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Mare, vicoli, habitat naturale: ecco la mappa della “mazzamma” sull’isola d’Ischia

Non sono alieni, non sono extraterrestri. E, soprattutto, non sono affatto imprevedibili. Anzi, le loro abitudini, usi e costumi – spesso folkloristici, spesso discutibili, qualche volta anche pericolosi per il prossimo – sono ormai ampiamente diffuse e radicate. E non è un caso che negli ultimi anni le forze dell’ordine abbiano avuto vita più agevole nel tenere a bada certi fenomeni e certi soggetti che, sperando di non peccare di razzismo (tranquilli, stavolta i musulmani, il terrorismo e la psicosi annessa non c’entrano nulla), francamente più che soldi – come amano dire loro – all’isola ed al territorio portano soprattutto problemi. E danni di immagine incalcolabili. Da metà luglio a fine agosto, inutile girarci intorno, l’isola è costretta a vivere indossando gli abiti di una variegata e variopinta succursale dell’hinterland partenopea e la colpa, al netto di qualche variazione al tema, è tutta delle affittanze estive. Di quelle capre che noi isolani siamo diventati e che ci inducono, per metterci qualcosa di soldi in tasca (per giunta spesso senza nemmeno registrare il contratto e dichiarare i “signori ospiti” all’autorità di pubblica sicurezza, come ampiamente prescritto dalla legge che qui però continua a essere un optional) a fare armi e bagagli e lasciare casa al prossimo. E quando l’abitazione è la cosiddetta “seconda casa” non c’è nemmeno bisogno di dover traslocare. Il massimo della vita, fa niente che poi la vita qui diventi un inferno. E un paradosso, pure.

ISCHIA TRA LA MANDRA E LE TRAVERSE DI VIA ROMA, POI…

Ma qual è la mappa preferita dal cosiddetto “popolo della mazzamma”? E’ molto semplice, esisistono ormai delle location gettonate e consolidate da anni, addirittura da decenni. Cambiano da Comune a Comune ma hanno anche – scusate il gioco di parole – un comune denominatore, peraltro comprensibilissimo quando si viene in vacanza su un’isola nei mesi più caldi dell’anno: si chiama mare. E questo è anche il motivo per il quale ci sono zone della nostra isola che restano “vergini” dinanzi a questa sorta di “inquinamento”. Parliamo della aree alte del territorio, e nello specifico dei Comuni di Barano e Serrara Fontana. Qui gentaglia o personaggi a dir poco discutibili che fittano case non ce ne sono e non se ne trovano, troppo lontani dal centro, dal cuore del paese, e se vogliamo anche dalla spiaggia dei Maronti. L’Epomeo con le sue suggestioni e bellezze potrebbe attrarre qualche romanticone, ma non certo i cafoni e “zerroni” che sbarcano ad Ischia soltanto per mostrarci il loro vero volto, del quale faremmo tutti volentieri a meno. E’ vero, ci sarebbe il borgo marinaro di Sant’Angelo che però, non ci crederete, ha un difetto: è troppo esclusivo e soprattutto non è frequentato da certi soggetti. E dovete sapere che questi signori, sono stati condotti a riguardo anche accurati studi sociologici, hanno l’abitudine di muoversi in branco: pure quando vanno in trasferta e dunque in vacanza, vogliono trovare un contesto simile a quello in cui vivono abitualmente e dunque laddove possibile frequentato da un maggior numero possibile di “mao mao”.

Insomma, la parola d’ordine è chiara a tutti: mare a due passi… o muerte. E allora partiamo da Ischia e da quelle che sono le cosiddette zone off limits, quelle durante le quali nel corso del mese di agosto è meglio tenersi alla larga. Non si dorme e pure se fate quattro passi vi deve andar bene che non vi succeda qualcosa. L’area più densamente da bollino rosso è quella della Mandra ed in particolare la zona che gravita attorno alla spiaggia dei Pescatori. Lì c’è davvero una elevata concentrazione di “crema” e tutto nasce da una serie di ordini di motivi: il primo è che ormai c’è una clientela “consolidata”, che oltre ad aver preso alloggio fitta anche sdraio e ombrelloni da anni presso gli stessi stabilimenti balneari. Il secondo è che l’area si compone di molte case di proprietà non abitate e dunque cederle in fitto diventa anche logisticamente un fatto agevole. In un periodo in cui si parla tanto di integrazione, pare che qualcuno pian piano si sia integrato per davvero con la comunità indigena, ma non fatevi soverchie illusioni, parliamo di una sparuta minoranza: per gli altri, la spiaggia è “cosa loro” così come il contesto che gli gravita attorno e guai a chi glielo tocca. Provate a fare una passeggiata sul lungomare dopo mezzanotte, dall’altezza dell’Hotel Mareblu fino alla stradina che conduce al Punta Molino. Sedie e tavolini sistemati in spiaggia come se ci si trovasse nel salotto della propria abitazione, banchetti a destra e a sinistra, cumuli di monnezza ovunque, dibattiti e discussioni a voce alta ovviamente non certo sui “massimi sistemi”, bambini che giocano a pallone manco si trovassero al San Paolo la domenica pomeriggio alle 15 e l’immancabile suono di musica neomelodica partenopea a rendere tutto più bello. Roba che, credeteci sulla parola, oscura finanche una luna piena che si specchia nel mare e la suggestione del Castello Aragonese. Poesia allo stato puro, ovviamente avrete capito che ci riferiamo al Castello e alla luna e non certo al contorno…

IL CORSO DI ISCHIA E LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA

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Restiamo ad Ischia perché un’altra zona off limits, di quelle dove dovrebbe esserci la telecamera con la scritta “varco off limits” (anche ai pedoni) è quella che insiste lungo tutte le traverse di via Roma. Traverse che diventano una sorta di casbah, un mondo a parte e che servono anche a mostrare in tutta la sua magnificenza l’essere camaleontico della nostra amata terra. Mao mao, muschilli ed elementi coi quali è meglio evitare ogni incontro ravvicinato del terzo tipo, e a pochi metri il Corso Vittoria Colonna, che rappresenta (o dovrebbe rappresentare, lasciamo a voi la scelta) il salotto buono dell’isola con le sue boutique, i suoi ristoranti ed i suoi negozi. Purtroppo, da qualche tempo a questa parte, anche con le sue pizzetterie, friggitorie e rivendite di limoncelli che recano il marchio made in Ischia ma che in realtà sono così “appezzottati” che più pezzotti non si può. Segnali di una società che si evolve e che però cerca non di somigliare ai turisti facoltosi e di un certo target ma alla predetta mazzamma. Ma forse su questo argomento è meglio mettere subito il freno a meno, rischieremmo di andare fuori traccia.

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PERRONE E I “MEANDRI” DEL CORSO, CHE FEELING

Da Ischia ci spostiamo alla vicina Casamicciola. Ovviamente la cittadina termale è per gran parte del suo territorio immune dal fenomeno delle presenze “cafonal”, perché morfologicamente il paese si estende in altezza. Ovviamente nelle aree come Maio, Sentinella, La Rita e zone circumvicine i fitti sono merce rara. Le zone più gettonate della cittadina termale sono le traverse interne a Corso Luigi Manzi (Piazza delle Scuole ecc.) ma anche il popoloso quartiere di Perrone. Nel primo caso come nel secondo i vicoletti stretti ed anche le caratteristiche baracche ricordano in molti casi i luoghi di provenienza dei nostri “ospiti” e questo riesce a sortire anche l’effetto di non far soffrir loro di “saudade”, per dirlo alla brasiliana. Non solo, un altro innegabile vantaggio è quel trait d’union che da sempre lega il neapolitan style alla scelta della location e cioè la vicinanza al mare, assicurata dalla presenza di spiagge e tavolati che si estendono ininterrottamente sull’asse tra Casamicciola e Lacco Ameno.

LACCO AMENO, QUANTO “PIACE” VIA CRISTOFORO COLOMBO

A proposito del Comune del Fungo, qui bene o male le prerogative e le scelte sono le stesse. Nessuno sarebbe così folle da dirigersi ad esempio al Fango o sulla Borbonica, ci si ritroverebbe dinanzi a zone isolate e troppo poco caotiche, lontane dal mare e da tutti i comfort che la centralità può offrire. E così c’è il Corso Angelo Rizzoli, che però negli ultimi anni sembra aver perso un po’ di appeal perché se è vero che il mare ce l’ha di fronte è altrettanto indubbio che a certi soggetti piace anche rimanere per quanto possibile lontano dai riflettori e da occhi indiscreti (chiedersi il perché potrebbe apparire fin troppo scontato). E allora anche qui vai con le traverse. La strada più gettonata è via Cristoforo Colombo, che insiste alle spalle di Piazza Santa Restituta ed in particolare le sue viuzze interne, come ad esempio la celebre via Nesbitt che non a caso nelle ultime due stagioni è stata oggetto di ripetuti blitz perpetrati da carabinieri e polizia che hanno sortito risultati tutt’altro che di poco conto. Ed anche qui si assiste a due universi distinti e separati da pochi metri, o meglio da una piazza: la mazzamma di qua, lo chic del Regina Isabella e non solo dall’altra. Insomma, benvenuti nell’isola multiforme.

FORIO E L’IRRESISTIBILE “PROFUMO DI MARE”

Se c’è un Comune che batte Ischia, probabilmente, questo è Forio, peraltro già alle prese con zone che una particolare criticità la presentano dodici mesi l’anno e ci riferiamo per i pochi che non l’avessero capito a Monterone, che è diventata multietnica e dove la vivibilità molto spesso rappresenta una chimera, specialmente nelle ore serali quando passeggiare in quel quartiere e uscirne indenni può valere quasi quanto vincere un terno al lotto. Per i napoletani, sopra tutto e sopra tutte (le location), Forio si legge con Chiaia, decisamente la meta preferita e dove gli appartamenti da prendere in fitto a luglio ed agosto vanno letteralmente a ruba. Poi un’altra meta dove la concentrazione partenopea è elevata al punto che l’area diventa quasi una succursale di Napoli è quella del Fortino. Tira eccome anche San Francesco, insomma anche stavolta la vicinanza al mare resta il must incontrastato per chi cerca un temporaneo domicilio. Non è un caso che aree come ad esempio Panza siano praticamente assenti dalle mappe mentre il Cuotto diventi la soluzione di ripiego per chi cerca abitazioni con determinate caratteristiche o magari non può permettersi i costi di una casetta con vista mare e a due passi dallo stesso, soluzione evidentemente per molti ma non per tutti. Insomma, su un territorio di circa quaranta chilometri quadrati, alla fine, non è che la superficie dove si annidi un turismo non propriamente elitario (per usare un eufemismo) sia chissà quanto estesa. E non è un caso che negli ultimi due anni carabinieri e polizia hanno capito dove insiste il classico “anello debole” e stanno effettuando controlli a raffica sui locatari e le persone ospitate. Continuando, nonostante tutto, a riscontrare irregolarità di ogni tipo, a dimostrazione che proprio questa malattia non la si vuole estirpare. In alcun modo.

Gaetano Ferrandino

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