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Martina, dal Pd nuovo “schiaffo” ai terremotati

ISCHIA.  A distanza di due mesi dalla conversione del Decreto sulla ricostruzione in legge dello Stato, riecco nuovamente spuntare la contestazione dell’opposizione parlamentare verso le misure post sisma previste per l’isola d’Ischia. Stavolta è Maurizio Martina, ex segretario reggente del Partito Democratico e candidato a riprenderne la guida, a sparare contro quello che peraltro viene definito nuovamente “condono”.  «Ecco come Lega e Cinque Stelle trattano i cittadini colpiti dalla tragedia di Genova. Per loro niente proroga della sospensione delle tasse, per i condoni a Ischia invece pronti a tutto». È questo il testo del “tweet” lanciato da Martina ieri mattina, che evidenzia come perduri tuttora la convinzione che il provvedimento legislativo votato dal Parlamento sia un nuovo condono, e non, come in effetti è, una misura diretta ad accelerare l’esame delle istanze di sanatoria già presentate ai sensi delle leggi emanate alcuni decenni fa, e consentire quindi a chi ne ha diritto di ottenere il contributo per la ricostruzione. Pensavamo che forse certe polemiche si fossero definitivamente placate, ma ecco che il Pd torna a battere sullo stesso tasto e a suonare la stessa musica, quasi a disinteressarsi della complessa realtà locale e dei suoi abitanti, al punto da usare Ischia come arma d’offesa per fare opposizione al governo gialloverde. Un metodo che, per la verità, sembra più idoneo a far perdere possibili consensi al partito che tra le sue file esprime comunque un europarlamentare ischitano quale è Giosi Ferrandino, che non a guadagnarne altri, e dunque rende difficile comprendere questa lotta di retroguardia su un provvedimento che ormai è legge dello Stato e sulla cui base la struttura commissariale guidata dall’ex Prefetto Schilardi sta già operando.  Il candidato alla segreteria dem pare anche aver dimenticato le disparità che comunque permangono tra le misure previste per Ischia e quelle emanate per altre emergenze sismiche, ma l’esternazione di Martina conferma comunque una considerazione che alcuni addetti ai lavori fecero già a fine estate: l’aver atteso un anno per il decreto-Ischia e soprattutto averlo incluso nelle misure previste per la tragedia del ponte Morandi di Genova è stato molto probabilmente un errore formale che ha dato fiato ai critici e ai detrattori, pronti a brandire la solita spada dell’abusivismo come arma di opposizione politica. Un’arma a buon mercato, ma che forse è ormai spuntata.

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