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Tra luci e ombre, il day after della Festa di Sant’Anna

Fare l’analisi il giorno dopo è sempre materia difficile e complessa. Perché, in fondo, parliamo della Festa di Sant’Anna sulla quale comunque c’è sempre chi trova qualcosa da discutere, rappresentasse pure la perfezione (atteso che esista). E così anche al termine di questa ottantacinquesima edizione, decisamente la più surreale – vedere uno spiegamento di forze dell’ordine che ti impedisce il passaggio e ti lascia proseguire dopo aver perquisito i tuoi zainetti sa tanto di ingresso allo stadio piuttosto che in una cornice naturale – ecco che vogliamo comunque cimentarci con quelle che sono una serie di impressioni. Che soggettive sono e tali restano e dunque non devono necessariamente essere condivise, tutt’altro.

TRA RISPO E LA CALOGERO SPUNTA UN SUPER CLAUDIO IACONO

Impossibile, in apertura, non soffermarci sul conduttore della festa, che ha fatto un figurone e si è reso artefice di una straordinaria performance. No, che avete capito: non ci riferiamo affatto a Patrizio Rispo, che in quel contesto è stato letteralmente surclassato e relegato al rango di comparsa, e nemmeno a Fiorenza Calogero o Elena De Curtis quanto piuttosto all’ischitanissimo Claudio Iacono che ha tenuto il palco con simpatia, ironia, maestria e soprattutto lasciando il segno senza comunque essere invadente. Una prova sontuosa, apprezzata da tutti: ecco, se l’unanimità per l’edizione 2017 della Festa a Mare doveva esserci, è arrivata proprio per il nostro concittadino. Per la serie non tutti i mali vengono per nuocere: senza rinvio su quel palco sarebbero saliti Gigi & Ross, che pure di Sant’Anna magari non ne sapevano una beata minchia, e magari il buon Claudio sarebbe rimasto a guardare dietro le quinte. Ecco, il ragazzo – peraltro nostro valido collaboratore nelle pagine sportive, a dimostrazione di una versatilità non da poco – è uno di quelli che certamente dopo questa esperienza non potrà mai maledire il rinvio disposto dagli organizzatori.

COSTRUITE A TEMPO DI RECORD, MA CHE BELLE LE BARCHE

Un’altra nota lieta arriva, al netto di vincitori e vinti, dalla qualità delle barche allegoriche in gara. Erano tutte di buona fattura e non a caso il fatto che – caso forse più unico che raro – non ci sia stato un solco devastante tra la prima e l’ultima – è un chiaro segnale di come effettivamente anche il compito dei giurati non sia stato dei più agevoli. Così come ci sono piaciute molto le lamentele, i sospetti e le critiche del giorno dopo, che se non altro fanno capire che lo spirito dei “tempi andati” c’è ancora: Forio non ha gradito il secondo posto e anche il fatto che il Premio Domenico Di Meglio (quello sancito con l’applausometro della giuria popolare, dagli scogli insomma) sia andato ad Ischia, Lacco Ameno ha contestato in maniera forte e dura la terza piazza, Casamicciola ha un diavolo per capello e proprio non digerisce l’ennesimo quarto posto. Segnali di malessere da giorno dopo, o in alcuni casi esternati già a caldo nell’immediatezza, che però un aspetto positivo ce l’hanno, mostrando quanto tengano alla competizione quelli che sono i veri protagonisti e cioè i costruttori di queste suggestive zattere. Bene fuochi e incendio del Castello, l’assolo di chitarra elettrica di Matteo Di Meglio in mezzo al mare era un’opera d’arte ma probabilmente eccessivamente di nicchia: ecco perché qualcuno ha finito col gradire, qualcun altro un po’ meno. L’esibizione non si discute, sul contesto e la location in cui è stata effettuata si può discutere. Tanto alla fine il talento è l’unica cosa del musicista che nessuno si azzarda a contestare, e allora ci può stare tutto.

LA FESTA “LAST MINUTE” RESTA IL MALE MAGGIORE

Fin qui abbiamo parlato di quello che funziona, è anche opportuno allargare il nostro raggio d’azione per capire non certo quello che non ha funzionato quanto piuttosto quello che si può migliorare. Il problema dei tempi con cui si organizza la festa resta sempre il nodo cruciale. Anche ieri tutti a rimarcare come quest’anno a partire da ottobre ci si riunirà tutti, ma proprio tutti, per cominciare ad organizzare e pianificare al meglio un evento che chissà perché viene sempre concepito (scusate il gioco di parole, visto che Sant’Anna è la madre delle partorienti) quindici giorni prima del suo svolgimento. Sarà pur vero che spesso ci si ferma ad aspettare fond, finanziamenti e contributi che sembrano non arrivare mai, ma alla fine visto che di riffa o di raffa la Festa comunque si fa allora non si capisce perché non ci si muova per tempo. E poi, di grazia: si può sapere ad Ischia dove vanno a finire i soldi che si incassano per la tassa di soggiorno? Sarebbe veramente carino e simpatico se qualcuno si prendesse la briga di far calare l’alone di mistero che da troppo tempo aleggia su questa inquietante questione.

L’ETERNO CONFLITTO TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

Un altro aspetto che di fatto ha spaccato la “critica” in due riguarda il giusto equilibrio tra la tradizione che deve conservare una manifestazione che ormai si svolge da 85 anni e quel tocco di innovazione e modernità che si vuol provare a dare. L’impressione di chi scrive – condizionata presumibilmente, nonostante un life style non proprio da attempato, dalla questione anagrafica – è che certe cose non vadano toccate. La Festa è sempre piaciuta così e in fondo piace ancora. I direttori artistici che si sono succeduti negli ultimi anni, forse, hanno avuto sicuramente una buona dose di coraggio nel provare a lasciare la propria impronta su un qualcosa di fortemente consolidato da quasi un secolo. E’ chiaro che i risultati in alcuni casi sono passati inosservati, in altri sono piaciuti, in altri ancora hanno fatto gridare ad una sorta di “anatema”. Il coraggio e la voglia di osare sono una caratteristica che abbiamo sempre apprezzato nell’indole umana, un po’ meno la voglia di utilizzare un pezzo di storia come la Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna per trasformarla in una sorta di laboratorio dove creare o provare nuovi esperimenti. A proposito, imporre la propria personalità ed il proprio credo, giusto per intenderci, è diventata una costante soprattutto da quando alle barche vengono imposti dei temi. L’accostamento tra Totò e Cenzino Di Meglio, in fondo, non è affatto banale e sorprende ben poco. Noi, se proprio potessimo scegliere, opteremmo per liberare la fantasia dei costruttori, certi che il risultato non potrebbe che  essere ancora più pregevole.

EVENTO NON STUDIATO PER LE TV, COSÌ NON DECOLLERÀ MAI

Un altro appunto, quello che resta una nota dolente della Festa e che a nostro modesto avviso ne limita anche la diffusione in termini di comunicazione e visibilità. L’evento non è assolutamente studiato per favorire una diretta televisiva che pure ormai va avanti ininterrottamente dal 2006 e parliamo di undici anni undici. Non è possibile, dinanzi ad un evento del genere, che non si possa piazzare una telecamera a destra piuttosto che a sinistra perché bisogna sistemare due sedie. Insomma, chissà se prima o poi si riuscirà anche a compiere l’agognato salto di qualità, pardon di mentalità, in tal senso. Questa, forse, è da considerare a tutti gli effetti una missione impossibile. Ultima chiosa sulle polemiche scaturite dal rinvio ad una giornata come quella di lunedì 31 luglio. Tra chi la vuole cotta e chi la serve cruda, la verità è che – ironia della sorte – non siamo riusciti a capire dove la verità stessa risieda. E allora preferiamo astenerci, confidando nella vostra umana comprensione. Arrivederci Sant’Anna, allora, perché tra mille dubbi c’è una certezza incrollabile: il 26 luglio 2018 ad Ischia Ponte – comunque vada – sarà di nuovo festa.

Gaetano Ferrandino

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