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CRONACA

Maltrattamenti in famiglia, arriva la misura cautelare per un ischitano

Per M.S. scatta il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla moglie, nei cui confronti aveva avuto atteggiamenti violenti. Le indagini furono innescate da una denuncia della donna presso il Commissariato di Polizia durante il periodo natalizio

Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla moglie. È questa la misura cautelare scattata due giorni fa nei confronti di M.S., dipendente di una società partecipata isolana. Il provvedimento è stato deciso in seguito alla denuncia sporta dalla moglie durante le scorse festività natalizie presso il Commissariato di Polizia di Ischia. Una denuncia che costituisce l’epilogo di una serie di comportamenti che l’indagato avrebbe rivolto ripetutamente nel tempo verso la moglie e i figli, al punto da rendere impossibile la convivenza e a costringere sostanzialmente la compagna ad abbandonare la comune abitazione, per non sottostare ai maltrattamenti subiti praticamente fino al Natale scorso. Il racconto della donna, raccolto dalle forze dell’ordine, ha delineato il succedersi degli episodi, che hanno raggiunto quello che pare essere il punto di non ritorno, episodi di gravità tale al punto da indurre il magistrato ad applicare il provvedimento cautelare che impone all’uomo di evitare ogni avvicinamento alla donna.

Il caso in questione è tipico del cosiddetto “Codice rosso”, che negli ultimi anni ha innovato la disciplina penale per i casi di violenza domestica. In pratica una specie di corsia preferenziale, come accade per le priorità al pronto soccorso: in tutte le indagini concernente gli episodi di violenza domestica o di genere, come i maltrattamenti contro familiari e conviventi, atti persecutori, violenza sessuale, aggravata e di gruppo atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, lesioni personali aggravate da legami familiari, le forze dell’ordine e il pubblico ministero dovranno attivarsi immediatamente, e la vittima dovrà essere ascoltata entro tre giorni dalla denuncia, per limitare al massimo la possibilità che la violenza possa essere reiterata. Una previsione legislativa che concede alle donne più tempo per denunciare una violenza subita: dodici mesi invece dei sei previsti in genere dalla legge, una misura concepita proprio per consentire alle vittime di elaborare meglio la violenza sofferta.

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