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I migranti? Ricordiamo la storia (anche recente) di noi isolani

DI LUIGI DI VAIA

Una cosa è certa: l’argomento legato al fenomeno dei migranti è tornato di moda e di stretta attualità ma c’è un aspetto che dovrebbe far riflettere e sul quale oggi vorrei soffermare la mia attenzione: non è che negli ultimi tempi si sia registrato un incremento del numero di arrivi sulle nostre coste o nel nostro paese, anzi semmai è vero il contrario. Insomma, appare chiaro come qualche rappresentante politico e leader di partito attualmente al governo tenda a farsi un po’ di propaganda elettorale sulla pelle di questa povera gente e facendo leva su preoccupanti sentimenti da parte dei nostri connazionali. Il tutto in maniera confusionaria, perché qui abbiamo a che fare con governanti che sulla questione, sia detto per inciso, non hanno nemmeno le idee chiare. Siamo palesemente davanti a derive populiste dal sapore espressamente di stampo fascista che hanno riportato l’argomento al centro del dibattito in maniera se vogliamo inaspettata: perché appare evidente che i problemi dell’Italia siano ben altri e penso alle questioni di natura economica.

La campagna elettorale è terminata, i primi cento giorni sono trascorsi, ma siamo ancora tutti qui ad attendere, curiosi, come si vorranno affrontare una serie di punti che facevano parte di un programma elettorale pieno zeppo di promesse e forse per questo capace di fare breccia nel cuore degli elettori. E non mi riferisco certamente solo a reddito di cittadinanza e flat tax ma anche a politiche del lavoro in grado di risollevare le sorti del nostro paese anche avendo il coraggio di sfidare con forza e tenacia l’Europa su una serie di vincoli che ci vengono inopinatamente imposti.

Guardando in casa nostra, poi, credo che qui ad Ischia siamo chiamati ad una riflessione profonda sul tema oggetto di discussione. La storia di questa meravigliosa terra insegna che noi isolani, per primi, siamo un popolo di migranti e questo viene anche ampiamente documentato nella splendida manifestazione “Pe terre assaje luntane”, che purtroppo quest’anno non si è svolta.  Ecco, chi ha avuto modo di seguirla sa benissimo in che modo e con quale dirompenza questo fenomeno si è consumato nel corso dei decenni, al punto che dell’emigrazione gli ischitani sono stati a lungo attori protagonisti. Questo perché un’economia basata esclusivamente sull’attività contadina e quella legata alla pesca col tempo non bastò a garantire la sussistenza della nostra comunità, costretta giocoforza a cercare fortuna altrove. E non è un caso che ancora oggi, in diverse parti del mondo, esistano vere e proprie “colonie” di isolani rimasti legati alla loro terra di origine. E per chiudere, un altro spunto di riflessione: quanti nostri concittadini trascorrono sei mesi sull’isola e gli altri sei lavorando all’estero? Ebbene, noi non siamo ritenuti soggetti che vanno a rubare il lavoro ma figure che invece mettono al servizio la loro professionalità in termini di accoglienza, di conoscenze in materia turistica: insomma, andiamo ad integrare un sistema lavoro e lo facciamo senza che questo crei alcun problema. Prima di chiudere, mi sia consentita l’ultima chiosa. Qualcuno potrebbe obiettare che non è soltanto l’Italia a respingere i migranti. Bene, ma questo non significa certo che il nostro comportamento è quello corretto. La politica populistica di destra, purtroppo, è un vento che adesso spira in tanti paesi europei. Io spero ancora non per molto.

* VICESINDACO D’ISCHIA

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