Mariano Giovene alla guida di Caremar
La ex compagnia pubblica dei collegamenti nel Golfo cambia rotta, l’assemblea ha nominato il nuovo amministratore delegato. Il suo curriculum e soprattutto la mission da perseguire

Il cambio ai vertici di Caremar arriva in un momento in cui la pressione delle comunità isolane sui trasporti marittimi è tornata a farsi sentire con forza. Dal primo luglio, l’assemblea dei soci della ex compagni pubblica ha nominato Mariano Giovene nuovo amministratore delegato della compagnia che garantisce ogni giorno i collegamenti nel Golfo di Napoli. Succede a Giuseppe Murolo, che aveva guidato la società negli ultimi anni dopo la privatizzazione del 2015, quando la Regione Campania cedette Caremar al collegamenti tra Ischia, Procida, Capri e la terraferma. Giovene subentra a raggruppamento formato da Snav e Rifim.
La scelta di Giovene, 61 anni, arriva da un profilo manageriale che non appartiene alla tradizione del settore marittimo: facility management, gestione amministrativa, riorganizzazione dei servizi. Un curriculum che dovrebbe lasciar intendere una missione precisa, quasi chirurgica: intervenire sulla struttura dei collegamenti, soprattutto nei mesi invernali, quando la continuità territoriale diventa un miraggio e i pendolari delle isole si ritrovano ostaggio di cancellazioni, ritardi e corse ridotte.
Caremar, oggi, di fatto è una società privata che opera in regime di servizio pubblico. Ogni giorno muove navi e aliscafi tra Napoli, Pozzuoli, Sorrento e le tre isole del Golfo. Ma la percezione degli utenti è ben diversa: tratte sovraffollate, mezzi datati, orari che non dialogano con le esigenze di chi lavora sulla terraferma. Il nuovo amministratore, ufficialmente, delegato ha indicato come priorità proprio questo punto: “adeguare i servizi alle esigenze delle comunità isolane e dei pendolari”, con un focus sul periodo invernale, quando la domanda non cala ma la qualità del servizio sì. Una realtà che andiamo raccontando da tempo.
Il nodo politico è evidente. Le isole chiedono da anni una revisione del modello di servizio pubblico, una maggiore vigilanza della Regione sui concessionari e un piano di investimenti che renda i collegamenti marittimi un’infrastruttura stabile, non un servizio stagionale. Giovene eredita una compagnia che deve dimostrare di essere all’altezza del ruolo che ricopre: garantire la mobilità di territori che non hanno alternative.
Il cambio della guardia, dunque, non è solo una notizia societaria. È un segnale che arriva in un momento in cui la pressione degli utenti è cresciuta, e in cui la Regione, che pure ha ceduto Caremar da oltre dieci anni, continua a essere chiamata in causa per vigilare sulla qualità del servizio. Le prossime settimane diranno se la nuova gestione saprà imprimere una direzione diversa, capace di rispondere a un’esigenza che non è solo logistica, ma politica: riconoscere il diritto alla mobilità degli abitanti delle isole del Golfo come un servizio essenziale, non negoziabile.






