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Di Maio e il pasticcio dei negozi da chiudere

DI RAFFAELE BONANNI

Il vicepremier Luigi Di Maio ha detto chiaro e tondo che le aperture degli esercizi commerciali nelle festività devono essere soppresse. Come nel gioco dell’oca, si dovrebbe tornare indietro, al punto di partenza, a quando Monti liberalizzò le aperture. Da quel tempo, è passato più di un lustro, ed il provvedimento ebbe un buon accoglimento da parte dei consumatori ed operatori del commercio e turismo. Si pensò, e si fece bene, che avrebbe giovato alla nostra economia tonificandola, e che avrebbe accompagnato meglio il turismo, giacché il comportamento precedente lo ostacolava, con esercizi sottoposti a regolamenti ingiustificatamente rigidi. Ora Di Maio dice di voler tornare indietro e francamente non se ne comprende la ragione: sia quella riferita alle abitudini degli italiani, sia quella economica.

Il consumo interno italiano, si sa, non va bene, e il cambio di rotta lo aggraverebbe ancor più.

I turisti stranieri verrebbero in tal modo disserviti, e conseguentemente riducendo il volume delle entrate, nel momento di maggior loro presenza in Italia, a ragione della paura di recarsi in altre aree europee ed extraeuropee, ritenute meno sicure. Le stesse abitudini degli italiani sono molto cambiate: i centri commerciali sono luoghi frequentatissimi per le famiglie, potendo loro fruire di negozi, tutti li concentrati, per massimizzare l’utilizzo del tempo a fine settimana, con parcheggi comodissimi, con luoghi di ristoro, parchi giochi per bambini e sale per il cinema. Ma riportare le lancette all’indietro, certamente non fermerà il crescente traffico di acquisti on line, a quel punto più indirettamente incentivati. Per questi motivi non si comprende a chi serve chiudere l’esperienza della liberalizzazione degli orari per le attività del commercio.

Non è plausibile per il Ministro dello Sviluppo, che dovrebbe preoccuparsi del tono della economia, ma neanche per il Ministro del Lavoro, che dovrebbe sapere che i posti di lavoro si tengono in piedi con attività che riescono a massimizzare l’utilizzo delle opportunità e degli impianti, ed a frenare il più possibile il commercio parallelo on line. Insomma più che pensare di rimettere in questo campo i lacci, occorrerebbe scioglierli. Se poi vuole fare il sindacalista, agisca nel tagliare di più le tasse sul salario; i lavoratori non potranno che apprezzare.

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* Già segretario nazionale della CISL

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