorio ischitano con un ruolo spesso anche di primo piano in quanto a potere decisionale vista la carica ricoperta.

La dirigente regionale Lorella Iasuozzo

Per il resto il solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria riguarda invece Antonio Giannetto (comandante dell’ufficio marittimo del porto di Amalfi) e Achille Giglio (funzionario regionale), Cosma Amendola e Vincenzo Cosenza (imprenditore). Le indagini hanno fatto emergere gli interessi del cartello sugli approdi di Castellammare di Stabia e le protezioni che avrebbe goduto da parte di un uomo, A. R., residente a Sant’Agnello e ritenuto collegato al clan D’Alessandro. Non a caso in questa vicenda – così come si evince dall’ordinanza firmata dal gip – non sono mancati nemmeno episodi preoccupanti come quelli legati a talune minacce – arrivando a configurare finanche l’intervento della camorra – tra un imprenditore e il comandante di una motovane, intercettate dagli inquirenti e finalizzate a impedire la vendita di biglietti per le gite via mare nella Grotta dello Smeraldo, gioiello della Costiera Amalfitana.

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