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MEZZOGIORNO ED EUROPA ,L’UNICA UTOPIA POSSIBILE

DI FRANCO BORGOGNA

A dimostrazione del fatto che esistono eccellenze nella società civile isolana, che stridono rispetto al banale quotidiano della vita politico amministrativa locale e del chiacchiericcio epidermico dei social, il prof. Raffaele Mirelli che, ormai da anni, conduce un Festival della Filosofia di tutto rispetto, questa volta ha azzeccato in pieno un tema che è “ al passo coi tempi”. Mentre l’Italia si sta avvitando in un percorso che, anziché avanti ci porterà – molto probabilmente – indietro, Mirelli ha proposto una riflessione e un approfondimento su un binomio che non si è ancora purtroppo saldato ma che, se riuscissimo veramente a saldare, risulterebbe vincente: focalizzare la politica italiana su uno sviluppo reale del Mezzogiorno ( non solo economico, ma anche culturale, sociale e civile, sferrando un attacco senza precedenti all’ignoranza, all’inclinazione verso la plebeizzazione e allo strapotere della criminalità camorristica ) proiettato però in un’Europa degli Stati ( diversi) ma Uniti ( e pluribus unum). Ma l’iniziativa di Mirelli suscita tutto il mio plauso anche per altri motivi. Innanzi tutto perché è riuscito a coinvolgere, nell’iniziativa, il Comune di Napoli, nell’ambito del Maggio dei monumenti; un Comune in grande spolvero turistico, ma che si dibatte ancora tra mille contraddizioni derivanti da una conduzione politico amministrativa niente affatto aliena dal vetero populismo meridionalista e dal sapore plebeo, come di fatto stanno facendo sia il Sindaco De Magistris, sia il Governatore campano De Luca: populista di sinistra il primo, populista di destra il secondo ( a prescindere dal partito in cui milita). E se volete, nella realtà della metropoli partenopea, c’è un terzo personaggio sui generis che ben si affianca ai due, il Presidente del Napoli calcio, Aurelio De Laurentis. Tutti e tre egotisti populisti, che ritengono di essere continuamente circondati da incompetenti ( da qui il tourbillon di assessori per Luigi De Magistris, la derisione dei “ personaggetti” da parte di Vincenzo De Luca e il defenestramento di un allenatore serio ed innovativo come Sarri). Personaggi come i tre suddetti, apparenti paladini del popolo partenopeo, sono, in realtà, quanto di più lontano possa immaginarsi per un reale riscatto del Mezzogiorno, che non ha bisogno di volgari litigi e atto d’imperio, ma di coesione, di amore per le specificità del Sud, inseriti però in un contesto europeo.

Non è certo la filosofia di Vincenzo De Luca quella giusta che l’Associazione Insophia vuole richiamare ed esaltare. Nel contempo, sono particolarmente contento del coinvolgimento del Comune di Barano, di cui alcuni Sindaci del passato hanno deriso tutti quelli che nell’isola si dedicavano al pensiero, agli ideali, alla programmazione, alle semplici idee. Derisione fatta nel nome “ dell’azione”, dei fatti, ritenuti superiori ad ogni chiacchiera. Credo che sia venuta l’ora che anche gli amministratori di Barano comprendano che per “ costruire” azioni e fatti amministrativi è essenziale “ pensare”, progettare, analizzare e sintetizzare. Da ultimo registriamo una terza presenza significativa negli incontri filosofici: Giuseppe Di Meglio e la Fonte delle Ninfe di Nitrodi. Qui non c’è sorpresa né alcuna contraddizione, almeno per me che conosco Di Meglio e so anche della volontà di incrementare la presenza della società che gestisce Nitrodi nelle iniziative culturali, nella consapevolezza che la storia dei luoghi, il termalismo e la cultura sono componenti essenziali ed inscindibili per il progresso dell’isola. Il programma di filosofia, partito con la presentazione ufficiale, mercoledì scorso, presso la Sala consiliare del Comune di Barano e proseguito con il primo incontro di ieri, su Bertrando Spaventa, con relazione di Nicola Capone dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici, prevede altri appuntamenti, l’8 giugno, sempre al Municipio di Barano sui filosofi e giuristi napoletani del 700, da Giannone a Filangieri, a cura di Sonia Scoagnamiglio, dell’Università Partenope di Napoli; il 15 giugno, presso Nitrodi, si parlerà della filosofia “ glocal “ di Giambattista Vico, cultore del pensiero e della storia napoletana ma con un ampio sguardo verso il cosmopolitismo ( oggi si direbbe “ globalizzazione”).E qui doppio plauso a Raffele Mirelli che, in questo modo, va a riempire un vuoto lasciato – come al solito – dai disattenti amministratori pubblici locali. Proprio il 23 giugno prossimo ricorreranno i 350 anni dalla nascita del grande pensatore, che ha collegamenti importanti con Ischia, dal momento che per molti anni fu invitato dal Vescovo d’Ischia, Girolamo Rocca, a far da precettore ai suoi nipoti e seguiva il Vescovo nel suo peregrinare da Ischia a Vatolla e a Portici. Il 29 giugno prossimo infine, sempre a Nitrodi,, si parlerà di filosofia del Vesuvio, tra Filangieri e Leopardi, con l’aggiunta di una pièce teatrale e, infine, il 30 giugno si chiuderà con Benedetto Croce, grande filosofo della Politica, anche qui con l’aggiunta di un concerto di musica classica.

Al salone del Libro di Torino, giorni fa, illustri autori si sono soffermati sul senso e sull’attualità dell’Europa, che aveva acceso gli animi all’atto della costituzione, per poi precipitare nel pessimismo determinato della crisi economica più grave registratasi dopo quella del 1929. Ma ora che stiamo vedendo la luce fuori dal tunnel e che si può tornare a sperare, un’importante scrittore spagnolo, Javier Cercas, ha detto, nella sua relazione, al salone di Torino: “ Come il mio amico Erri De Luca, sono un europeista estremista . Questo significa che, per me, l’Europa unita è l’unica utopia politica ragionevole che noi europei abbiamo coniato, Di utopie politiche atroci – paradisi teorici trasformati in inferni pratici – ne abbiamo inventato a mansalva; di utopie politiche ragionevoli, che io sappia, soltanto questa: l’utopia di un’Europa unita”. Quando finirà l’ubriacatura del popolo italiano per l’inedita coalizione governativa gialloverde ( manco fossero il Brasile della politica!) allora forse abbandoneremo l’angusto pensiero “ prima gli italiani” ( noi, da decenni, avremmo dovuto opporre “ prima i meridionali”), quando ciò accadrà, riprenderemo a tessere la tela per l’utopia degli Stati Uniti d’Europa, di un’Europa che sostenga e supporti le Regioni strutturalmente deboli, come il Mezzogiorno d’Italia, senza il bisogno di ricorso a redditi assistenziali e non corrispondenti a lavoro effettivo, ma contribuendo ad eliminare le ragioni storiche dell’arretratezza, a partire dalla scarsa istruzione e dalla insufficiente ricerca scientifica. E per far questo non c’è bisogno di un ministro dell’Economia, come Paolo Savona, di 82 anni che, dopo aver partecipato all’establishement che ha contribuito a costruire l’Europa ( in Banca d’Italia, dalla cattedra universitaria e al Governo) un bel giorno ( come il pediatra Benjamin Spock che, dopo aver impartito lezioni al mondo su come educare i figli in pieno permissivismo,un bel giorno ritrattò tutto, affermando di non aver capito niente in precedenza) ha deciso di cambiare idea anche lui e vorrebbe uscire dall’euro e dall’Europa.

 

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