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MEGLIO ENZO O GIOSI? IL FERRANDINO MIGLIORE E’ GIUSEPPE,LO SCRITTORE

Mentre assistiamo allo sfaldamento della politica, allo sfarinamento dei più elementari valori umani e civili, a partire dal campanile comunale fino agli Stati, all’Europa e al mondo, ci viene da chiedere che cosa possono ancora individualmente fare i giornalisti (piccoli o grandi che siano), i letterati, gli uomini di cultura. Tutti costoro devono passivamente prendere atto dello “ sfasciume”? A modo suo, Giuseppe Ferrandino, scrittore isolano, prolifico e di successo, ha posto rimedio. Constatato il doppio terremoto, di fronte al quale si è trovato, quello vero di Casamicciola di agosto 2017 e quello politico culturale, che sta sovvertendo i valori delle democrazie mondiali, ha deciso di mettere on line tutte le sue opere. Sul sito www.operedigiuseppeferrandino.it sono state pubblicati tutti i suoi romanzi, le sceneggiature per fumetti, i saggi, accessibili gratuitamente a tutti. Così, mentre concittadini isolani, a Forio e a Ischia si dilaniavano su interessi molto terreni (per parafrasare il linguaggio bellico, non si tratta di missili terra-aria ma “terra terra”), mentre Francesco Del Deo si perpetua battendo di misura Stani verde ed Enzo Ferrandino ( in barba a Salvini) si faceva soccorrere, in mare aperto ed agitato, da navicelle “ non governative”, aspiranti governative, mentre succedeva tutto questo, Giuseppe Ferrandino, in ciò distinguendosi dai Ferrandino in guerra, si poneva il problema serio del rapporto cultura-politica nonché il rapporto cultura-mondo editoriale ( legato alla politica). Registro innanzi tutto il bisogno di Giuseppe  Ferrandino di “essere letto”. Egli avverte la crescente difficoltà, in questa società votata all’epidermide, che qualcuno voglia invece entrare nella “carne viva” della sua opera. Ciò è ancora  più importante che vendere libri per vivere .E’ un po’ il destino di tutti quelli che scrivono. Anche di di un modesti opinionisti di un giornale locale.

Giorni fa è apparso sul Sole 24 ore un’intervista dell’ebraista italiano Giulio Busi allo scrittore israeliano Amos Oz, secondo il quale è vera l’affermazione di Kant: “ Da un legno storto, come quello di cui l’uomo è fatto, non può uscire nulla di interamente dritto”. Poi Oz cita Isaiah Berlin ,che completa il pensiero kantiano affermando che “ dovere morale” di uno scrittore è la “ curiosità” ovvero l’attenzione nel trattare la materia umana ( storta per natura) con la dovuta delicatezza, per non spezzarla. Anche la politica, anche quella locale dei vari Ferrandino è fatta da uomini con le proprie debolezze, le proprie ambizioni, le proprie vanità. Va studiata e giudicata con delicatezza, per non rompere i “ legni storti”. Questo dicono Amos Oz e Isaiah Berlin. Ma io ho anche altri autori, dai quali mi faccio illuminare il cammino. Tra questi, Albert Camus e Zigmunt Bauman. Lo scrittore e il sociologo s’incrociano nel loro pensiero. Scrive Bauman, in “44 lettere dal mondo liquido”: “ Camus si collocava a metà strada tra la miseria e il sole. La miseria gli ha impedito di credere che tutto andasse bene sotto il sole, e il sole gli ha insegnato che la storia non è tutto. Era pessimista riguardo alla storia umana ma ottimista nei confronti dell’uomo, che è l’unica creatura che rifiuta di essere ciò che è. L’uomo conosce tutta la tragicità e la miseria della sua condizione e purtuttavia si ribella e “ non ci sta”. Camus ha scritto anche il Mito di Sisifo e Uomo in rivolta; Sisifo contrapposto a Prometeo, la consapevolezza dell’assurdità e del peso del vivere e la ribellione per sé e per i propri simili. Mi ribello dunque esisto.

Ecco la soluzione all’attuale crisi, all’attuale frattura fra cultura e politica, tra società civile e governanti: consapevolezza dell’assurdo, abbinata alla forza della ribellione. Anche la ribellione di un modesto opinionista che aveva, la settimana scorsa, chiaramente indicato una divaricazione, per l’evoluzione della crisi amministrativa ischitana, tra i suoi desiderata ( Tutti dentro) e la probabile evoluzione – poi di fatto verificatasi – del “ cuci e scuci” con cambio pietruzze; la ribellione, la risposta di questo modesto osservatore, sta nella “ capacità critica”, nel paziente lavoro di analizzare e criticare il legno storto degli uomini al governo. Continueremo a farlo, secondo le raccomandazioni di Isaiah Berlin, stando attenti a non contribuire a far spezzare il legno. Col linguaggio giusto, secco, con la Eindeutigkeit ( non ambiguità), ma non volgare e non insultante. A Ischia assistiamo, in questo momento, all’innalzamento di un muro tra i due Ferrandino, ma non è più uno scontro tra la ribellione di un figlio politico che si sente oppresso da una tutela troppo ingombrante e il tentativo opposto di tarpare le ali all’allievo, Il rapporto si è trasformato, purtroppo, in scontro di odio. Era stato detto, nella campagna elettorale, che la coalizione di opposizione non avesse nessun comune denominatore se non l’odio verso Giosi. A cose fatte, possiamo dire che era soprattutto questo. Tutti quelli che “ odiavano” Giosi erano schierati nella coalizione di opposizione   ( non era tra questi, per esempio, De Siano). Alcuni di questi odiatori sono stati i veri protagonisti delle trattative per la risoluzione della crisi amministrativa, premiati con tornaconti, troppo familiari e troppo evidenti, per essere definiti “ riconoscimenti politici”. Dispiace che , in queste manovre, i padri abbiano mandato all’ammasso figli incolpevoli e di belle speranze. C’è da credere che, in queste circostanze, un tipo – che normalmente se la lega la dito – come Giosi, non rimanga “ silente e mazziato” e prepari delle contromosse. Enzo Ferrandino ha valutato male se si è illuso di aver eliminato, con un sol colpo, entrambe le figure ingombranti di Giosi e Domenico. Come si comporterà, invece, De Siano? Perché lui non ha le stesse preoccupazioni di Giosi ,che vede franare il terreno sotto i piedi del PD nazionale. Può ancora farsi forte di una coalizione nazionale di centro destra, complessivamente in continua ascesa. Ad Ischia, può ancora fare il Berlusconi locale ( inteso nell’accezione dell’intelligenza politica più che nell’aspetto ludico-etico). Può continuare a rappresentare l’equilibrio, la sana mediazione politica, il realismo non utopico ma nemmeno cinico. Ritornando alla scelta tra Enzo e Giosi, si salvi il Ferrandino che merita ( Giuseppe) e con lui si slavi qualunque uomo libero che abbia voglia di “ ribellarsi”. Si salvi qualunque cittadino di buona volontà che tenga presente le seguenti parole di Nietzsche: “ Meglio morire che odiare e temere; meglio morire due volte che farsi odiare e temere; questa sarà un giorno la legge fondamentale di ogni società organizzata”. La cultura vede meglio e prima della politica. Quando la politica si avvede degli errori, è quasi sempre troppo tardi!

Franco Borgogna

 

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