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Marina di Casamicciola, parte la caccia ai morosi

Dalla Redazione

CASAMICCIOLA TERME. Palazzo Bellavista apre la caccia ai clienti morosi di Marina di Casamicciola. I troppi conti in sospeso lasciati dai diportisti che hanno usufruito dei servizi dello scalo gestito dalla società partecipata, non possono essere lasciati a languire. L’ente di Palazzo Bellavista, sempre attento a far quadrare i conti visto anche lo stato di predissesto, si è quindi deciso a non dare tregua ai debitori. In tale prospettiva, sta per essere approntato e poi approvato dalla Giunta comunale una convenzione con cui affidare l’incarico legale per il recupero dei crediti derivanti dal mancato pagamento del canone della nautica da diporto. Il professionista che sarà prescelto dovrà dunque procedere al recupero dei crediti vantati dall’amministrazione comunale. Ricevute le pratiche, secondo lo schema di convenzione, egli dovrà provvedere dapprima a porre in essere tutta l’attività stragiudiziale che si renderà necessaria, tra cui l’invio delle lettere di diffida e messa in mora per il pagamento bonario del canone. Per tale attività, il professionista riceverà come rimborso spese un importo omnicomprensivo di spese per singola annualità (fatture emesse per la stessa annualità ma appartenente allo stesso debitore) pari a 35 euro inclusi gli oneri accessori di Iva e Cpa. L’avvocato verificherà insieme al Responsabile dell’Ufficio Tecnico la solvibilità del debitore. Per le posizioni debitorie ritenute in maniera adeguatamente documentate come non solvibili, non si darà corso all’azione giudiziaria. In tal caso, al professionista andrà riconosciuto soltanto il compenso già accennato in precedenza. Sulle annualità di ogni singolo debitore che risulteranno infruttifere o insolventi per l’Ente, di ammontare non superiore a 500 euro, all’avvocato spetterà il 50% dei quei trentacinque euro stabiliti. Nel caso in cui, dopo l’avviso bonario dell’avvocato, il debitore dovesse spontaneamente eseguire il pagamento, egli dovrà versare direttamente nelle casse comunali un importo pari alla sorta capitale, agli interessi e al compenso pagato all’avvocato (sempre i famosi 35 euro). Se non dovesse esserci nessun pagamento spontaneo, trascorsi 30 giorni dall’invio della diffida, l’avvocato provvederà a proporre l’azione giudiziaria e alle necessarie azioni esecutive in danno dei debitori. Le spese vive per tali azioni saranno anticipate dal Comune e poste a carico del debitore. Tutte le somme liquidate dal giudice all’avvocato nelle procedure giudiziarie e recuperate nei confronti del debitore resteranno a beneficio del professionista, tranne i 35 euro, che dovranno essere restituiti dall’avvocato al comune unitamente a tutte le spese vive anticipate dall’ente. Lo schema prevede che in caso di compensazione delle spese giudiziarie o di rigetto della domanda, l’avvocato potrà trattenere soltanto i trentacinque euro. Egli curerà i contatti con i debitori per il pagamento, e dovrà impegnarsi a relazionare e tenere informato il Comune circa l’attività di volta in volta espletata.

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