«Il mio impegno nel segno della continuità»
Parla Marcello Feola, nuovo commissario alla ricostruzione sull’isola d’Ischia: nella prima intervista analisi approfondita su come intendere esercitare il difficile compito che lo attende. Nessuna volontà di stravolgere il lavoro fin qui svolto da Legnini, anche se non nasconde la volontà di imprimere una ulteriore accelerazione. E poi…

Avvocato Feola, giusto e anche scontato partire dalle sue prime impressioni sulla nomina a commissario.
«La mia prima impressione è innanzitutto positiva. Il commissario Giovanni Legnini, che ha operato fino ad oggi, mi sembra abbia saputo trovare la condivisione degli ischitani e delle istituzioni, segno evidente che il lavoro svolto è stato apprezzato e condotto nel modo giusto. Per questo motivo il mio impegno sarà quello di proseguire lungo il percorso già tracciato, valorizzando le tante cose positive che sono state fatte e quindi andando nel solco della continuità. Allo stesso tempo, non nego che avverto la necessità di un’ulteriore accelerazione: registro infatti una certa impazienza da parte della comunità isolana rispetto alle numerose problematiche ancora connesse alla ricostruzione. L’obiettivo sarà quindi quello di imprimere una spinta maggiore a un processo già avviato, ma che va reso più rapido ed efficace».
Lei sarà ovviamente già informato di questa particolarità tutta ischitana: due tragedie che di fatto si sono accavallate, interessando lo stesso piccolo lembo di terra. Dal punto di vista territoriale è forse un caso più unico che raro.
«Si tratta certamente di una singolarità che ha colpito in modo drammatico un territorio già fragile, causando purtroppo anche delle vittime. Tuttavia, parliamo di eventi che, pur nella loro diversa natura, hanno a che fare con lo stesso fenomeno di fondo, cioè l’assetto idrogeologico del territorio.
Per questo ritengo che le misure da adottare per l’attività di ricostruzione debbano avere una visione unitaria. È innegabile che chi ha subito questi eventi li abbia vissuti sulla propria pelle, ed è un dato che riguarda in maniera specifica l’isola d’Ischia. Ma sul piano operativo e della governance del processo non credo vi siano differenze sostanziali tra un fenomeno sismico e uno franoso, poiché entrambi afferiscono allo stesso sistema territoriale».
In questi anni si è lavorato anche sul principio secondo cui vanno messi in sicurezza non solo i luoghi colpiti da sisma e alluvione, ma l’intera isola, per evitare un’operazione parziale. Come si colloca rispetto a questa impostazione?
«Condivido pienamente questa visione. Mi pare che recentemente sia stato approvato un importante atto di pianificazione che ha delineato gli interventi necessari e costruito un quadro conoscitivo dell’intero territorio. È un piano che ovviamente dovrò approfondire e studiare nel dettaglio, ma che già prevede interventi estesi all’intero sistema territoriale. È vero che i fenomeni più gravi hanno colpito aree specifiche, ma è altrettanto evidente che le criticità riguardano l’intera isola. Per questo non si può intervenire per compartimenti stagni: serve una strategia complessiva».
Lei ha parlato della necessità di accelerare. È chiaro però che ci troviamo in un territorio ricco di vincoli. Quanto c’è da temere una burocrazia più complessa e farraginosa?
«C’è da temere molto, perché conosco bene le difficoltà legate a procedure che intersecano regimi vincolistici diversi, spesso riferiti a soggetti istituzionali differenti. Questa è una delle principali complessità del lavoro: competenze che si intrecciano e non sempre sono facili da separare.
Detto questo, mi sento relativamente tranquillo perché si tratta, in fondo, del mio lavoro quotidiano».
Non mancano le preoccupazioni: molti temono che anche un semplice passaggio di consegne possa rallentare i processi. Quanto si sente di rassicurare il mondo istituzionale e soprattutto la comunità isolana?
«Ci sono due elementi che devono rassicurare la comunità. Il primo è l’esistenza di una struttura burocratica che sta già lavorando e che dovrà continuare a farlo con lo stesso impegno e nella piena continuità. Il secondo è il grande rispetto che nutro per il lavoro svolto dal commissario Legnini, che ritengo abbia ottenuto risultati molto positivi. Il mio operato si muoverà chiaramente nel solco della continuità».
Avvocato, lei conosceva già l’isola? Che idea si è fatto di Ischia, l’ha mai visitata?
«Sì, l’ho visitata. Ci sono stato anche recentemente, lo scorso agosto, per alcuni giorni. Ho partecipato a un convegno sull’ambiente e ho avuto modo di soggiornare sull’isola. Ho anche ricordi universitari legati a persone che vivono a Ischia e che, nel corso degli anni, mi hanno sempre raccontato e decantato le straordinarie bellezze dell’isola».
Un primo appello, una promessa, una parola per chi, a distanza di oltre otto anni dal terremoto e di quattro dall’alluvione, è ancora in attesa di risposte?
«Fare promesse in questo momento non mi sembrerebbe responsabile. Credo però che, nel corso della mia carriera istituzionale, abbia dimostrato efficienza e concretezza nell’azione. Chi non ha ancora un alloggio definitivo dopo così tanti anni ha pieno diritto di rivendicare le proprie istanze, ed è giusto che lo faccia. Da parte mia ci sarà il massimo impegno per accelerare ulteriormente il processo. Mi auguro che la struttura burocratica sia pronta a tracciare una strada chiara verso una svolta anche sul piano delle tempistiche».
Quando la vedremo per la prima volta sull’isola nella veste ufficiale di commissario?
«Non ho ancora ricevuto il decreto di nomina in via formale. Nell’immediato ho in programma un incontro a Roma, durante il quale dovrò raccogliere le necessarie indicazioni ministeriali. Successivamente incontrerò i soggetti istituzionali coinvolti, a partire dal sistema di protezione civile e dalle amministrazioni locali».







