CRONACA

Maria Rosaria Capobianchi: «Continuiamo a studiare il virus»

La virologa di origine procidana in un’intervista al Corriere della Sera spiega l’evoluzione del Covid-19 spiegando come la ricerca scientifica, condotta anche in prima persona, prosegua in maniera incessante

Ad inizio febbraio ‘Il Golfo’ l’ha intervistata. Il suo nome è diventato noto essere alla guida di un team di donne ha isolato il primo coronavirus diagnosticato in Italia a un turista cinese. Si tratta della direttrice del Laboratorio di Virologia dell’Inmi Lazzaro Spallanzani e del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca Preclinica e Diagnostica Avanzata, Maria Rosaria Capobianchi.

La virologa è di Procida e con l’isola ha ancora un forte legame. Maria Rosaria Capobianchi è nata e cresciuta nel rione di Terra Murata, dove sorgeva il noto penitenziario che ospitava gli ergastolani. Molto legata alla “sua” isola, Maria Rosaria Capobianchi l’ha lasciata soltanto adolescente, quando ha cominciato gli studi superiori al Liceo Genovesi di Napoli per poi proseguire, sempre a Napoli, l’università alla Federico II e all’istituto internazionale di Genetica e biofisica di Fuorigrotta. Dal 2000 lavora allo “Spallanzani” e ha dato un contributo fondamentale nell’allestimento e coordinamento della risposta di laboratorio alle emergenze infettivologiche in ambito nazionale, nel contesto del riconoscimento dell’istituto quale centro di riferimento nazionale. Per la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi e per le altre biologhe del team sono giornate intense, frenetiche.

Nei giorni scorsi è stata intervistata dal Corriere della Sera e ha spiegato come «La crescita dei casi sta rallentando nelle regioni dove l’epidemia è cominciata, altrove invece c’è un aumento sostenuto. Potremmo raggiungere anche in altre zone gli stessi, attuali numeri di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna in proporzione agli abitanti. La speranza è che le misure di contrasto messe in campo nel resto d’Italia quando ancora c’era tempo per agire siano efficaci». La dottoressa Capobianchi alla giornalista Margherita De Bac ha spiegato come «In molte regioni la curva dell’epidemia, cominciata più tardi, è in salita. Il numero totale dei pazienti positivi rispecchia una situazione variegata. C’è una differenza tra le zone dove i focolai sono cominciati e quelle che invece si trovano adesso all’inizio dell’epidemia». Il team guidato dalla dottoressa Capobianchi ha osservato il virus da vicino, al microscopio, il virus ed ha spiegato «Come per tutti i virus che trovano una nuova nicchia in cui espandersi, il Sars-Cov-2 presenta un’evoluzione genetica dettata da una variabilità peraltro molto contenuta. Il confronto tra le sequenze dei genomi pubblicate sui database internazionali, a partire dal 10 gennaio, quando i ricercatori cinesi di Wuhan hanno reso pubblica la prima sequenza, non mostra cambia menti sostanziali tali da rendere il virus diverso e quindi non più riconoscibile dal sistema diagnostico».  

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