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Manfredi: «Il Pd? Siamo quelli delle cose fatte, anche per l’isola»

Qual è il quadro che si va delineando in vista di queste elezioni politiche e soprattutto a suo avviso come si presenta il Pd all’elettorato in termini di credibilità?

«Diciamo  in premessa che quella che stiamo vivendo è una campagna  elettorale molto particolare: si dovrebbe parlare dei problemi del paese  e si dovrebbe avere una conoscenze approfondita dei candidati che sono nel collegio proporzionale  e nell’uninominale. Invece questo non sta succedendo in quanto se  andiamo a leggere i giornali vediamo che questi sono occupati da ben altre vicende che non fanno parte della nostra vita quotidiana. Ci sono una serie di temi che dovrebbero essere affrontati e che invece non lo sono.   Il limite di questa campagna elettorale a mio parere è che gran parte dei partiti si è presentata alle elezioni  candidando personaggi poco conosciuti e poco presenti sul territorio. Allo stato attuale il Pd è l’unico partito che sta facendo davvero una campagna elettorale, ritrovandosi praticamente solo in gran parte dei collegi. Per quanto riguarda la credibilità che ci accompagna, sicuramente possiamo dire che stiamo andando alle elezioni con la consapevolezza di aver portato avanti in questi anni delle iniziative importanti, di aver rimesso in piedi il paese nonostante le difficoltà e di esserci assunti la responsabilità di guidare un processo difficile per  risollevare il Mezzogiorno. Siamo anche consapevoli che ci sono cose che non sono andate bene ma abbiamo  comunque la voglia di voler continuare il percorso intrapreso in questi anni ed evitare che la nazione cada nelle mani  di chi non ha programmi ben definiti».

Ultimamente in tanti fanno promesse elettorali. Non si sta rasentando il surreale?

«Ha perfettamente ragione a sostenerlo. Più che surreale io direi che si sta rasentando il ridicolo.  C’è una bella differenza tra le cose fatte, le cose che si vorrebbero fare e quelle veramente realizzabili. Quando sento  che c’è chi  promette di dare a quanti  hanno  moglie e  figli sotto i sette anni, a prescindere dall’impiego, 1850 euro al mese, verrebbe quasi anche a me voglia di chiudere la campagna elettorale e di votare questi signori.  La verità è che si possono fare tante promesse ma poi non  si sa realmente queste presunte misure – che tanti sbandierano ai quattro venti – da cosa saranno sostenute. Questa, in fondo, è la differenza sostanziale tra il pd e gli altri partiti: noi proponiamo cose che si possono concretamente realizzare portando in dote quelle già fatte. Ad esempio, in questi anni, abbiamo lavorato molto per fermare l’emigrazione giovanile dal mezzogiorno, attraverso misure concrete che oggi sono leggi e realtà. Una tra queste iniziative  è Resto al Sud indirizzata a giovani che vogliono aprire un’impresa. I ragazzi possono avere un prestito di 50 mila euro, di cui il 35 per cento a fondo perduto e con la restante quota da restituire in sei anni a tasso zero. Per partecipare bisogna soltanto presentare il proprio progetto sul portale digitale ad hoc e lo stesso sarà poi valutato. Se dovesse essere ritenuto valido, sarà lo Stato a farsi da garante con le banche e a coprire l’interesse e la fidejussione. Con questa misura stiamo realmente investendo sulla capacità dei giovani dando loro la possibilità di restare al sud, non è affatto uno slogan e basta.  Il lavoro si costruisce portando le imprese e lo sviluppo sul nostro territorio, non certo inviando i curriculum ai politici e questo vale anche per una realtà come Ischia».

A proposito di Ischia. Sei mesi fa c’è stato il terremoto ma ad oggi ancora non si parla di ricostruzione e la preoccupazione cresce anche perché la realtà locale basa la sua economia esclusivamente sul turismo. La gente  per questo è disorientata e spaventata. Che idea ha maturato a riguardo?

«E’ vero, ci sono stati dei ritardi ma bisogna guardare anche l’altra faccia della medaglia. Dopo il terremoto è, infatti, iniziato subito lo Stato di emergenza e già in finanziaria abbiamo ottenuto alcuni risultati importanti per Ischia grazie agli emendamenti emanati dal Pd: abbiamo ottenuto che i Comuni di Lacco Ameno e Casamicciola  Terme potessero prendere fino a dieci unità aggiuntive per sbrigare ed analizzare le pratiche del terremoto mentre le squadre di ingegneri ed architetti procedevano ad attuare le dovute ispezioni sul territorio.  Purtroppo c’è da dire che avviare la ricostruzione in un territorio come Ischia non è semplice per diversi motivi: in primo luogo, perché  parliamo di un’isola con tutti, quindi, i disagi del caso ed in secondo perché sussiste il problema della doppie residenze. C’è chi ha una casa in cui vi abita tutto l’anno e chi invece va a risedervi soltanto d’estate. Questo aspetto contribuisce a rallentare il processo di ricostruzione dal momento che non si potrà applicare un trattamento unificato per tutti gli edifici ma bisognerà valutare caso per caso e non è un lavoro che si svolge in poco tempo. In secondo luogo, l’altro fattore che sta determinando rallentamenti è il fatto che i piccoli comuni come Casamicciola e Lacco Ameno non hanno piante organiche adeguate e non sono in grado quindi di poter smaltire ne le pratiche burocratiche ne poter gestire bene il controllo delle risorse. Ci siamo trovati a dover affrontare la vicenda terremoto, sapendo che sugli enti locali venivano scaricate delle responsabilità che andavano oltre le loro reali possibilità. Fermo restando, quindi, che ci sono stati dei ritardi per i quali chiediamo scusa ai cittadini, è anche vero comunque che stiamo facendo un lavoro serio per l’isola. Sempre in finanziaria abbiamo avuto 16 milioni da parte del Governo in prima tranche, 7 milioni in seconda tranche e 2 milioni e mezzo dalla Regione Campania per i cosiddetti Cas e che, è notizia degli ultimi giorni,  sono in via di sblocco totale. E poi…».

E poi?

«Ci tengo anche molto a sottolineare il lavoro che abbiano fatto con  le scuole. So bene che i ragazzi di Ischia stanno vivendo molteplici difficoltà in quanto molti istituti sono ancora inagibili, tuttavia ci stiamo impegnando affinché possano far rientro nei plessi. Un rientro che però sia davvero sicuro al cento per cento. Far  ritornare i ragazzi nelle scuole è fondamentale ma lo è ancora di più assicurare che le stesse siano davvero sicure ed antisismiche. Diciamo quindi che nonostante il ritardo nell’avvio della fase di ricostruzione, allo stato attuale ci sono anche degli elementi non così negativi da tenere in considerazione.  Alcuni giorni fa, ad esempio, c’è stata una riunione tra il dipartimento della protezione civile, il commissariato e la Regione Campania per sbloccare tutto quanto attiene somme urgenze, assistenza alla popolazione e per definire il quadro reale del fabbisogno  che adesso orientativamente siamo in grado di dire che ammonta a circa 500 milioni di euro e a cui farà  ovviamente fronte il governo.  Quello che ci sta rallentando comunque è il trovarci anche di fronte alla scadenza elettorale per cui adesso dobbiamo definire la governance della ricostruzione e far sì che quanto abbiamo avviato fin’ora venga continuato anche dal governo che sarà eletto. Mi preme sottolineare, infine, che anche se da una parte bisognerà attendere il nuovo governo per la nomina del commissario alla ricostruzione, dall’altra c’è da tenere in considerazione che questi rallentamenti  burocratici sono dovuti anche al fatto che allo stato attuale l’Ingv sta portando avanti un lavoro – che completerà entro il prossimo mese – per comprendere in profondità quali siano stati gli elementi che hanno contribuito scientificamente a far sì che in alcune zone ci sia stata un’amplificazione dei danni del terremoto sugli edifici. Questo è un lavoro fondamentale perché soltanto tale analisi potrà indirizzare  al meglio anche dal punto di vista scientifico la ricostruzione ed evitare che si ripetano gli errori del passato».

Quando si dice che la Campania è una terra che potrebbe vivere soltanto di turismo, viste le sue straordinarie bellezze, si usa un luogo comune o c’è un fondo in verità?

«Guardi, la Città Metropolitana di Napoli è la più grande concentrazione di beni materiali ed immateriali dell’Unesco per densità territoriale del mondo.  Purtroppo l’errore che è stato fatto in passato è quello di aver fatto prevalere i localismi senza fare sistema, pensando che la bellezza di un territorio dovesse prevalere rispetto al resto. Questo ha portato degli scompensi evidenti. Oggi, infatti, c’è gente che ad esempio va a Pompei e non a Napoli e c’è chi invece va a Napoli e non a Pompei. Bisognerebbe invece utilizzare l’indotto delle zone più conosciute per costruire un piano di offerta turistica complessiva. La Regione Campania, in questo, finalmente sta cambiando rotta grazie alla decisione di dividere il territorio in dodici itinerari turistici concentrandosi sui grandi eventi attrattori,investendo così in modo intelligente le risorse non spese ancora bene. In questo modo, poco a poco, si sta riequilibrando la filiera turistica. La Campania lo scorso anno è cresciuta dell’1.2 per cento rispetto alla Lombardia. Vuole dire che siamo sulla giusta strada.  Se tutto questo però è stato possibile è  anche grazie alla legislazione speciale adottata per le regioni del Sud dal Governo centrale».

Come si può venire a capo, a suo parere, della complicata questione dei condoni che sull’isola rappresentano la stragrande maggioranza degli abusi di necessità e  in secondo luogo fare in modo che Ischia venga riconosciuta zona disagiata?

«Per quanto riguarda  la sanità c’è da dire che purtroppo negli anni passati molti territori sono stati penalizzati dal piano ospedaliero approvato dal governo Caldoro. Oggi il vero obiettivo è di uscire dal regime commissariale perché  solo così si potrà  riconoscere Ischia come area disagiata.  Comunque allo stato attuale siamo a buon punto per questo percorso. Per quanto riguarda il primo quesito che mi ha posto c’è da dire che dopo il terremoto si è parlato soltanto dell’abusivismo dell’isola  ma non della qualità con cui erano state costruite le abitazioni che poi sono andate distrutte. Questo a mio parere è invece il fulcro principale della questione. Una cittadino può costruire in maniera regolare un’ abitazione, ma se questa è stata fatta male la casa è a rischio comunque. Questo è un aspetto che purtroppo è stato preso poco in considerazione qui sull’isola. E’ anche opportuno ricordare che nella legislazione nazionale è previsto  il cosiddetto bonus sisma, di cui può beneficiare anche l’isola e non soltanto i comuni colpiti dal terremoto e che consiste nella detrazione fiscale fino al 80 per cento per coloro che vogliano attuare degli adeguamenti sismici.  E’ ovvio comunque che l’abuso di necessità se  avviene su una zona di dissesto idrogeologico non è tollerabile, in quanto il bisogno dei cittadini è comune secondario rispetto alla salute e la sicurezza degli stessi, quindi bisogna fare una distinzione caso per caso, altrimenti si rischia di far prevalere comunque l’abusivismo».

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