ARCHIVIO 3ARCHIVIO 5

L’ultimo scempio in casa Eav

Adesso, a distanza di tempo, cominciamo forse a capire come si sia potuti arrivare ad un fallimento ed ad un buco finanziario di dimensioni bibliche, di quelli che forse nemmeno a volerlo creare apposta si riuscirebbe nell’intento. Nel mirino c’è sempre l’Eav, che ultimamente si scrive così ma si legge voragine debitoria impressionante, su cui prima o poi si dovrà fare compiutamente luce, perché qui non parliamo certo di quattro bruscolini, tutt’altro. Siamo davanti ad un danno cagionato all’erario praticamente storico, di fronte al quale presumibilmente la vicenda di cui raccontiamo assume una valenza quasi marginale ma non per questo meno significativa. Perché in fondo, e ci perdonerete la metafora, il mare si compone di tante gocce. Un danno erariale di 7,6 milioni euro nella gestione dell’Eav è stato accertato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’attività d’indagine delegata dalla Procura generale della Corte dei Conti per la Campania. Otto persone sono state citate in giudizio, tra cui l’ex amministratore unico, Alessandro Rizzardi, l’ex assessore regionale Ennio Cascetta, collaboratore del ministro Delrio, e un altro ex amministratore, Nello Polese. Gli ultimi due, in particolare, decisamente conosciuti anche sull’isola per i loro trascorsi politici (il primo) e professionali (il secondo).

Per il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, agli ordini del colonnello Giovanni Salerno e sotto il coordinamento del pubblico ministero contabile, Marco Catalano, i vertici della holding dei trasporti «hanno depauperato le casse della Regione Campania, affidando numerosi incarichi pluriennali di consulenza professionale rivelatisi inutili, oltre che conferiti in spregio dei più elementari principi di efficacia, trasparenza, economicità e correttezza». Già, le consulenze, lo strumento che più di ogni altro ha consentito nel tempo non soltanto all’Eav ma anche ad altre società di riuscire a scialacquare capitali e fiumi di denaro in maniera assolutamente assurda e vergognosa, e senza che nessuno pensasse che fosse mai arrivata l’ora di mettere un freno, nemmeno quando la situazione era palesemente da allarme rosso. E gli esempi che emergono da questa attività giudiziaria sono decisamente chiari ed esplicativi. Si fa infatti riferimento al caso di un amministratore unico dell’Eav, che in passato era stato dipendente dell’azienda e che al termine della sua onorata carriera percepisce tra l’altro una lauta pensione. In questo caso si sarebbe verificato un caso più unico che raro e francamente di una sfrontatezza unica: il professionista si sarebbe autoconferito, per un periodo di ben otto anni, un incarico di consulenza avente ad oggetto  gli stessi compiti e mansioni che doveva svolgere nella sua qualità di vertice amministrativo dell’Eav. E ciò, con l’inescusabile avallo dell’assessore ai trasporti dell’epoca (delegato dal presidente della giunta regionale a rappresentare il socio unico Regione Campania) nonché con il colpevole beneplacito del collegio sindacale allora in carica. Insomma una situazione davvero allucinante, diventare consulente per svolgere delle mansioni già presenti nel contratto di lavoro, roba davvero da guinness dei primati.

Ma la fantasia di certi soggetti, secondo quanto avrebbe appurato l’indagine, davvero non avrebbe avuto limiti. In un altro caso, infatti, si sarebbe giunti finanche a reclutare un nuovo direttore generale, giustificando tale assunzione mediante la creazione “ad arte” della vacanza organica nel ruolo, attraverso l’istituzione di una nuova direzione per la pianificazione affidata al direttore generale uscente. Contestato un danno erariale per circa 350mila euro nei confronti del pro tempore amministratore unico e del collegio sindacale in carica, in conseguenza dell’accertata inutilità della neoistituita alta direzione, in quanto alla stessa venivano affidati compiti che, ai sensi delle vigenti norme statutarie della società, spettavano già all’organo di vertice e al direttore generale. Per la serie, ecco spiegato come si sarebbe letteralmente buttato oltre mezzo milione di euro. E se pensate che sia finita, avete capito male. Si ipotizza infatti anche che le procedure adottate per l’assunzione “diretta” e per giunta (particolare tutt’altro che trascurabile) a tempo indeterminato delle citate figure dirigenziali, sono risultate in evidente contrasto con le disposizioni in materia di assunzioni di personale previste dalle norme regionali e nazionali vigenti. Nello specifico questo è successo perché si è proceduto senza selezione pubblica.

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close