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Il video promozionale sull’isola apprezzato all’estero criticato sull’isola: è polemica

E’ un tema vecchio come il mondo, se ne discute da tempo immemore. Il territorio isolano nasconde mille magagne e mille deficienze ma molto spesso uno dei difetti che è stato attribuito all’ischitano è stato quello di non aver mai saputo tenere all’interno dello scoglio le obiettive carenze ma spesso di non farsi scrupolo di sputare fango sulla propria terra anche lontano dai confini isolani. Un fenomeno questo che, con l’imperversare della tecnologia e soprattutto l’avvento dei social network, ha finito inesorabilmente col conoscere una notevole implementazione. Basta un clic e tutti possono dire quello che vogliono, e magari con un pizzico di fortuna il messaggio viene condiviso e può arrivare a centinaia di migliaia di utenti. Portando innegabili vantaggi in alcuni casi, ma creando anche una reazione negativa a catena in altri. E allora, con guelfi e ghibellini che da sempre si dividono e che continueranno a farlo, il quesito resta lo stesso: quando si tratta di preservare l’immagine di Ischia, è giusto che i panni sporchi si lavino in famiglia?

L’annosa e mai risolta questione si è improvvisamente riaccesa nei giorni scorsi, quando c’è stato uno scambio di battute tra due soggetti che a loro modo hanno interpretato alla perfezione le rispettive divergenze di vedute. Parliamo di Pierre Di Meglio, commerciante di Ischia Ponte, per tutti “Il francesino”, un passato da disc jockey di punta, e Valerio Fusco, impiegato nel settore alberghiero. Succede che il Di Meglio realizza un video e lo assembla, facendolo diventare un prodotto capace di raccontare l’isola e mostrarne tutte le sue bellezze. Il filmato gira sui social e tira che è una bellezza, suscitando commenti positivi. Succede però che quello negativo, ironia della sorte, arriva proprio da un ischitano che raccomanda coloro che lo guardano di non dar retta a quelle immagini: sono uno specchietto per le allodole, l’isola in realtà è a pezzi, tanto vale andare in vacanza altrove. Apriti cielo! Accade, ovviamente, che il Di Meglio non la prende bene ma ne approfitta, più che scagliandosi contro l’interlocutore, per fare una serie di riflessioni che indubbiamente suscitano attenzione, a prescindere dal fatto che possano essere o meno condivise da colui che le legge.

Lo sfogo è chiaro, netto: “Non ho parole. Ho perso tanto tempo a realizzare un video per ricordare al mondo, nonostante tutto … quanto è bella la nostra isola. Un video artigianale quanto volete, ma funzionale, visto che in 110.000 ad oggi lo hanno visualizzato. Ieri il video arriva su una pagina americana di New York. Arrivano anche qui commenti entusiasti, poi arriva non so come un nostro concittadino che vive qui e ci descrive da ‘schifo’ oltre a dire che tutto quello che ho pubblicato è falso. Interviene un torinese che lo redarguisce in merito all’assurdità ‘ di infangare all’estero il nome della propria terra, ma non desiste. Caro amico, quello che ho pubblicato sono foto della nostra isola, immagini delle nostre bellezze, non ci vedo menzogna ne falsità. Certo non ho pubblicato le brutture attuali, delle strade inutilizzabili, delle spiagge abbandonate, delle pinete agonizzanti, del traffico caotico, dell’estetica cittadina da zona di guerra, io stavo cercando di enfatizzare il luogo non di distruggerlo. Ma se ti preme così tanto la tua isola, perché non racconti qui, quello che siamo diventati? Perché non protesti ad Ischia? Che senso ha screditare all’estero Ischia in un lavoro fatto da un cittadino che non riceve alcun beneficio da quel video? Io non contesto il tuo pensiero, io sono sdegnato per come lo hai fatto! E a noi tutti voglio dire: Ma cosa stiamo aspettando? Vedo inutili polemiche sui prezzi e quant’altro, e nessuno che chiede ufficialmente a chi di dovere di dirci con un manifesto pubblico quali sono i programmi immediati per iniziare a risanare l’isola. Quando diamine si ricomincia a fare qualcosa? (Invito tutti a non offendere nessuno. Non condivido il signore ma per favore scriviamo senza oltrepassare i limiti della correttezza)”.

Per la cronaca l’impiegato d’albergo non ha desistito ribadendo ancora una volta l’assoluta bontà del suo operato. E così rieccoli, guelfi e ghibellini, impegnati nell’eterna lotta tra chi vorrebbe atteggiamenti più light e soprattutto “domestici” e chi invece sostiene che se stiamo messi male, non c’è motivo di nasconderlo. Il dibattito resta aperto, ed anche se chi scrive dovesse pendere leggermente da una direzione preferisce fare in modo che il lettore si faccia la sua idea senza alcun disturbo. Magari potremmo trovare la via di mezzo: laviamoci i panni in sporchi a casa nostra e se chi ci amministra non è capace di usare la lavatrice, beh, allora mandiamolo a casa. Ed a calci nel sedere, pure. Perché alle volte sarebbe anche opportuno che se qualcuno governa da cani, la colpa è anche di chi lo ha messo nel palazzo municipale.

 

 

 

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