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Mandra, così si deturpa un angolo di paradiso

di Isabella Puca

foto Claudio Ciriminna

Ischia – Accade a Ischia, in uno degli angoli più suggestivi della nostra isola. A fotografare lo scempio che riversa sulla spiaggia del Muro Rotto, adiacente al Miramare e Castello è Claudio Ciriminna, residente nelle vicinanze del posto. La denuncia parte, ancora una volta, dal web e ritrae la spiaggia ricolma di rifiuti, alcuni provenienti dal mare dato il maltempo dei giorni scorsi, altri messi lì in evidenti grossi sacchi neri direttamente dalle mani dell’uomo. Uno spettacolo veramente indecoroso soprattutto per i turisti che continuano a passeggiare per le nostre strade  e che scelgono Ischia per quelle stesse spiagge di cui spesso non ci curiamo abbastanza. Migliaia di cotton fioc e reti tubolari, di quelle che i pescatori utilizzano per raccogliere le cozze per poi vederle, sono riverse in riva. Da lodare è il comportamento del giovane Claudio che, non solo ha denunciato, con video e fotografie, l’accaduto ma ha raccolto buona parte dell’immondizia superficiale visibile ma è andato a conferire nel punto di raccolta uno dei tre sacchi di rifiuti, gli altri due, contenenti plastica indifferenziata, li ha conservati all’interno del suo garage fino al giusto giorno di conferimento. Un’azione importante, la sua, che si spera possa essere imitata da tanti. «Avrei tanto il piacere di incontrare persone che diano prova, – si legge dal suo Facebook – anche con piccoli gesti quotidiani, di tenere all’ambiente. É bene divulgare gesti positivi soprattutto in una terra del menefreghismo e dell’assoluta mancanza di voglia nel rispettare le regole. Prima di tutto quelle attinenti al conferimento dei rifiuti. Poi come canoista, che non usa il mare solo per conseguire uno sport, ma per far parte di esso, la rabbia che mi crea tutta questa immondizia è placabile soltanto agendo in prima persona.  Lamentarsi che le cose non vanno per me non ha senso se poi non si è i primi a sporcarsi le mani. Dovrebbero farlo altri? E’ il loro dovere? Io mi sono rotto di chiedere per favore ciò che è un nostro diritto! A questo punto chi fa da sé fa per “Ventitré” ». La speranza è che un’azione simile, che sembra essere una goccia nell’Oceano e che invece è molto di più, possa diventare una consuetudine in attesa che, consuetudine diventi il rispetto per l’ambiente. «L’anno scorso -ci dice Claudio – la pulita durò 4 giorni e rimossi tutte le canne di bambù giù alla spiaggia dei pescatori. Si unirono anche Maurizio Ronsini ed Alessandra Trofa e fu in quel momento che raggiunsi il mio scopo. Azioni di volontariato ne vediamo tante e questa mia a confronto “fa ridere”.  Vorrei solo che diventasse una cosa normale.. Non c’è bisogno di fare un gruppo ed organizzare una giornata in compagnia per dare una sistemata a ciò che ci circonda. Chi normalmente ti vede pulire da solo, prima di tutto pensa che lo fai di mestiere e se g li dici che lo fai per l’ambiente non si capacita!». Poco più in là, tra reti spezzate e qualche siringa, una carcassa di una tartaruga senza vita.  Il nostro mare è quanto di più prezioso abbiamo, vedere la battigia su cui s’infrangono le onde in quello stato è davvero indecoroso.

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