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Lucianna De Falco, alla Mostra di Venezia con Ischia nel cuore

Gianluca Castagna |  Ischia – In una palazzina di borgata si intrecciano le vite di uomini e donne sospesi tra il tragico e la speranza, la piccola delinquenza e l’eroismo popolare.
Criminali, affaristi, palazzinari: un lucido affresco della Roma contemporanea dove il potere corrotto irrompe e contagia ogni angolo di periferia. E’ il microcosmo de “Il contagio”, nuovo film di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, proiettato in questi giorni alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia alle Giornate degli Autori. Storia corale con tanti bravissimi attori del nostro cinema: Vinicio Marchioni, Anna Foglietta, Maurizio Tesei, Vincenzo Salemme. E poi c’è lei, Lucianna De Falco, in questi giorni al Lido per presentare non uno ma due film. In Concorso per il Leone d’Oro c’è anche l’attesissimo “Ammore e malavita”, la camorra in musical vista dai Manetti Bros.
Abbiamo raggiunto l’attrice isolana a pochi giorni dall’anteprima de “Il contagio” e già pronta ad un secondo red carpet.
“Il contagio”, a cui tieni molto, è stato presentato alle Giornate degli autori.
Il film di Botrugno e Coluccini è tratto un bellissimo romanzo di Walter Siti, autore di cui oggi si parla molto. E’ il ritratto amaro di una borgata romana che diventa periferia del mondo tra malaffare, solitudini, violenza, avidità e potere. Un contagio non solo geografico, ma umano, tra centro e periferia. La sceneggiatura, scritta dai due autori insieme a Nuccio Siano, si allontana dal libro, specie nella seconda parte, quando uno dei personaggi centrali, Mauro, fa il salto dal piccolo spaccio di quartiere e va a vivere in centro, coinvolto nella gestione di una cooperativa che ruba fondi pubblici dietro la facciata dell’aiuto ai migranti. I personaggi sono tanti e tutti legati tra loro. Un’esperienza professionale molto importante che ho condiviso con attori fantastici: Vinicio Marchioni, Anna Foglietta, Vincenzo Salemme, Giulia Bevilacqua.
Parlami del tuo personaggio.
Flaminia, sposata con un ultrà romanista, violentissimo. Anche lei chiusa in questa sorta di alveare dove brulicano tutti i personaggi del film. Alla fine troverà la forza di denunciare il marito. Per le donne c’è sempre una possibilità di riscatto, i personaggi femminili rappresentano tutta la speranza del film.
Com’è stato lavorare con Matteo Botrugno e Daniele Coluccini?
Avevo visto il loro film d’esordio “Et in terra pax”, mi era piaciuto tanto per cui sono stata molto felice quando mi hanno scelta. Sono due registi accoglienti, amorevoli, sanno quello che vogliono. E quello che vogliono coincide esattamente con il mondo a cui tu, come interprete, aderisci.
“Il contagio” è stato molto applaudito dal pubblico, mentre la critica si è spaccata.
Il film è diviso in due parti, molto nette e precise. Nella prima è un film corale, caldo, con delle scene di grande intensità che mi hanno emozionata anche come spettatrice. Nella seconda, quando racconta l’ascesa al potere di uno dei personaggi, la temperatura del film cambia. Sembra un altro film, credo che sia questa la ragione che ha disorientato la critica. In realtà in tutto il film ci sono sequenze meravigliose, con scelte registiche importanti e soluzioni visive che non lasciano indifferenti. Un film che resterà.
Dalle Giornate degli Autori al Concorso con “Ammore e malavita”, nuovo attesissimo progetto dei Manetti Bros.
Sono molto soddisfatta del lavoro fatto finora. L’anno scorso mi ha regalato due film bellissimi, assai diversi tra loro, che mi hanno portata alla Mostra di Venezia, uno dei festival più importanti al mondo. Vivo la sensazione di aver fatto parte di due capolavori, che si argomentano ognuno a modo suo. Non succede sempre. “Ammore e malavita” non l’ho ancora visto, i Manetti non l’hanno mostrato a nessuno. Proprio ieri ho incontrato Claudia Gerini, protagonista del film, e anche lei non vedeva l’ora di vederlo. Potrebbe essere un film esilarante, ma per certi versi anche riflessivo. Si canta e si spara. Tutto il festival lo aspetta, concorre al Leone d’oro! Chi lo ha visto, pochissimi, giurano sia geniale.
Che ricordi hai delle tue esperienze passate alla Mostra del cinema di Venezia?
La mia prima volta al Festival di Venezia risale a tantissimi anni fa. Era il 1996 con “Nitrato d’argento”, evento speciale di quella edizione e ultimo film diretto da un genio come Marco Ferreri, artista controcorrente che manca tanto al nostro cinema. Poi ci sono tornata spesso, un po’ per piacere, un po’ per lavoro.
Per il secondo anno sei a Metamorphosis, a Villa Arbusto. C’è stato l’ “Inno al Sole” e domenica “The Tempest”, per la regia di Roberto Aldorasi e Salvatore Ronga.
Inno al sole è diventato un appuntamento dell’estate. Mi piace condividere l’alba con il pubblico, mi interessano sempre gli spettacoli che prevedono un luogo inconsueto o un orario speciale. E’ interessante il rituale che prevedono. E poi quest’anno, grazie alla colazione di Luciana Morgera e la Borsa Verde a km 0, la colazione dopo lo spettacolo è stata memorabile. La collaborazione con Aldorasi è un bellissimo regalo, domenica vedrete una magnifica ‘Tempesta’, i ragazzi sono bravi e c’è un grande capitano che gli indica la rotta. Io sarò Ariel, il resto è una sorpresa. Non voglio dire di più.
Hai vissuto da vicino la forza terrificante del terremoto.
Ero a Forio, a casa con mia madre. Un’esperienza tristissima, mai provata una sensazione di paura così forte. Allo stesso tempo mi pareva di essere in armonia con l’universo, la natura non è buona o cattiva, è semplicemente la natura. Non ci ricordiamo così spesso che siamo ospiti di una terra bellissima e pericolosa. A scuola ci insegnano che Ischia ha il fuoco dentro, ma niente come questo evento ce l’ha definitivamente ricordato.
Cosa significa vivere in un’isola così bella e così vulnerabile?
Adesso prevale un sentimento di tristezza e di rispetto per le vittime e per le persone, tante, che hanno perso la casa. Sarebbe bello immaginare che nel 2017 esistessero soluzioni adeguate a fronteggiare questi eventi. Un progetto di seria prevenzione. La vulnerabilità di Ischia è nella sua bellezza, che fin troppo spesso diamo per scontata. Alludo allo sciacallaggio mediatico ma anche a una reazione troppo repentina: non è vero che non è successo niente a Ischia, ci sono delle ferite. Se fossimo così saggi da farne tesoro, ne usciremmo più forti.

 

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