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“Lucerna Mortis”, grande affluenza per la prima edizione

di Isabella Puca

Barano – Si sono dati appuntamento alle 10:00 in punto nella piazza di Buonopane per dar vita a “Lucerna Mortis” una mattinata alla scoperta del borgo di Moropane, una bellissima iniziativa organizzata dalla Scuola del Folklore e dal suo presidente Filippo Florio. Una manifestazione che esaltasse questo magnifico borgo, fin ora, non era mai stata organizzata e a giudicare dal grosso numero di persone che, in massa, ha partecipato all’evento, la voglia di riscoprirlo era davvero tanta. L’intento della manifestazione era proprio questo, valorizzare l’antico borgo contadino attraverso un percorso itinerante tra le antiche cantine, la degustazione di prodotti tipici e, a fine mattinata, un gustoso pranzo del contadino. Lucerna Mortis, il titolo dell’evento, indica il primo nome del borgo così chiamato perché pare che sorgesse un cratere, lucerna appunto, poi estinto (mortis).  Altri, invece, sostenevano che “Lucerna mortis” derivasse dai baluginii delle abitazioni che i pescatori dai Maronti vedevano in lontananza nelle loro battute di pesca notturna e che a distanza sembravano piccole lucerne votive. La spiegazione dell’ etimologia del termine è stata affidata a Emanuele della Platypus Itinerary; il gruppo, riunitosi dinanzi allo splendido maiolicato ha potuto così apprendere non solo le derivazioni del nome, Moropane, ma anche le tradizioni della località, raffigurate proprio lì in piazza: la ‘ndrezzata, e ‘a vattut e l’astec, rappresentata dalla Scuola del folklore con una bellissima danza quasi alla fine della mattinata. Il gruppo si è poi mosso verso una delle tante cantine del posto; per raggiungerla ha oltrepassato vicoli stretti, inediti e fatto visita a una  bellissima quercia secolare. Arrivati in cantina tra la degustazione di vino, salumi e marmellate di Ischia salumi si è parlato di tradizioni e torchiatura e della macerazione al naturale del mosto a contatto le bucce, una tecnica particolare per il vino rosso che, per chi non usa metabisolfito, consiste nel rimestrare ogni 3 ore circa, notte compresa, per far sì che il vino non si inacidisca. Ancora musica e danza popolare da parte della scuola del folklore per poi dar vita a un altro momento della mattinata tenutosi dinanzi alla Chiesa di San Giovanni Battista dove ci si è soffermati sui tetti a botte o a forma di piccole cupole emisferiche delle case, dette a carusiello, attingendo dalla cultura architettonica greco-araba.  Un tempo le case venivano infatti realizzate secondo canoni ben precisi. La sagoma veniva preparata con un’intelaiatura di pali di castagno su cui venivano appoggiati i “penicilli” , che si ricoprivano con un manto di creta e pietra pomice. Terminata questa fase, il proprietario issava di buon’ora una bandiera: era il segnale con cui si chiamavano a raccolta parenti, amici, vicini, compagni. Tutto il paese era coinvolto e felice di dare il proprio contributo alla realizzazione finale della nuova abitazione. Coloro che partecipavano, portavano un puntone, un palo di pioppo con una parte più larga, che serviva per comprimere il lapillo bagnato da calce bianca viva, fino a renderlo impermeabile. Tale fatica durava per tre giorni, giorno e notte ininterrottamente, ore che i puntunari scandivano cantando, raccontando aneddoti o intonando filastrocche. Chi sapeva suonare uno strumento accorreva ed è proprio da qui deriva ‘a vattuta e l’asteche.  Risaliti su via Terone, un’antica stradina da dove è stato possibile vedere i tetti a cupola delle case, un transfer ha accompagnato il gruppo a Toccaneto dove, tra salumi, formaggi e la tipica insalata cafona che veniva mangiata durante la vendemmia, si è tenuto il pranzo del contadino e il ballo finale con la simulazione della vattura. Questa mattinata ha dato la prova di come Buonopane sia un paese dove ancora oggi si mantengono ben salde le tradizioni, importante è conoscerle e tramandarle alle future generazioni.

 

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