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Maltrattamenti, assolto Marco Sposato

ISCHIA. Marco Sposato era tornato in libertà il 23 aprile scorso. Come si ricorderà, il 43enne baranese di origini siciliane fu arrestato dai Carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Linda Comella, accusato del reato di  atti persecutori nei confronti della ex moglie, in quanto «animato da un forte sentimento di gelosia, con condotte reiterate consistite nell’appostarsi continuamente nei luoghi frequentati da B.F. e dai suoi figli, nell’ingiuriarla, nel telefonarle ripetutamente nonché nello scriverle messaggi minacciosi, molestava la stessa in modo da cagionarle un perdurante e grave stato d’ansia o di paura nonché un fondato timore per l’incolumità propria e dei figli, tale da costringerla a modificare le proprie abitudini di vita». Lo stesso Gip dispose tuttavia la scarcerazione, disponendo la più mite misura cautelare del divieto di avvicinamento  all’abitazione della ex coniuge e ai luoghi dove ella svolge abitualmente le proprie attività, con l’annesso divieto di comunicare con lei.

Nella decisione del Gip, che arrivò a tre giorni dall’interrogatorio di garanzia svoltosi alla presenza del difensore di fiducia dello Sposato, l’avvocato Gianluca Maria Migliaccio, ha verosimilmente avuto un peso non trascurabile  la documentazione prodotta dal penalista ischitano, relativa alla sentenza di assoluzione in un altro procedimento in cui venivano contestati presunti maltrattamenti.

Sposato era stato infatti rinviato a giudizio nel corso dell’udienza preliminare del 10 maggio di un anno fa dal Gup del Tribunale di Napoli, con le due accuse di maltrattamenti contro familiari e conviventi, e di lesioni personali aggravate, per episodi accaduti tra l’agosto 2016 e il febbraio 2017. Il dibattimento si aprì nel settembre del 2017, mentre nell’udienza del  marzo 2018 fu ascoltata in aula l’ex moglie dell’imputato. Ella dichiarò di voler rimettere la querela sporta nei confronti dello Sposato: circostanza che indusse le parti a rinunciare ovviamente a tutti gli altri mezzi di prova, col giudice che accolse prontamente tale richiesta. L’ultima udienza ha avuto luogo lo scorso 20 aprile: dopo l’accettazione della rimessione di querela da parte della difesa, il giudice dichiarò chiuso il dibattimento lasciando spazio alle parti per la formulazione delle conclusioni. Il pubblico ministero chiese la condanna per Sposato alla pena di sette anni di reclusione per l’accusa di lesioni aggravate (capo B), mentre per quella di maltrattamenti (capo A) l’accusa invocò l’assoluzione. Toccò poi all’avvocato Migliaccio tenere l’arringa finale, durante la quale il penalista pur associandosi alla richiesta di assoluzione relativamente all’accusa di maltrattamenti, chiese al giudice di emettere una sentenza di non doversi procedere per il capo B, previa esclusione dell’aggravante, in quanto veniva a mancare la relativa querela.

Il giudice Capuano ha poi emesso il suo verdetto, accogliendo in pieno le richieste dell’avvocato Migliaccio, e assolvendo lo Sposato dalle accuse di maltrattamenti “perché il fatto non sussiste”, vista la rimessione di querela della ex moglie perché in precedenza vi erano stati dei litigi con l’accusato per quanto riguarda l’esercizio del diritto di visita dei bambini piccoli. In relazione all’altro capo d’accusa, il giudice nella motivazione ha specificato che la donna aveva precisato di aver subìto uno schiaffo nell’agosto 2016 e di aver avuto altri due litigi, solo verbali, l’anno successivo. L’ex moglie aveva chiarito che i litigi erano reciproci e che le minacce venivano proferite dall’ex marito nei momenti di nervosismo, e che lei stesso non credeva che l’imputato sarebbe mai arrivato alle vie di fatto.

Proprio il fatto che la signora ammise che i litigi erano originati dall’impossibilità dello Sposato di vedere i figli, un’impossibilità causata dal proprio comportamento, e che tali litigi erano reciproci come anche le aggressioni fisiche, ha indotto il giudice a emettere sentenza di assoluzione.  In relazione all’accusa di lesioni, è dunque automaticamente arrivata la pronuncia di non doversi procedere visto il ritiro della querela per il reato precedente. La pronuncia di assoluzione, come detto in apertura, ha verosimilmente avuto la sua importanza nell’indurre il Gip a disporre la liberazione dello Sposato dalla detenzione, in attesa degli sviluppi dell’altro procedimento in corso nei suoi confronti, originato dalla denuncia di ulteriori fatti che si sarebbero verificati nel febbraio scorso.

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DI FRANCESCO FERRANDINO

 

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