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Maltrattamenti in famiglia, il processo torna in appello

La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta in secondo grado a Giuseppe Iovine, difeso dall’avvocato Gianluca Maria Migliaccio

Condanna annullata, dovrà essere nuovamente celebrato il secondo grado di giudizio. La Suprema Corte di Cassazione ha annullato la condanna a tre anni di reclusione per maltrattamenti disponendo un nuovo processo di appello per il 28enne Giuseppe Iovine. La vicenda giudiziaria ebbe origine nel luglio del 2019, quando l’ex compagna dell’uomo aveva sporto una denuncia per maltrattamenti, in seguito alla quale venne emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita il 24 agosto 2019. L’ordinanza si basava sul cosiddetto Codice Rosso, una previsione legislativa che concede alle donne più tempo per denunciare una violenza subita, e che ha innovato la disciplina penale per i casi di violenza domestica. In pratica una specie di corsia preferenziale, come accade per le priorità al pronto soccorso: in tutte le indagini concernente gli episodi di violenza domestica o di genere, come i maltrattamenti contro familiari e conviventi, atti persecutori, violenza sessuale, aggravata e di gruppo atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, lesioni personali aggravate da legami familiari,le forze dell’ordine e il pubblico ministero dovranno attivarsi immediatamente, e la vittima dovrà essere ascoltata entro tre giorni dalla denuncia, per limitare al massimo la possibilità che la violenza possa essere reiterata.

Si attende il deposito delle motivazioni della Suprema corte, che detterà le regole che la nuova sezione della Corte d’Appello di Napoli dovrà rispettare nel giudicare l’imputato

Tuttavia, la Sesta Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore di Iovine, l’avvocato GianlucaMaria Migliaccio, annullando la sentenza di condanna emessa in primo grado nella primavera 2021, poi confermata dalla Corte d’Appello di Napoli e disponendo il rinvio ad altra sezione della stessa Corte d’Appello per un nuovo giudizio.

L’avvocato Migliaccio ha contestato l’errata qualificazione del fatto nell’ipotesi di maltrattamenti in quanto i fatti si sarebbero verificati quando l’imputato e la persona offesa non erano più conviventi; relativamente alla pena comminata, secondo la difesa il reato ascritto era precedente l’entrata in vigore del cosiddetto Codice Rosso con conseguente diminuzione degli anni di reclusione

Una decisione che premia la linea difensiva messa in atto dal penalista. La strategia diretta a contestare la ricostruzione accusatoria si è basata su molteplici motivi di censura. Innanzitutto l’avvocato Migliaccio ha contestato l’errata qualificazione giuridica del fatto nell’ipotesi di maltrattamenti: i fatti si sarebbero verificati quando l’imputato e la persona offesa non erano più conviventi, dunque facendo cadere uno dei requisiti della qualificazione. Inoltre, secondo la difesa mancherebbero riscontri documentali alla deposizione della persona offesa, che aveva rinunciato a costituirsi parte civile contro l’ex convivente: le presunte violenze potrebbero configurare al massimo reati meno gravi, ma non quello di maltrattamenti in famiglia. Riguardo, poi, la pena comminata, secondo l’avvocato il reato ascritto allo Iovineera precedente l’entrata in vigore del citato Codice Rosso ovvero 9 agosto 2019, e pertanto doveva soggiacere alla pena della reclusione da 2 a 6 anni, e non da 3 a 7. Ora non resta che attendere le motivazioni della Suprema Corte. Con il deposito di esse, la Corte di Cassazione detterà le regole che la nuova sezione della Corte d’Appello di Napoli dovrà rispettare nel giudicare l’imputato, il quale è attualmente sottoposto al divieto di dimora nel comune di residenza della parte offesa. Tale misura restrittiva è comunque più lieve di quella che nell’estate di un anno fa era stata decisa, dopo che l’imputato aveva infranto la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Un episodio che appunto aveva indotto il giudice monocratico di Ischia a infliggere all’ Iovine l’allontanamento dall’isola d’Ischia, col divieto di soggiorno nei sei comuni isolani. Fu sempre l’avvocato Gianluca Maria Migliaccio, subentrato all’originario difensore, a inoltrare appello al Riesame e a ottenere, grazie all’accoglimento di un’istanza molto articolata la sostituzione della misura con l’attuale divieto di dimora dell’imputato limitato al solo comune capofila.

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