CRONACA

Medmar, il sindacato sul piede di guerra

La Filt Cgil pretende il pagamento degli stipendi di febbraio dopo la scadenza dei dieci giorni di ritardo già comunicati dalla Compagnia rispetto alla data stabilita

Le misure restrittive anti-contagio adottate in queste settimane hanno avuto tra i molteplici effetti anche il calo verticale del traffico marittimo. Quest’ultimo è ormai ridotto a pochissime corse di collegamento tra le isole del Golfo e la terraferma, atte a garantire il rifornimento di beni di prima necessità. In questo momento estremamente critico, anche le Compagnie di navigazione sono alle prese con il corrispondente calo degli introiti e della liquidità, che ha dirette ripercussioni per i dipendenti, i quali non percepiscono più con regolarità i propri stipendi. In un contesto del genere si inserisce la missiva che il sindacato Filt Cgil Campania ha inviato alla Compagnia Medmar, per sollecitare la corresponsione degli stipendi del mese di febbraio. Nella nota si legge che «a gran parte dei dipendenti non sono state ancora liquidate le competenze retributive del mese di febbraio 2020, nonostante che, con nota pec del 24 marzo u.s., codesta società ci avesse annunciato, causa emergenza COVID-19, che i salari del predetto mese sarebbero stati corrisposti con un ritardo di 10 giorni rispetto alla data stabilita del 25 marzo».

Dunque, secondo il sindacato, ci sarebbe quasi una settimana di ritardo nei pagamenti. La missiva prosegue: «Oltre a denunciare un trattamento discriminatorio tra i lavoratori, segnaliamo che molti degli interessati, pur avendo prestato puntualmente la loro attività lavorativa, non hanno più disponibilità economiche tali da assicurare generi di prima necessità alle proprie famiglie e quindi il minimo degli elementi utili ad una sopravvivenza almeno dignitosa». A questo punto la Filt adombra eventuali conseguenze poco piacevoli: «È facile intuire quanto tutto ciò stia generando tra i lavoratori fortissime preoccupazioni che potrebbero sfociare, se non risolte nell’immediato, in proteste non governabili da parte della scrivente organizzazione sindacale a causa delle restrizioni imposte dalle norme anti-contagio, con gravissime ripercussioni sui collegamenti con le isole minori, ma soprattutto sulla sicurezza, sulla salute e sull’ordine pubblico». Uno scenario preoccupante, che fa da preludio alla conclusione della lettera: «Riteniamo, pertanto, necessario e urgente che la Medmar Navi S.p.A., società tra i primi vettori del Golfo di Napoli, metta in campo ogni azione volta a garantire ai propri dipendenti serenità e certezza retributiva, soprattutto in un momento emergenziale nel quale gli stessi, senza alcun indugio, esponendosi come tutti i lavoratori marittimi al rischio contagio, stanno garantendo con coraggio, professionalità e senso di appartenenza il diritto alla mobilità delle persone. Ciò rappresentato, Vi chiediamo di corrispondere ad horas ai lavoratori gli emolumenti agli stessi spettanti». La missiva, inviata per conoscenza anche alla Prefettura di Napoli, è un indice rivelatore del momento che l’intero settore marittimo locale sta attraversando, con le Compagnie alle prese coi costi fissi non più coperti dalle entrate che fino a marzo erano garantite dall’intenso traffico-passeggeri, e con i lavoratori che vedono addensarsi nubi nere sull’immediato orizzonte, in una crisi sanitaria ed economica le cui conseguenze future nessuno può valutare compiutamente.

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