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Maschi contro femmine, cani e gatti!

DI GIGI LISTA

Ahimè, il paragone canino verso la mascolinità oramai si palesa con frequenza emotiva e linguaggio corporeo da prendere in seria considerazione, come tra l’altro le movenze accattivanti e feline sono proprie della femminilità.

Non dire gatto che ti mette nel sacco…

La donna, essere dalla divinazione lunare: oscurità e marchingegno sono le fasi speculari di una dolcezza ingannevole e terribile. La donna come il gatto non è da capire ma da studiare, come quando pensi di conoscere il tuo gatto che tutte le sere con occhi languidi e fusa amorevoli sembrano chiedere attenzioni e carezze, senza le quali sembra quasi non sapessero vivere e respirare, invece bugia. La donna come il gatto non ha assolutamente bisogno di niente e di nessuno, animali capacissimi di soggiogare qualsiasi persona o avversità. Basti pensare che in natura il gatto domestico anche se non ha mai vissuto all’aperto gli bastano ventiquattro ore per ritrovare i sensi e istinti di sopravvivenza, mettendo da parte tutta la propria vita e cavalcare con raffinata ed elegante velleità i problemi del domani.

L’uomo, vita da cani!

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Tristemente scrivo queste tremende pagine, che mai il mio smisurato orgoglio avrebbe potuto accettare di trovare nella mia mano l’ammissione di paragone al subitivo e sommesso animale domestico quale il cane è. D’altronde, che cosa è un cane se non una bestia che, in cambio di una comodità, croccantini, acqua e il bravo del padrone, sottomette la sua vita fedelmente e con cecità amorevole segue il suo destino nelle mani altrui? C’è da fare un’interrogazione personale intensa e profonda: uomo, qual è l’ultima volta che hai scelto? Dal film della sera, al ristorante, ai mobili di casa o sul programma della serata. Ve lo dico io cari amici: poche volte. Dico poche volte perché la tecnica femminea di alienazione maschile comprende la detenzione di un premio massimo, come il croccantino che viene dato quando il cane si comporta. Bene, signori, la verità di ciò che afferma scotta sulla vostra pelle, e negare non è altro che una sindrome di Stoccolma acuta dove pur di non ammettere il proprio stato di degrado sociale si dice: “alla fine, come si fa senza una donna?”. Oppure: “vabbé, la faccio fare, però poi so quando frenare il tutto”. O ancora: “crede di comandare, ma sono io che porto i pantaloni”. Cazzate, illusioni: il primo passo per spezzare le catene della servitù è riconoscere il proprio stato di sottomissione.

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Consigli alla ribellione della schiavitù maschile

Uomo, ricorda che sei nato libero, e la libertà non è concetto vano: la libertà è potere. Il potere è una cosa che va conquistata e detenuta, il potere è la capacità di indipendenza. La distruzione dei legami di dipendenza vanno interrotti prima di tutto con la madre, origine di tutti i guai e turbe mascoline…

Le tre regole per la distruzione del potere di “mammà” sono le seguenti:

  1. Mamma non cucina meglio di tutti, ma con molta probabilità il tuo gusto è assuefatto e dipendente dal suo stile e gradazione salina o metodo di condimento, che con gli anni crea nell’uomo una sorta di dipendenza emozionale alla cucina materna.
  2. Mamma non è una guaritrice magica. Spesso ci si convince che la sola imposizione delle mani materne possa far si che la febbre o l’influenza possano scorrere via. Alcune leggende di mammoni cronici raccontano delle mammine che pur di sottrarre i poveri figliuoli dalle tragiche atrocità della malattia, attirino al se ogni male, ogni dolore.
  3. “Ma la mamma è sempre la mamma”: cazzate da non ripetere i presenza della tua donna. Questa frase scava nei meandri reconditi dell’oblio femminile, dove odio e vendetta dimorano e regnano incontrastate e, al risuonar di tale frase, la docile donna che ti sta accanto con faccia angelica tesserà trame e torture che mai mente maschile potrebbe neanche lontanamente immaginare. Attento uomo, la mamma è sempre la mamma, ma non dirlo alla tua donna!

Quindi, una volta fissatoti queste tre regole vitae e tagliato ogni legame patetico alla mammaria lacrimosa stile libro “Cuore”, dedicati alla ricerca del potere tramite l’indipendenza. Non cercar padroni come i cani, ma riversati tra i monti gelidi della dipendenza, riscopri le tue origini libere. L’uomo nasce lupo, animale fiero, di valori e principi che dedica tutto se stesso con potenza e dedizione alla salvaguardia del suo branco e della sua libertà. Questo è un uomo, colui che non ha bisogno di nessuno pur avendo e volendo tutto. Cacciatore mai sazio, ma anche cauto difensore della sua integrità con la consapevolezza superiore di sapere che, qualora il lupo-uomo si ferma ferito o muore anche il suo branco-famiglia ne risentirà gravemente. Quindi, potere, indipendenza ma anche tanto amore per le cose che a cui tieni: questo è l’uomo e questa è libertà! Siccome questa è una rubrica che analizza prevalentemente l’uomo, ditemi voi donne che in prevalenza leggete la rubrica, come voi credete di scrollarvi il fantasma del doppiogiochismo e la fama di manipolatrici egoiste!

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