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Mancano partiti e candidati comunisti, il 4 marzo asteniamoci

Il 4 marzo prossimo il popolo italiano, dopo 5 anni, dopo 4 governi non eletti dal popolo, ma imposti dai poteri forti nazionali ed europei della grande industria, delle banche e della finanza, e dopo che il potere politico e istituzionale della classe capitalistica ha imposto sacrifici economici e sociali disumani alla classe lavoratrice operaia e intellettiva, è chiamato a nuove elezioni, che nulla cambieranno e che tutto lasceranno com’è stato e com’è sciaguratamente adesso, anzi ci aspettano nuove disgrazie, chiunque vinca. Le forze politiche che si contendono il voto sono tutte rappresentative degli interessi economici e sociali della classe borghese, da Forza Italia alla Lega Nord, a Fratelli d’Italia, a Noi con l’Italia, al M5S, a Civica Popolare, al PD, a +Europa, a Insieme, a LeU e ad altre liste minori, tra queste vi sono anche forze della sinistra revisionista, opportunista, populista, qualunquista, movimentista e anti marxista-leninista.

Preoccupante è la presenza alle elezioni delle liste di Casa Pound e di altre organizzazioni di estrema destra, a cui fanno riferimento le forze reazionarie del neofascismo, del nazismo, del razzismo, dell’odio razziale, della lotta al diverso e del ritorno al fascismo e al nazismo. Quasi come se la lotta antifascista durante il ventennio mussoliniano, la Resistenza, la guerra civile di Liberazione e la conquista della Repubblica e della Costituzione borghese e democratica, ma antifascista, non ci fossero mai stati. Oggi in Italia e in Europa il pericolo del ritorno al fascismo e al nazismo, anche se non immediato, è reale e la responsabilità è di tutte quelle forze politiche di centrodestra, di centro e di centrosinistra che hanno aperto – a patire dall’ex PCI, oramai già integrato pienamente nel sistema e nel potere capitalistico – alla ignobile e irresponsabile conciliazione tra la lotta partigiana e gli assassinii della repubblichina di Salò.

Dopo la sconfitta del fascismo e del nazismo – che causarono circa 60 milioni di morti – ad opera principalmente delle forze partigiane e delle gloriose armate dell’Unione Sovietica, magistralmente guidate dal compagno Stalin, e dopo appena 73 anni da quella universale tragedia chi avrebbe mai potuto immaginare che sul vecchio continente sarebbero rinate ed essere persino presenti alle elezioni forze neonazifascistie, che rappresentano un tragico ritorno al passato. Tale possibilità è nello stato delle cose sopravvissute a quelle tragedie. Generatori del fascismo e del nazismo sono stati e rimangono il sistema capitalistico e la sua espansione imperialistica, che nei momenti di difficoltà nella gestione del loro barbaro potere economico e sociale ricorrono ai regimi più spietati e li finanziano senza risparmio.

Purtroppo in Italia dopo il 25 aprile 1945, ripetiamo nonostante la Resistenza e la guerra civile di Liberazione, è sopravvissuto l’ordine capitalistico e imperialistico, il potere politico è rimasto saldamente nelle mani della classe borghese, lo Stato, nelle sue diverse articolazioni istituzionali, sostanzialmente è rimasto quello vecchio albertino e fascista, la legislazione è ancora fondata sui principi disumani e incivili del potere e dello sfruttamento padronale del lavoro altrui, il voto è una delega – senza la possibilità per gli elettori di revocare gli eletti che non rispettano il programma elettorale o passano da uno schieramento all’altro – e i governi che si sono succeduti sono stati tutti di natura borghese, clericale e capitalistica.

Il fascismo, la sua riorganizzazione e la sua attività politica sotto qualsiasi forma si presentino e avvengano è fuori dalla Costituzione, dalla legge e dal grado di civiltà raggiunto dal popolo italiano. Oggi, a 73 anni dalla Liberazione, vedere organizzazioni neofasciste e neonaziste partecipare alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo, assistere alla loro ammessa e tollerata campagna elettorale da parte dello Stato e del governo borghese – peraltro guidato da quel partito democratico indegno erede persino dell’ultimo partito comunista italiano imborghesito e traditore degli interessi del proletariato italiano –, osservare nelle piazze la persecuzione delle forze antinazifasciste – con pestaggi, feriti, perquisizioni e arresti – che coraggiosamente cercano di opporsi al rinascente nazifascismo e notare che lo stesso Stato e il suo potere borghese e capitalistico nulla fanno per mettere concretamente fuorilegge queste organizzazioni anticostituzionali, nemiche del grado di civiltà raggiunto dall’umanità intera – che cercano di riemergere dalla fogna della storia in cui erano state scaraventate – è veramente preoccupante, intollerabile e pericoloso per l’avvenire del nostro paese e dell’Europa tutta, perché il pericolo del ritorno al tragico passato sta diventando una realtà da fermare e subito.

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Questo perché dopo la Resistenza e la Liberazione, anche per responsabilità della svolta revisionista di Togliatti e del PCI, la rivoluzione proletaria, la conquista del potere alla classe lavoratrice e la costruzione dello Stato proletario non ci sono stati. Tutto ciò, detto per sommi capi, ci dimostra che solo la rivoluzione socialista e la conquista del potere proletario possono cambiare il corso della storia dei popoli e dell’intera umanità, un obiettivo a cui lavora il P.C.I.M-L.. La lezione che ci viene da tali avvenimenti è che la lotta antifascista e antinazista, al pari della lotta di classe, rimane di estrema attualità e importanza sino alla conquista della società comunista. Comunque, non saranno mai le elezioni dello Stato borghese a cambiare il regime sociale e a realizzare il passaggio del potere dagli sfruttatori agli sfruttati, ma unicamente la rivoluzione socialista.

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Le prossime elezioni politiche sono tutte interne e finalizzate alla sopravvivenza dell’infame sistema e potere politico capitalistico. Chiunque vincerà – qualora qualcuno dovesse vincere! –nulla cambierà per gli interessi e la prospettiva di cambiamento della classe lavoratrice, anzi con l’aggravarsi periodica della crisi economica del sistema capitalistico tali condizioni sono destinate a peggiorare. La causa delle crisi capitalistiche è nella natura sociale della produzione dei beni di consumo e nell’accaparramento privato dei guadagni realizzati, è nella proprietà privata dei mezzi di produzione. Di conseguenza per gli sfruttati, i disoccupati, i pensionati affamati, i poveri in generale, i giovani senza prospettiva di lavoro e di dignità esistenziale, i male assistiti dal servizio sanitario nazionale, eccetera  sarebbe un autoflagellarsi votare i candidati borghesi, populisti e movimentisti delle forze concorrenti, significherebbe autocondannarsi alla continuità delle proprie sofferenze sociali.

Nella competizione non sono presenti liste coerentemente comuniste, o meglio marxiste-leniniste, né programmi di lotta di classe e rivoluzionari per la conquista del socialismo e del potere proletario, insomma, è una competizione tutta interna al sistema dominante, parteciparvi col voto significherebbe rendersi responsabili del governo antipopolare che ne scaturirà. Certamente è grave la mancanza di liste di un partito autenticamente comunista, marxista-leninista, ma ciò è dovuto alla ancora limitata forza organizzativa del P.C.I.M-L. e alla completa e negativa frammentazione della sinistra di classe italiana. Tale triste situazione richiede con urgenza almeno la costituzione di un Fronte Unico tra tutte le realtà che si richiamano al marxismo-leninismo e sostengono la necessità della rivoluzione socialista oggi allo scopo di formare un Coordinamento nazionale unitario.

Il P.C.I.M-L. sin da subito dà la propria disponibilità all’iniziativa e in presenza di segnali positivi provenienti da altre organizzazioni sarebbe pronto a farsi promotore dell’evento – in una logica di pari dignità e responsabilità –, che riveste, ripetiamo, carattere di urgenza. Il Fronte Unito potrebbe  organizzare pure iniziative di lotta sociale e di partecipazione alle elezioni borghesi come megafono della rivoluzione socialista. La partecipazione alle elezioni dovrebbe avvenire sulla base di rigorosi impegni di classe e rivoluzionari, ovvero marxisti-leninisti, da parte delle organizzazioni aderenti al Fronte Unito, dei candidati e degli eventuali eletti ai vari livelli istituzionali, tutto a partire dal convincimento che i comunisti giammai vanno a gestire il sistema capitalistico che vogliono demolire e che nei diversi contesti sociali, compreso le assemblee elettive, agiscono da veri rivoluzionari.

Il P.C.I.M-L., lungo la strada degli insegnamenti e delle esperienze storiche del marxismo-leninismo, quando e dove ha la forza organizzativa necessaria si presenta alle elezioni locali, regionali, nazionali ed europee e chiede alla classe lavoratrice del braccio e dell’intelletto di votarlo per portare la lotta di classe anche nelle istituzioni dello Stato e del potere della borghesia, per rivendicare da subito il miglioramento delle condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari, per avvicinare l’ora della rivoluzione socialista e della conquista del potere proletario anche da quella posizione e per rafforzare e allargare il fronte della lotta di classe sul piano sociale e su quello istituzionale. Purtroppo alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo il P.C.I.M-L. non sarà presente a causa della non ancora sufficiente ramificazione territoriale a livello nazionale e per le difficoltà poste dalla legislazione elettorale borghese di dover raccogliere decine di migliaia di firme autenticate, compito immane, che, al contrario, viene risparmiato ai partiti e alle liste già presenti in parlamento. Pure questa è una scelta autoritaria del potere padronale, che limita la partecipazione alle elezioni di partiti e liste ed è una chiara restrizione della stessa democrazia borghese.

Disgraziatamente, alle prossime elezioni non sono presenti liste e candidati comunisti pienamente coerenti coi principi, la strategia e la tattica del marxismo-leninismo, con la via rivoluzionaria al socialismo e la sua piena attualità. I coerenti comunisti, i sinceri rivoluzionari e tutti i lavoratori avanzati non possono dare un voto in bianco a partiti e candidati non di provata e conosciuta fede marxista-leninista, diversamente sarebbe una scelta di subalternità e di complicità politica e persino di diseducazione per la lotta di classe e rivoluzionaria delle masse lavoratrici e popolari. Liberi da ogni personalismo, opportunismo e sentimentalismo pure in questa circostanza abbiamo il dovere di indicare la strada maestra del marxismo-leninismo al proletariato italiano.

Di conseguenza il Comitato Centrale del P.C.I.M-L. chiede alla classe lavoratrice italiana operaia e intellettuale di astenersi dal voto per non rendersi complice della continuità dello scellerato potere borghese, clericale e capitalistico sulla società, per non sostenere col proprio voto le controriforme del potere padronale, per non avallare le politiche antipopolari del partito o dei partiti che vinceranno le elezioni, per non permettere al governo europeo di continuare a condizionare e limitare l’indipendenza e la sovranità nazionale del nostro popolo e per non rendersi corresponsabile della partecipazione dell’Italia al governo bancario e finanziario europeo delle multinazionali: fuori l’Italia dall’Euro, dall’Unione Europea e dalla Nato. Asteniamoci in nome della Rivoluzione proletaria e del Socialismo.

Viva la Rivoluzione socialista in Italia, Viva la conquista rivoluzionaria del potere alla classe lavoratrice operaia e intellettuale, Viva la liberazione dei popoli e dell’umanità intera dal giogo infame dello sfruttamento e della schiavitù padronale, Viva la costruzione della società Socialista e l’edificazione di quella Comunista su tutta la Terra.

 

IL COMITATO CENTRALE DEL PCIML

 

 

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