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Maronti, il day after tra rabbia e sgomento

È spettrale il giorno dopo, ai Maronti. Le fiamme che hanno avvolto la collina attraversata dalla strada per il mare hanno cancellato ogni colore. C’è ancora nell’aria l’acre presenza del fumo mentre folate di vento alzano la cenere che tappezza di nero la nervatura di tufo spogliata di ogni segno di verde. Sembra un paesaggio lunare senza forme di vita, l’ombra lunga dell’incendio ha seminato una desolazione in questo luogo, dove di solito dormono i sogni. Le prime luci del giorno accrescono l’entità del disastro provocato dal fuoco, le case lambite dalle fiamme. L’altra sera le soffiate insistenti di ponente hanno indirizzato il fuoco secondo una rotta come scorrono i tornanti.

Tutto è iniziato a poche decine di metri dalla spiaggia, lungo il serpentone che collega con la strada provinciale. E proprio da qui partono le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Ischia diretti dal Capitano Andrea Centrella che si avvale dell’ausilio del Reparto Forestale e del Comandante della Stazione di Barano, il Maresciallo Capo Gennaro Bonavoglia. E’ stato aperto un fascicolo d’indagine e si sta lavorando sull’ipotesi di reato di incendio doloso, raccogliendo quanti più elementi possibile per risalire alle modalità dell’accensione dei fuochi. Sì, perché appaiono più focolai che hanno alimentato il grande incendio che ha seminato panico e terrore in una caldissima serata d’inizio luglio.

Intanto, emergono le prime lacune nelle operazioni di spegnimento che hanno mandato in fumo oltre 15 mila metri di vegetazione. Carabinieri, Polizia diretti dal dottor Alberto Mannelli e Polizia Municipale di Barano del Comandante Ottavio Di Meglio hanno attivato tutte le procedure di sicurezza, chiudendo la strada al transito. Le stesse forze dell’ordine hanno avviato sin da subito l’attività di soccorso con le operazioni di evacuazione di case e attività ricettive e antisciacallaggio. I bus di linea dell’Eav sono stati limitati a Testaccio sino al cessato pericolo intorno alle ore 23.00.

Sono state necessarie diverse ore per domare le lingue di fuoco alte diversi metri e favorite dal terreno arido non irrigato dalle piogge da oltre cento giorni. Il canadair intervenuto in tarda serata ha potuto effettuare solo un lancio per il carburante insufficiente in quanto proveniva da un altro incendio. Difficoltà pure a reperire acqua per la chiusura serale forzata dell’Evi. La società che gestisce l’acquedotto è stata sollecitata dai Carabinieri a riaprire l’erogazione, mentre non erano servite le richieste precedenti di privati che avevano a più riprese chiamato per il ripristino della fornitura. Tutte le riserve erano andate esaurite per il tentativo di allontanare il rogo. I Vigili del Fuoco, con non poche difficoltà, hanno lavorato alacremente per spegnere l’incendio.

Diverse le abitazioni sfiorate dalle fiamme, così come il Ristorante Paradise in cima al costone letteralmente circondato dalle lingue di fuoco. Solo per un miracolo la struttura in legno non è stata avvolta e qui la sorte sembra aver giocato un ruolo determinante. Un serbatoio di 2000 litri d’acqua in plastica è esploso con il forte calore e quell’ondata di acqua ha fatto da barriera al fuoco che stava per inghiottire il suggestivo locale a picco sul mare. Danni limitati, solo qualche staccionata è stata bruciata, mentre il resto dello stabile è rimasto integro. Si ripropone ancora una volta il dramma degli incendi e la cronica assenza delle colonnine idriche collegate all’acquedotto, soprattutto nelle immediate vicinanze di luoghi nevralgici. Giovedì sera poteva essere davvero una catastrofe, ma non si ricorda un incendio di queste proporzioni lungo la strada dei Maronti che ha seminato molta preoccupazione e tensione per diverse ore.

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Luigi Balestriere

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foto Franco Trani

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