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IL MARINAIO INGLESE CHE SPOSO’ LA “PICCOLA ITALIANA”

Di GINO BARBIERI

Aveva vinto la guerra contro i nazi-fascisti, aveva subito i bombardamenti delle V2 di Hitler nella regione inglese di Manchester, aveva odiato i fascisti al pari della sua connazionale Violet  Gibbson, che nel 1926,  con fredda determinazione aveva sparato una rivoltellata in faccia a Mussolini, ferendolo lievemente al naso. Thomas Wihitehead era un marinaio con la specializzazione di elettricista provetto benchè contasse appena diciassette anni quando decise di arruolarsi nella Marina di sua maestà in piena guerra mondiale. Era nato nel 1924  nella cittadina di Preston-Lancs (la “città dei preti”), nella contea di Lancashire, famosa per la  piccola comunità cattolica “accerchiata”da una maggioranza anglicana e una minoranza protestante che spesso se le suonavano di santa ragione, prima ancora che gli Irlandesi prendessero le armi contro gli odiati sudditi della regina Elisabetta.

Nel  1946 gli inglesi avevano già occupato da un pezzo l’isola d’Ischia, ma si attardavano nella base navale di Napoli spadroneggiando insieme agli americani, come d’altra parte facevano in Germania, che avevano diviso in quattro parti insieme ai russi e ai francesi. In quell’anno un gruppetto di marinai  britannici era stato inviato a Casamicciola per un “rest camp” (specie di esercitazioni) e il nostro Thomas si trovava fra loro, forse perché aveva prolungato la ferma militare. Andarono ad alloggiare nella Pensione Igea, a piazza Bagni,  della famiglia di Attilio Calvanese,  un fascistone della prima ora “riparato”  nell’isola con al seguito una bella cassetta piena di bigliettoni e l’aria stravagante da gradasso delle borgate romane.

Aveva leccato il culo del podestà Conte e del segretario del Fascio Angelo                  Monti per lungo tempo allo scopo di acquistare a prezzo di favore un pezzo di collinetta a strapiombo sui Bagni, e sul quel dirupo, che mostrava ancora i segni del terremoto del 1883, andò a edificare una lunghissima casa con la forma di in parallelepipedo, che correva lungo l’asse viario di corso Garibaldi. E lì creò la futura Pensione Igea, dedicata alla dea della salute visto che sotto le viscere della collina  aveva trovato pure una vena di acqua termale. Ma veniamo al sodo. Gli inglesi non spiccicavano nemmeno una sillaba d’italiano e Calvenese un bel mattino per togliersi d’impaccio per certe faccenduole chiamò alla pensione una giovane ragazza che abitava lungo la salita di san Pasquale, la maestrina (ancora in attesa dell’impiego) ventiquattrenne Giovanna Ferrara.

Così avvenne l’incontro con Thomas, di due anni più giovane, ma che sapeva a menadito il fatto suo. Il colpo di fulmine ci fu e tale da incendiare i due colombelli incuranti delle fiere opposizioni delle rispettive famiglie, unite più dal comune credo religioso (Thomas era un fervente cattolico) che non da uno spirito di tolleranza. All’epoca l’Inghilterra non andava tanto per il sottile con gli italiani. Preferiva ignorarli, frapponeva ostacoli per una paventata immigrazione e proibiva nel modo più assoluto la cittadinanza del Regno Unito da acquisire con il matrimonio. Giovanna sapeva tutto questo, ma preferì sfidare le leggi inglesi (e anche quelle italiane) pur di farsi impalmare da Thomas e, naturalmente, seguirlo in Inghilterra.

Passò un anno e il marinaio inglese, tornato nel suo paese, badava al lavoro, ad una sistemazione futura, ma anche a convincere i suoi su quel matrimonio che proprio non veniva digerito, trattandosi di una “straniera”, per di più “nemica fascista” troppo lontana dagli usi e costumi britannici e con scarse possibilità di impiego in una nazione uscita fresca fresca da un conflitto disastroso che aveva fiaccato l’economia, la politica, le risorse e lo stesso spirito indomito dei sudditi di sua maestà.

Le cose sembravano mettersi male per la giovane maestrina Giovanna, priva di sostegni economici familiari e con un posto a scuola di la da venire. I mesi passavano, le lettere traboccanti d’amore di Thomas arrivavano regolarmente, ma di matrimonio nemmeno a parlarne. Silenzio in assoluto e le due famiglie sul piede di guerra, speranzose che la cosa finisse come le ultime lettere di Jacopo Ortis!

Poi un bel mattino del 1947, il marinaio inglese (che intanto lavorava sulle navi con le mansioni di elettricista) Thomas Whitehead si presentò lindo e pinto, con un bel vestito grigio doppio petto a casa Ferrara, dove ancora oggi c’è il palazzetto storico arrampicato sulla salita di san Pasquale, una valigetta al seguito e –meraviglia delle meraviglie- una luccicante fede nuziale nel taschino. Salti di gioia, baci, abbracci e qualche maledizione appena appena celata dietro un sorriso di circostanza di chi non voleva proprio che la “piccola italiana” si involasse in Inghilterra e lasciasse il paese natìo e l’adorata famiglia!

L’abito da sposa fu confezionato a tempo di record, invitato il compare d’anello Giuseppe Bernasconi, prenotata la parrocchia di santa Maria Maddalena, noleggiate le due auto scoperte di Gennaro ‘e pelliccella e il piccolo rinfresco in casa, come si usava nell’immediato dopoguerra. Gli sposi erano raggianti di felicità. Avevano vinto su tutti, ma non erano riusciti a smovere quei “pesantoni” inglesi, che non vollero partecipare al rito nuziale!   “E chi se ne frega, sentenziò Thomas in dialetto inglese, con il tempo e il fieno si maturano le nespole” (proverbio italiano). Acquistò due biglietti di sola andata sulla nave, e via nel Regno Unito dove la regina Elisabetta si apprestava a cambiare parecchie carte in tavola prima del sopravvento di compare Winston  Churcill

La nostra storia continua con la notazione straordinaria che la povera Giovanna, non appena mise piede sul suolo inglese diventò…apolide! Corpo di bacco, non c’è da credere a tanta schifezza politica e burocratica, ma in effetti con il matrimonio straniero, Giovanna perse la cittadinanza italiana e non acquistò quella inglese!

La “piccola italiana” non esisteva più per i registri anagrafici; era improvvisamente sparita dalla circolazione e i suoi documenti di identità non erano più riconosciuti!  Bell’affare davvero. E come la mettiamo con il permesso di soggiorno, con l’eventuale nascita di un figlio, con  una domanda di lavoro, con gli assegni familiari, con il ricovero in ospedale, ecc.ecc. Basta. I due sposi se la piegarono a libretto e iniziarono la loro vita di tutti i giorni, incassando l’affetto della famiglia dello sposo e attendendo –come tutte le favole che si rispettino- la nascita del primo figlio/a, segno tangibile di una storia d’amore per certi versi straordinaria. Nel 1949 nacque Elena. Fece appena in tempo ad essere battezzata nel fonte lustrale inglese che la burocrazia bussò alla sua porta. Insomma coma la si rigiri, Giovanna salutò l’Inghilterra, abbracciò Thomas, fece le corna a Downing Street e se ne tornò a Casamicciola, tirando un sospiro di sollievo. L’Inghilterra proprio non le andava a genio e, forse, nemmeno gli inglesi!

Passano gli anni e Giovanna ha guadagnato la sua scuola, ha ottenuto la cittadinanza italiana con una legge fatta apposta per…Gina Lollobrigida; le fanno anche sapere dal Consolato Britannico che può ottenere la… cittadinanza inglese (con doppio passaporto!) mentre Thomas –gran campione di testardaggine- viene a Ischia una volta all’anno per cambiare le acque alle olive e mettere al mondo un altro Thomas (1950) seguito da Giulio (1952) e Mario (1956). E meno male che si fermò. I fratelli Karamazov ne avevano le scatole piene di nuovi pupattoli fra i piedi, rissosi, attaccabrighe e pallosi come lo sanno essere soltanto gli…inglesi in terra italiana!

Mister Thomas –fedele fino in fondo alla sua terra d’adozione e alla sua famiglia- negli anni ottanta – dopo la pensione- si stabilì a Casamicciola vivendo circa trent’anni nella casa che lo accolse giovanissimo marinaio inglese innamorato della sua “piccola italiana”. Religiosissimo, frequentava la chiesa di san Gabriele, dei Padri Passionisti e la parrocchia di santa Maria Maddalena dove sposò Giovanna Ferrara. Oggi riposa in quel giardino fiorito proteso sul mare, dove sibila il vento di maestrale e le risacche leggere si infrangono sull’alta falesia, come avviene da sempre sulle coste della sua Inghilterra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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